Il personaggio

"Giuseppe a volte deve sbroccare". E Conte prova a diventare più aggressivo

Simone Canettieri

La nuova strategia comunicativa del capo del M5s: meno paludato e più pungente specie in tv. E' il tentativo dell'ex premier per non farsi risucchiare dalle sabbie mobili grilline

“Ogni tanto deve sbroccare”. Prego? “Sì, anche Giuseppe, specie quando va in tv, deve iniziare a essere più aggressivo”. Sarà dunque un Conte di fuoco, non più felpato e rassicurante, quello che vedremo nelle prossime settimane? I fedelissimi dell’ex premier assicurano  che il cambio di strategia comunicativa è partito. Il capo del M5s deve scrollarsi di dosso una serie di fantasmi che non gli danno tregua: l’uscita da Palazzo Chigi per mano di Matteo Renzi, i giudizi impietosi di Beppe Grillo, i giochi di interdizione di Luigi Di Maio, i malumori delle truppe che dimostra di non saper tenere. Sicché, “a volte se fa un po’ il pazzo e alza i toni fa bene”, racconta chi ha partecipato alle riunioni ristrette dell’Avvocato del popolo. Conte infatti rischia di essere uno dei rarissimi casi di quasi leader mai nato. La proverbiale lentezza nei passaggi politici, come dimostrato in questi mesi di limbo, potrebbe logorarlo. Diversi parlamentari grillini, categoria che vive di cattivi umori e recriminazioni, tratteggiano un futuro a tinte fosche per Conte. L’appuntamento con l’elezione del capo dello stato assume contorni da big bang per il Movimento, la prima forza del Parlamento, che al momento brancola nel buio.  Nel Transatlantico riaperto si possono incontrare colonnelli di Forza Italia pronti a dire che la mano de dios per far salire il Cav. al Colle potrebbe arrivare, nel segreto dell’urna, proprio da truppe di pentastellati. Giocherebbero un tiro mancino al leader:  votare Berlusconi. Per dispetto, per sfregio. Per dimostrare che la parabola del nuovo presidente grillino è   arrivata ai titoli di coda. Fantapolitica? Da Forza Italia ridono e accarezzano il sogno proibito, convinti che anche dal Pd potrebbero arrivare aiuti insperati, sempre nella logica della ripicca nei confronti di Letta. 
   

Questi cattivi pensieri avvolgono la mente di Conte che per il rebus Colle vorrebbe lanciare un grande appello a tutte le forze per trovare una soluzione di altissimo profilo. Discorso che varrebbe anche per Palazzo Chigi qualora Mario Draghi dovesse traslocare al Quirinale. “E’ il momento della responsabilità per tutti i partiti”, riflette Conte.  L’ex premier è costretto in questa fase a muoversi. Letta lo osserva con pazienza, e lo aspetta. Al segretario del Pd serve che il M5s si strutturi per dare forza  alla coalizione, al nuovo Ulivo. Al Nazareno guardano le contorsioni grilline e le bollano con una battuta: “E’ l’unico caso di un partito che non è ancora un partito, ma che è già animato dalle correnti”.


Ecco, la difficoltà di Conte è proprio questa: riempire una scatola che è ancora vuota. Il caso della nuova sede a due passi del Parlamento è abbastanza emblematico: i mobili non sono ancora arrivati. Gli uffici sono vuoti. L’affitto (13 mila euro al mese) corre. L’altra sera, durante l’assemblea congiunta,  l’ex premier ha annunciato che d’ora in poi starà una volta a settimana a disposizione dei parlamentari ricevendoli alla Camera e al Senato. Per conoscerli e ascoltarli. Uno sportello d’ascolto che ha lasciato un po’ tutti interdetti: “E allora cosa la paghiamo a fare la sede?”.  Sempre in assemblea il nuovo Conte, versione Kombat, davanti alle critiche sparse di deputati e senatori è stato quasi sprezzante: “Il Movimento non deve essere rappresentato come un insieme di malpancisti e attaccati alla poltrona, spaventati. Vi chiedo uno scatto di orgoglio e di dignità e di abbracciare e sostenere il nuovo corso. Ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi”.  Ora toccherà alle nomine (per il vicepresidente Mario Turco, turbocontiano, si parla della delega alla scuola di formazione). E poi ci sarà da risolvere la questione del capogruppo alla Camera (si fa  largo l’ipotesi della candidatura di Angelo Tofalo, ex sottosegretario). Una serie di incastri che dovranno portare il Movimento alla corsa per il Colle, al via a gennaio. Il match della vita per il Conte-leader. Che ora sembra intenzionato a cambiare pelle. Tirando fuori gli artigli.   

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.