l'intervista

Bassetti, il virologo che non piace (più) alle destre: "Sono rimasto solo"

Annalisa Chirico

Il medico e l’ambiguità di Salvini e Meloni sui vaccini: “La pagheranno in termini di voti”

“Non ho ricevuto alcun messaggio da Matteo Salvini, mi ha fatto male”, il professor Matteo Bassetti ha il tono affranto, la battaglia a favore della campagna vaccinale si è trasformata in guerriglia, minacce e atti di violenza sull’uscio di casa. Il direttore dell’Unità clinica Malattie infettive dell’Ospedale S. Martino di Genova si sente sotto attacco, in un’inattesa solitudine. “A un certo punto ero l’idolo della destra, del resto le mie personali inclinazioni sono note. Poi vado in tv a dire alla gente di vaccinarsi e attorno a me si crea il vuoto, sono rimasto solo”.

 

Gli attacchi non hanno risparmiato neppure Salvini, vaccinato.

 “Nella Lega, come in Fratelli d’Italia, c’è un’ambiguità rischiosa. Ho molti amici che votano il centrodestra ma non si riconoscono nelle posizioni anti vacciniste, anzi sono in imbarazzo. Chi si candida a governare il paese non può dirsi un giorno pro vaccino e un giorno contro, la linea deve essere una, chiara e cristallina. Altrimenti si lascia una battaglia sacrosanta alla sinistra e si perdono un sacco di voti”.

 

Lei è deluso.

“Sono molto deluso. Se la destra è quella dell’antiscienza, sono ben contento di stare lontano dalla destra”. 

 

Pochi giorni or sono, lei è stato aggredito da un fanatico No vax a un passo dalla sua dimora privata e suo figlio Francesco, dodicenne, ha voluto lasciare l’abitazione.

“Prima ha trascorso una notte nel letto di mamma e papà, era traumatizzato. Poi, all’indomani, ci ha chiesto di andare via e adesso si trova in una località fuori Genova. Questa gente sarà pure una sparuta minoranza ma non possiamo considerarli personaggi folcloristici né ‘leoni da tastiera’. Sono delinquenti, criminali che agiscono come un’associazione a delinquere a scopo intimidatorio o terroristico. Serve una procura speciale, come per l’antimafia”.

 

Addirittura?

“Ho incontrato il procuratore capo di Genova: fin quando continueremo a perseguirli senza un coordinamento e una regia unica, questi criminali avranno la meglio. Stanotte ho ricevuto cinquanta telefonate da numeri anonimi, sparano frasi sconclusionate: rovesceremo il governo, costruiremo un nuovo stato senza le Big Pharma…”.

  

  

Secondo Giuliano Ferrara, all’origine del rigetto delle tecnologie mediche c’è il bisogno di antagonismo ideologico.

“Concordo. Ognuno è libero di fare quel che vuole, anche di non vaccinarsi accettando le conseguenze, ma anche i No vax dovrebbero rispettare il mio diritto di vaccinarmi”.

 

Senta, torniamo alla destra che non si occupa più di lei: ci sta male?

Ho una totale sintonia con Giovanni Toti, con Matteo Renzi, con Debora Serracchiani, per il resto una delusione totale. Avevo instaurato un buon rapporto con Salvini e sì, il suo silenzio mi ha fatto male. Il problema è che tanto nella Lega quanto in FdI ci sono delle frange che strizzano l’occhio ai No vax e scendono in piazza contro il governo di cui fanno parte, roba da matti”.

 

Magari la telefonata arriverà nei prossimi giorni, chi lo sa.

“Se arriverà mi farà piacere, ma oggi mi sento politicamente orfano. Su questo tema non possono esistere ambiguità, la destra ha commesso un errore enorme che pagherà alle urne. Il vaccino non è di destra o di sinistra: è uno strumento imperfetto, ma è l’unico a nostra disposizione per combattere il virus”.

 

Ci aspetta un autunno caldo quanto a contagi?

“Aspettiamoci la quarta ondata, vedremo di quale entità. Con un R0 pari a 8, la variante Delta somiglia più alla varicella che all’influenza: ogni persona infetta ne contagia altre otto. Avremo cluster enormi e le persone non vaccinate finiranno in ospedale”.

 

Terza dose: sì, no, quando?

“Toccherà ai fragili e agli anziani nei prossimi due mesi. Per il resto della popolazione, a partire dal 2022, dovremo progettare una vaccinazione individualizzata, non più di massa. Dunque non un approccio standardizzato, uguale per tutti, ma una soluzione diversa a seconda del numero di anticorpi, linfociti. Diversi studi israeliani dimostrano che l’immunità naturale, derivante da infezione, resta la più potente, in questi casi il richiamo potrebbe essere superfluo”.

 

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha accusato i sindacati di “fuggire dalla responsabilità” quanto all’applicazione estensiva del green pass.

“Sgombriamo il campo: il green pass, per quanto imperfetto, è l’unico strumento in grado di ridurre il rischio se non vogliamo di nuovo chiusure e lockdown. A chi propone tamponi per tutti, come ha detto Giorgia Meloni, domando: chi li paga? I datori di lavoro sono interessati a garantire luoghi sicuri, anche per scongiurare il ‘fermo macchina’ in caso di contagi e tamponi positivi”.

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