(foto Ansa)

Il partito del pil vuole il Draghi-Mattarella bis

Claudio Cerasa

La dorsale produttiva del nostro paese chiede la conferma del premier e del capo dello stato. Confindustria, Cisl, Confartigianato, Cna, Confapi, Coldiretti, Confagricoltura, Ance e altri. Un appello, con qualche idea

E’ la domanda politica dell’estate ed è la domanda che accompagnerà l’Italia da qui ai prossimi mesi, da qui alla fine del semestre bianco, da qui alla scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. E la domanda è questa ed è la stessa domanda che ieri si è posto sulle nostre pagine Lionel Barber, l’ex direttore del Financial Times: ma siamo sicuri che l’Italia, in una fase delicata come quella che il nostro paese attraverserà nei prossimi mesi, con un Pnrr da implementare, con un Recovery da difendere e con una mole mastodontica di fondi europei da mettere a terra, possa permettersi di rinunciare a quel tandem da sogno formato da Sergio Mattarella e Mario Draghi?

Provare a fare pronostici oggi su quello che sarà il futuro di Mario Draghi, giocando con i retroscena, con i non detti, con i pissi pissi, non è semplice e in fondo, al netto delle traiettorie dei partiti, la carriera dell’ex governatore della Bce ci ha insegnato che è molto raro che i traguardi di Draghi non corrispondano ai suoi obiettivi. Quello che può essere invece interessante approfondire su questo fronte riguarda un terreno diverso che ci spinge a ragionare su un tema parallelo: il partito del pil, quell’insieme di forze produttive che costituisce la dorsale industriale del nostro paese, tifa o no per il bis del tandem Mattarella-Draghi? E soprattutto, a sei mesi dalla scelta del prossimo inquilino del Quirinale, è disposto già oggi a spiegare perché? Abbiamo provato un po’ a indagare, ficcando il naso in quel mondo che rappresenta circa il 65 per cento del pil italiano, tra Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Cna e Agci, e qualcuno tra gli interessati ha risposto con gentilezza alla nostra domanda e ha scelto in modo creativo di mettere insieme un piccolo appello per invitare l’Italia a non disfarsi della sua magica coppia. 

Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria, già presidente dell’Unione industriali di Napoli, lo dice in modo chiaro: “Io penso che oggi la priorità è chiara a tutti: senza una rapida ripresa economica non è possibile parlare di sviluppo e di nuove opportunità di lavoro. Per attuarla, la strada è mettere a terra il Recovery plan e attuare le riforme collegate. Draghi a capo di un governo di larga coalizione sta dimostrando come, nel mondo, è possibile generare rinnovata fiducia nel nostro paese. A fianco di un uomo di altrettanta qualità come Mattarella, garante delle regole e delle istituzioni, viviamo sicuramente la contingenza migliore possibile che ci si poteva augurare. Quanto si può andare avanti? Questo dipende appunto dai dettami costituzionali, ma mantenere Draghi fino alla fine della legislatura sarebbe la migliore garanzia per mettere in rampa di lancio Recovery plan e riforma. Dopo ci si dovrà confrontare con le elezioni, e a questo punto l’offerta migliore dovranno proporcela gli schieramenti in campo. Per il presidente Mattarella, se è possibile un prolungamento o rinnovare per un altro mandato completo, vale lo stesso discorso: personalmente lo auspicherei certamente”. 

Il presidente di Confindustria Vicenza, Laura Dalla Vecchia, la pensa allo stesso modo e offre uno spunto di riflessione in più: “Draghi non è sostituibile in alcun modo: è stato chiamato per aggiustare il paese con le risorse straordinarie del Pnrr e il suo discorso di investitura alle Camere è un libro bianco che deve essere portato a termine. Pena il rischio di un nuovo ventennio di stagnazione o peggio. Per il futuro del paese e dei giovani, che hanno pagato più di tutti i deficit di politiche economiche spesso deleterie, Draghi deve essere messo nelle condizioni di finire ciò che ha iniziato. Sia politicamente (chi altro potrebbe unire pressoché l’intero emiciclo?) sia per qualità tecnica, ma soprattutto per la sua credibilità internazionale, il nostro paese non ha una persona che possa davvero prendere il suo posto. Quanto alla presidenza della Repubblica, abbiamo già vissuto con Napolitano l’anomalia di un ‘bis’ e credo che un nuovo mandato per Mattarella, che ha dimostrato di essere un grande presidente, specialmente nei momenti terribili del primo lockdown e nell’occasione della nascita del governo Draghi, non possa che essere subordinato a una sua convinta disponibilità”.

“Ma credo anche che, per correttezza istituzionale e di equilibrio dei poteri, un eventuale secondo mandato del presidente della Repubblica debba essere concluso prima dell’inizio della prossima legislatura”. Massimiliano Giansanti, numero uno di Confagricoltura, che rappresenta in Italia circa 500 mila imprese agricole, dice che “i segnali che arrivano dal mercato, e in particolare dagli imprenditori, sono incoraggianti oggi e che dopo i successi sportivi, vanno rafforzati i prossimi successi economici. Infrastrutture, digitale, ripresa delle esportazioni saranno la leva che farà risorgere la nostra economia. Anche l’agricoltura sarà chiamata a dare un contributo nello sviluppo sostenibile. Per questo abbiamo bisogno di una guida forte e autorevole sia in Italia sia in Europa. E chi meglio dell’attuale presidente Mattarella e del presidente Draghi?”. Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, che conta circa 623 mila associati, invece la mette così: “Auspico che il governo Draghi possa arrivare a fine legislatura anche per completare il pacchetto di riforme e gestire la fase cruciale del Pnrr. L’Italia ha bisogno come l’aria che respiriamo di stabilità politica e di credibilità internazionale. Se questa fosse una delle condizioni per evitare deleterie fibrillazioni politiche e instabilità, la conferma del presidente della Repubblica per i prossimi due anni sarebbe cosa particolarmente utile per il paese”. 

