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Buone ragioni per vendere la Cavallerizza di Torino

Redazione

Un progetto pubblico-privato può salvare un bene dal benecomunismo

Il benecomunismo furibondo è un male che galleggia ovunque nel (bel) paese, una cangiante chiazza d’olio che si addensa qua e là, al variare delle “emergenze” e dei presunti attacchi al patrimonio, anche se fortunatamente tende a addensarsi attorno alle solite firme e a ristretti ininfluenti circoli della sinistra intellò. Altra caratteristica: di solito la mosca cocchiera è Tomaso Montanari. Qualche settimana fa aveva lanciato un allarme degno dell’incendio di Nerone a  proposito della (probabile) vendita del Casino dell’Aurora a Roma – bene privato che passerebbe ad altro privato alle identiche condizioni di conservazione e accessibilità garantite oggi dallo stato.

 

Ieri l’indignazione era per l’asta pubblica che lo scorso ottobre ha assegnato all’Università di Torino e alla Compagnia di San Paolo la Cavallerizza Reale, complesso storico adiacente al Palazzo reale di Torino e al rettorato dell’ateneo, bene dell’umanità dell’Unesco ma alquanto in disarmo. Un’offerta da 11 milioni e 305 mila euro per un progetto da definirsi, ma che ovviamente non prevede la demolizione in favore di un autosilo o la trasformazione in hotel per mafiosi internazionali. Compagnia di San Paolo metterà risorse per un progetto che sarà in gran parte a beneficio pubblico e dell’università (statale).

 

Eppure, il club dei firmatari di appelli chiede al ministro Franceschini di esercitare il diritto di prelazione e rendere la Cavallerizza “bene indisponibile”. Perché? Con che soldi e con quale beneficio? Vanno ricordate alcune cose. La Cavallerizza, proprietà del Comune, è in stato di abbandono; nel 2014 aveva subìto un incendio doloso, nel 2019 un altro. Nel 2010 Piero Fassino aveva promosso un piano di riqualificazione, solo che la Cavallerizza era stata nel frattempo occupata da un gruppo di “artisti” per impedirne la (inesistente) “vendita a privati”, esattamente come oggi non è previsto uno snaturamento della funzione d’uso. Un intervento pubblico-privato può salvare un patrimonio che l’ideologia benecomunista ha ridotto in rovina.

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