Il racconto

L'editto di Conte si abbatte sui libri dei big M5s e sui peones: "Ridacci la Rai"

La disfatta sulle nomine dei tg preoccupa anche il Pd: "C'è poca politica nel Movimento". E nel mirino finisce il contiano Turco addetto alle trattative con Palazzo Chigi

Simone Canettieri

Da Lucia Azzolina a Vincenzo Spadafora tutti si lamentano della linea del capo grillino contro viale Mazzini. Anche i parlamentari semplici si lamentano: "È stato un errore"

La più infuriata è Lucia Azzolina. La osservano sfogarsi con il vicepresidente del M5s Riccardo Ricciardi: “Ma come non posso più andare in Rai? Io ho il mio libro in uscita: come faccio? Mi fate un danno!”. Anche l’ex ministra dell’Istruzione  ha partorito un’opera prima (lo fanno ormai tutti i grillini che contano:  è una sorta di Tfr, oltre che un testamento morale). Il più contento è Danilo Toninelli: con la solita lungimiranza da un po’ ha lanciato sui social uno strepitoso “tg contro le fake news”. Non sono passate 24 ore dalla reazione di Conte alle nomine Rai, che i pentastellati  iniziano a morire di fama. E a contestare questo Aventino. “Sto decidendo cosa fare”, sorride Vincenzo Spadafora, anche lui fresco di opera, per giunta molto intimista. Perfetta per gli approfondimenti di Mamma Rai.

M5s, sulla Rai parte la rivolta contro Conte

Il ministro Luigi Di Maio ieri sera era a Pescara – ovviamente per presentare la sua biografia – e alla fine non si è sottratto alle telecamere del servizio pubblico. Questa storia del divieto contiano nel cortile della Camera è bollata come “demenziale” dai tre quarti dei deputati M5s. Oppure come una “casalinata”. Nel senso di Rocco Casalino, il portavoce dell’ex premier e grande esperto di televisione. Ma durerà? “Per ora non mi ribello, eseguo gli ordini!”, spiega con un sorriso che la dice lunga Anna Macina, sottosegretario alla Giustizia. Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede parlottano preoccupati.

  

Davide Crippa, che è il capogruppo alla Camera, l’altra sera mentre Conte annunciava “mai più in Rai” scuoteva la testa. Adesso ha la fila di parlamentari pronti a lamentarsi. Nardo Marino è un deputato sardo: faceva il giornalista a Teleregione (poi chiusa) e il corrispondente per un’agenzia di stampa dall’isola. “Per me è  un errore: questo atteggiamento ci nuoce e basta”. Non si parla d’altro. E tira aria di scanzonata rivolta. “Volevamo i partiti fuori dalla Rai, siamo finiti solo noi fuori dalla Rai”. Ma quanto durerà questa incredibile fatwa contro Viale Mazzini? “Poco, voglio sperare per loro. Il problema del M5s è che non ha mai saputo trattare in Rai”, dice Emilio Carelli, ora a Coraggio Italia, candidato nel 2018 dai grillini proprio in virtù della sua brillante carriera di giornalista televisivo.

  

La disfatta del M5s ha visto, in controluce, l’esplosione di un protagonista assoluto: si chiama Mario Turco, ha 53 anni. Con il Conte II fece il sottosegretario a Palazzo Chigi, adesso è uno dei cinque vicepresidente del partito, fino a tre anni fa si divideva fra lo studio da commercialista e l’università di Taranto dove insegnava economia aziendale. “Potevamo vincere la guerra?”, si chiedono   i parlamentari grillini in crisi d’astinenza da gelato pubblico (nel senso del microfono). Per il Pd, che alla fine ha mantenuto la sua bella quota di tg, Enrico Letta da settimane aveva messo in campo Marco Meloni, da sempre ombra pensante del segretario. Uomo esperto di manovra e con il giusto pelo sullo stomaco per mettersi seduto al suk che si apre ogni volta fra Viale Mazzini e Palazzo Chigi. “E noi avevamo Turco, capisce?”, spiegano sconsolati questi  parlamentari  abituati, di tanto in tanto, a telefonare a casa con il fiatone: “Mamma, accendi la tv fra poco ci sono io!”. Certo, le trattative parallele, come si sa, le ha condotte in asse con Palazzo Chigi Luigi Di Maio. Che smentisce ogni addebito e si titilla l’ego con una frase di questo genere: “Mi credono tutti più importante di quanto sono: le veline fanno male”. Fermi tutti: alle 13 scoppia il caso. Il Tg2 manda in onda una dichiarazione di Turco, sì l’uomo delle trattative. Le truppe mormorano inferocite: “Allora vogliamo anche noi la deroga!”.

Come funzionerà davvero il divieto di andare in Rai?  

In verità si tratta di una perfida genialata del riconfermato direttore Gennaro Sangiuliano: ha rimandato in onda le parole del senatore pronunciate però domenica scorsa. Aec (ante editto contiano). Ma come funziona di preciso questa automuseruola? Allora se c’è una conferenza stampa e si presenta la Rai nessuno la caccerà via, ma per il momento sono proibiti gli “a margine solitari” ideali per i panini dei tg. “Scusi, si presenti: lavora per la Rai? Se la risposta è sì, si allontani subito o chiamo i commessi”, chiede divertito al cronista Angelo Tofalo, ex sottosegretario della Difesa. Tutto abbastanza surreale. Anche perché, nel 2021, per aggirare questo divieto basterà che un parlamentare faccia una bella diretta sui social per essere poi ripreso dalle televisioni pubbliche e private. Ma questa storia ha contorni anche più complessi: se ci fosse una calamità naturale e il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli si precipitasse sul posto cosa farebbe davanti al microfono della tv di stato? O se Di Maio volasse all’estero per una missione davanti all’unico corrispondente sul posto come dovrebbe comportarsi? Dal Pd sono preoccupati: ritengono che questa vicenda “sia la prova della mancanza di politica nel M5s”. Dove sono in molti a dire, a telecamere spente ovvio, che Conte di questo passo “dura poco come leader”. Ieri sera l’ex premier è andato a La7 per  tenere la linea sulla Rai. Dicono che l’altro giorno volesse uscire della maggioranza, come gli chiede Alessandro Di Battista (l’ultima volta da Bianca Berlinguer su Rai 3).

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.