Marco Granelli, presidente di Confartigianato imprese, organizzazione che rappresenta circa 700 mila imprenditori associati, la pensa come i suoi colleghi e non ha dubbi nel dire di auspicare un bis della coppia Draghi-Mattarella: “Il senso di responsabilità e coesione che oggi il contesto ci impone trova nel presidente Mattarella e nel presidente Draghi due figure centrali e autorevoli che danno fiducia, credibilità e autorevolezza al nostro paese, ragione per cui senza scendere in alcuna implicazione ideologica trovano il mio più forte e convinto sostegno, anche in vista degli anni futuri”.

Maurizio Casasco, presidente di Confapi, la Confederazione italiana della piccola e media industria privata, che rappresenta sul territorio italiano circa 900 mila lavoratori, aggiunge un altro elemento: “L’Italia mai come ora ha bisogno di stabilità anche per cogliere al meglio tutte le opportunità che Recovery fund e Pnrr possono offrire per la crescita e lo sviluppo del nostro sistema industriale e in generale del paese. E’ ovvio che in questo momento, e nel prossimo futuro, tale stabilità è ben rappresentata dal presidente Mattarella e dal premier Draghi. Per quest’ultimo, a fine legislatura, sarebbe auspicabile un futuro come presidente della Commissione europea”. Gabriele Buia, presidente di Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, è ancora più netto e dice che “come imprenditore e presidente dell’associazione del settore che più è impegnato e coinvolto nell’attuazione del Recovery oggi garantire la continuità e la solidità del governo Draghi è l’unica soluzione che può assicurare l’avvio di questa nuova importante stagione”. 

Raffaele Borriello, ex direttore generale di Ismea, oggi a capo dell’area legislativa e delle relazioni istituzionali di Coldiretti, concorda con l’opportunità di mettere in piedi un whatever it takes per mantenere il più a lungo possibile “il tandem Mattarella-Draghi”. “Siamo – dice Borriello – in un momento cruciale per le sorti del nostro paese. La sfida della ripresa e del rilancio dell’economia è appena iniziata. Abbiamo più che mai bisogno di stabilità, di unità, di autorevolezza e di competenza: per riformare l’Italia, per una maggiore credibilità a livello internazionale e per dare effettivamente corpo ai progetti del Pnrr”. Anche nel mondo del sindacato c’è chi generosamente si sbilancia. Qualcuno come Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, che, sempre al Foglio, dice che “Mattarella e Draghi sono figure di assoluto prestigio, che in questi anni hanno dato tanto al paese e all’Europa”, aggiungendo che “l’eventuale continuità delle rispettive cariche avrebbe grandissimo valore anche per affermare una necessaria spinta lunga del dialogo sociale, della partecipazione e della concertazione: ragioni ed equilibri vanno verificati però nell’ambito delle prerogative delle istituzioni politiche”. 

Il partito del pil, dunque, tifa fortissimamente per la conferma del tandem che ha guidato in questi mesi l’Italia fuori dalle secche del populismo e che ha contribuito a ridare centralità in Europa al nostro paese. Più difficile forse dire cosa pensa la politica di questa opzione. Filippo Andreatta, professore ordinario del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna, amico e consigliere di Enrico Letta, sul tema non si nasconde e ci dice cosa ne pensa: “I due motivi per cui è auspicabile che il presidente del Consiglio attuale arrivi alla fine della legislatura sono la sua credibilità in Europa e la dimostrata capacità di saper chiudere riforme che per decenni sono rimaste incagliate. Quanto al tandem con Mattarella, penso che confermarlo sia nell’interesse del paese: è il team migliore che abbiamo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Michele Salvati, politologo, che sceglie di affrontare il tema così: “Personalmente, è ovvio che sarei felice se Draghi restasse sino a fine legislatura, magari con un passaggio di consegne tra un Mattarella rieletto (senza vincoli temporali, ovviamente) come capo dello stato e un Draghi  che lo sostituisce nella carica, poco dopo l’esito delle elezioni politiche, quando Mattarella si dimetterebbe. Ma per ottenere questo e vincere le comprensibili resistenze del capo dello stato a ricandidarsi ci dovrebbe essere un grande accordo tra le principali forze politiche, in modo che la sua riconferma fosse quasi per acclamazione: Mattarella non accetterebbe mai una riconferma contestata, all’ennesima votazione, o una situazione in cui, dopo aver assicurato la disponibilità, fosse costretto a ritirarsi. E’ questo possibile, quando tutti i candidati alla presidenza della Repubblica sanno che una riconferma di Mattarella li taglierebbe fuori perché Draghi sarebbe il candidato ovvio per il futuro dell’Italia? Il punto, forse, è tutto qui”. Fare pronostici oggi è difficile, ma il partito del pil un’indicazione chiara la offre: niente scherzi, per favore, e subito un bis di Draghi e Mattarella per dare all’Italia un futuro ambizioso e proteggere il nostro paese, e anche l’Europa, dalle risacche del populismo. E’ tempo di preparare i popcorn.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.