Il caso

Quirinale, Conte teme i franchi tiratori. Appello al M5s: restiamo uniti

Caos fra i pentastellati, c'è chi invoca l'intervento di Beppe Grillo. E Di Maio decide di non far intervenire i suoi

Simone Canettieri

Assemblea congiunta dei grillini, l'ex premier promette che non ci saranno fughe in avanti: tutti saranno informati. E si fa dare mandato per trattare: "Parlo con Salvini"

Fa appello all’unità, Giuseppe Conte. L’assemblea congiunta di deputati e senatori del M5s non traccia una rotta verso il Quirinale, ma serve all’ex premier per cercare di tenere tutto unito. Impresa ardua. Da questa grande assemblea di condominio alla fine esce fuori un coro polifonico. La voglia di Mattarella bis viene ribadita dai senatori, il no al Cav. un po’ da tutti, Danilo Toninelli  torna a chiedere le quirinarie sul web, ma per rieleggere il capo dello stato. Espediente già lanciato dagli ex grillini che addirittura hanno una rosa di tredici nomi (da Agamben a Zagrebelsky). I big del M5s pesano i silenzi. Luigi Di Maio è in missione in Francia con gli omologhi europei. Ha contezza del momento complicato. Conte di fatto chiede la fiducia ai parlamentari per trattare.  

L’assemblea dei grillini deciderà di dare mandato a Conte per parlare con gli altri partiti, coadiuvato dai capigruppo di Camera e Senato. Davide Crippa, per esempio, che è il presidente dei deputati, inchioda Draghi a Palazzo Chigi: “Ci vorrebbero tre mesi per formare un nuovo governo: il paese non può permetterselo”.  
Tutto il mondo parlamentare che si rivede in Luigi Di Maio non interviene in assembla (aperta anche ai delegati regionali). L’ordine di scuderia è chiaro: buoni tutti. Da giorni il ministro degli Esteri ha dato ai suoi la consegna del silenzio, nell’attesa che sia Conte a tirare fuori il coniglio dal cilindro.

La situazione è davvero complicata, meglio non eccitare gli animi. I contiani ribadiscono il semaforo verde al capo: vai e tratta per tutti, facci sognare. 
L’ex premier conferma pubblicamente che si sta parlando con Matteo Salvini. E’ un interlocutore con il quale ha un filo diretto e abbastanza frequente. Studiano il piano B se il Cav. dovesse non farcela. E il Cav. lo sa di questa intesa quirinalizia fra il il leader della Lega e il capo dei grillini? Lo sa, ad esempio, che tra i molti punti lasciati in sospeso, da Conte, ce n’è uno che pare fermissimo, nel suo discorso all’assemblea degli eletti? Ed è questo: “Di certo per noi la candidatura di Berlusconi è e resta irricevibile”.
E  siamo dunque alle solite cose. Si decide di non decidere. 

L’avvocato del popolo si raccomanda con tutti: non fate nomi. “Non appena avremo degli aggiornamenti di rilievo, li condivideremo. Per il resto, su qualsiasi dubbio, confrontatevi coi capigruppo, non voglio che nessuno resti all’oscuro dei fatti”. 
E allo stesso tempo assicura che la l’intesa con il Pd e Leu è massima. Rapporto saldissimi. Da incorniciare, come la foto di Conte che dà il braccio a Goffredo Bettini alla camera ardente di David Sassoli in Campidoglio.
Si aspetta la direzione del Pd di sabato, chiamata pure questa a non fare i nomi, ma a delineare metodo e identikit del presidente della Repubblica. Tanti parlamentari di rito franceschiniano sono sempre più convinti che alla fine Mattarella si sacrificherà. E questa sarebbe la soluzione migliore per quasi tutti. A partire dalle truppe pentastellate. Nei corridoi della Camera c’è l’auspicio, ma forse anche la consapevole Conte in effetti non si sbilancia neppure sul capo dello stato uscente. Ma è un dato che, nel corso dell’assemblea, l’unico nome che viene proposto – lo fa per primo il senatore Primo Di Nicola, battitore libero e spesso polemico –  è quello di Mattarella. Ma è un auspicio, per ora, poco più di una diceria. Come l’altra, diffusa giorni fa da Virginia Raggi e rilanciata ora da Danilo Toninelli, di affidarsi al responso del web. Quirinarie per tutti!


Come a dire che la situazione è grave, insomma, ma non del tutto seria. Come spesso accade sotto il cielo del M5s. E come spesso accade, infatti, si attende che a far uscire il Movimento dal caos ci pensi Beppe Grillo. E’ lui, dice chi tiene i contatti con Genova, l’unico che potrebbe fare chiarezza fra le cose del M5s. In molti invocano un intervento del garante, tornato a parlare  di energia chiedendo al governo sulla tassonomia europea con una forte no all’uso gas fossile   e del nucleare. E dunque la situazione nel Movimento è così ingarbugliata che “solo Beppe può salvarci”, come confessano un po’ tutti i parlamentari.  La preoccupazione di Conte è chiara: non finire sotto i colpi del fuoco amico, non farsi uccellare dai suoi. Ecco perché  tronca e sopisce qualsiasi polemica, accarezza metaforicamente tutti gli onorevoli: “Nessuna rimarrà indietro o peggio ancora all’oscuro, c’è una cabina di regia apposita”.
Ma finché l’ex premier non fa la prima mossa, neppure Di Maio azzarda un’iniziativa. E in questo stallo inconcludente si consuma di fatto un’altra giornata di passione vuota nel M5s, alla vigilia del vertice del centrodestra a casa di Berlusconi. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.