Il personaggio

Meloni frena i nostalgici: "Sarò implacabile, vi caccio". Sfida a Salvini sulle comunali

Voglia di Palazzo Chigi: dal 29 aprile al 1 Maggio l'evento programmatico

Simone Canettieri

La leader di Fratelli d'Italia riunisce la direzione: "Per arrivare al governo, dobbiamo essere perfetti". Nodo comunali: a Verona, Palermo e alle regionali in Sicilia il partito è pronto a correre da solo

Tutti in riga: “Sono implacabile con me stessa e lo sarò anche con voi. Dobbiamo essere perfetti, a partire dai profili Facebook”. Giorgia Meloni non intende più tollerare sui social network post nostalgici che invocano a  una fascisteria d’accatto. Altrimenti? Caccia tutti. La “capa” di Fratelli d’Italia riunisce la direzione nazionale del partito e prova l’assalto al cielo. Dal 29 aprile al 1° maggio lancerà il programma di governo.   In vista delle amministrative, avvisa Salvini e Berlusconi: “Possiamo andare da soli”. 

Nella sala dei gruppi della Camera sfilano i parlamentari di Fratelli d’Italia, i consiglieri e coordinatori regionali. Ci sono anche gli europarlamentari come “Sofò”, alla francese. E’ chiamato così Vincenzo Sofo,   strappato alla Lega e in tenera unione con Marion Le Pen. Passa il collega Raffaele Fitto, testa meloniana a Strasburgo,  e a mano a mano  passano tutti. L’armata di Giorgia. Ecco Adolfo Urso, presidente del Copasir, con Isabella Rauti, senatrice figlia d’arte ed ex moglie di Gianni Alemanno. Dal taxi scende Ignazio La Russa, colonnello di FdI. Ne ha appena dette quattro a Goffredo Bettini. Il “pensatore” del Pd ha dichiarato al Foglio che Meloni è un’illiberale da emarginare: “Medaglie al valore”, per La Russa. “Se cresciamo è la democrazia, cari compagni”, è stata la risposta di Meloni al Bettini errante. La leader di Fratelli d’Italia nella sua introduzione (45 minuti) non   cita Salvini né Berlusconi. Se non per ricostruire il  pasticciaccio brutto del Quirinale: “Uniti avremmo frantumato il campo avversario”.

 

E sull’affaire Elisabetta Belloni, madame 007, Meloni si  concede un’amara battuta: “Abbiamo bruciato un nome molto autorevole per vedere chi era il kingmaker più fico”.  Il problema è tutto all’interno del centrodestra. Con Salvini e Berlusconi, al momento, i rapporti sono quelli che sono: inesistenti, o quasi. Ma Giorgia Meloni è pronta a ballare da sola perché “senza di noi non si vince”. Al di là degli slogan, ci sarà da ridere alle prossime amministrative. Meloni dice   chiaro e tondo     che vanno scelti i candidati migliori, che sono quelli di Fratelli d’Italia, e che non ci sono automatismi sugli uscenti di Lega e Forza Italia visto che gli alleati stanno facendo altrettanto i diavoli a quattro. Il riferimento è alla Sicilia con FdI che spinge per il bis di Nello Musumeci, nonostante i piani diversi di Salvini e Micciché. Discorso che si può ampliare anche a Verona con Federico Sboarina, diventato “un Fratello” e dunque adesso mal  digerito dalla Liga e da Salvini. Situazione esplosiva anche a Palermo, dove in campo c’è la meloniana Carolina Varchi. La linea di FdI è di accaparrarsi più bandierine possibili nei capoluoghi chiamati al voto (prima che iniziasse la direzione è scattato in sala un coro “Rotelliiii sindacoooo”, in onore di Mauro Rotelli, deputato e responsabile comunicazione del partito, che Giorgia vorrebbe sindaco a Viterbo). 

FdI è l’unica forza che cresce nel centrodestra: la direzione è stata una sala pesi. Un evento per culturisti.  Tutti a mostrare i muscoli: basta essere subalterni, è finita l’epoca del “permesso, ci saremmo anche noi”. Il mazzo sembra essere nelle mani di Meloni. “Serve coraggio, coerenza, compattezza e una sana  dose di lucida follia”, dice la leader davanti a una direzione che l’applaude, la invoca e crede nel miraggio chiamato governo. Intanto, a poche centinaia di metri sta per iniziare la conferenza stampa di Mario Draghi, a capo di un governo con Pd, M5s, Lega e Forza Italia. Ecco Meloni: “I nostri elettori non capiscono chi insegue la sinistra. E soprattutto servono regole d’ingaggio per il futuro, a partire dal no al proporzionale”. Dagli alleati nessuno risponde, però.                   

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.