La legge di Bilancio

Draghi e la manovra anti populista: "Non temo lo sciopero generale"

Carmelo Caruso

La manovra passa all'unanimità, scontro su Rdc fra Lega e M5s. Quota 102, rifinanziamento del reddito di cittadinanza con oltre un miliardo. Slitta il ddl Concorrenza. Il premier: "Va fatta bene"

E’ finita. E’ cominciata. Adesso si può scrivere che qualcosa di importante si è concluso e aggiungere: “C’è ancora tanto da iniziare”. Una legge di Bilancio da 30 miliardi, composta da 94 pagine, 185 articoli. Ma come si fa a leggere tutto? Ieri, negli uffici dei ministeri e nelle redazioni, c’era chi si contendeva la bozza della manovra (“c’è ! c’è!”) prima ancora che Mario Draghi la sottoponesse in Cdm e ne chiedesse il voto per approvarla. L’ha ottenuto. L’ha ottenuto all’unanimità e con applauso finale. Ma quanto tempo? Dalle 15.30 alle 19 nessuno sapeva cosa stesse accadendo a Palazzo Chigi. I portavoce dei ministri venivano inondati di messaggi. Era invece solo l’ultima delle “notti bianche”, il saldo di questa logomachia, questa disputa che è durata quasi due settimane, la contesa sulla Quota 102 (ma per un anno), il Rdc, il cashback, il superbonus… Potete ora immaginare quanto fosse atteso l’arrivo di Mario Draghi in conferenza stampa? E’ arrivato accompagnato da Daniele Franco, l’aritmetico Franco, da Andrea Orlando, il ministro capomastro, e ha esordito con il suo tenace concetto: “E’ una legge di Bilancio espansiva in coerenza con il Pnrr. Tagliamo le tasse, stimoliamo gli investimenti, la crescita. La crescita è la nostra bussola”. Non ha salutato i sindacati ma anzi ha anticipato: “Si torna al contributivo ma sulle pensioni il governo rimane disponibile al confronto con le parti sociali. Le cose si possono aggiustare. Non mi aspetto lo sciopero generale”.

 

Il premier utilizzava infatti la parola “notevole”. Il lavoro di Franco e Orlando ? “Notevole e li ringraziamo”. Ed era “notevole” lo stanziamento del Rdc che aumentava di un miliardo di euro. Notevoli erano i 12 miliardi per ridurre la pressione fiscale. E precisava che i miliardi erano 12 e non 8 come si pensava. Era invece “ambizioso” il piano di riforma sugli ammortizzatori sociali e che il principio rimane quello dell’universalismo. Franco lo chiamava “il pacchetto” e si vedeva che elencando tutte le cifre dei rifinanziamenti si ritrovava dove tutti gli altri si perdevano. Il ministro aritmetico raccontava di incentivi per ricerca e sviluppo prorogati e ancora di fondi per “montagna, transizione ecologica, sanità”. Si aumentava anche l’indennità per i sindaci anche “se gradualmente”. Era sicuramente una bella notizia. La bella notizia. Cosa non c’era in questo “paese che cresce”? E’ rimasto fuori dal Cdm di ieri il ddl Concorrenza, ed è rimasto fuori perché ci sono ancora pizzicotti tra i partiti. Quanto è ingiuriata la parola “concorrenza”? Ci sarà da chiarire, e presto, già dalla prossima settimana, l’impatto della nuova misura sul settore farmaceutico, servirà un coordinamento tra il ministro Giancarlo Giorgetti (che ieri il Financial Times ha incoronato con l’aggettivo “determinante”) e i ministri della Sanità e dell’Agricoltura. Ovviamente, come sempre accade, anche ieri si sono raccolti i mozziconi di quanto avvenuto in consiglio.

 

Gli esperti “mozziconisti” registravano che sul Superbonus ristrutturazioni, M5s e Lega abbiano fatto fronte comune. Altri “mozziconisti”, ma forse meno bravi, o forse di più, hanno registrato che sul Rdc e sul “Decalage”, M5s e Lega abbiano invece litigato. La Lega lo chiedeva dopo sei mesi dalla mancata risposta mentre il M5s solo dopo il primo rifiuto ufficiale e certificato. Si sono battuti i ministri Patuanelli e D’Incà anche se Giuseppe Conte, di sera, si imbucava con i messaggi di Rocco Casalino per prendersi un pezzo della vittoria. Chi vince non ha mai bisogno di farlo sapere. Il Pd, Orlando, era sorridente perché la sua  Ape sociale, l’opzione donna, è stata accettata. Alla domanda, “si aspetta uno sciopero generale da parte dei sindacati?”, Draghi poi rispondeva: “Non me lo aspetto”. Medierà ancora. Non è stanco. L’ultima battuta su un’ipotetica staffetta con Daniele Franco a  Chigi. Presidente lo vede bene al suo posto? E a un cronista malandrino alla fine risponde così, sorridendo: “Deciderà...”. Poi si interrompe e se ne va.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.