Luigi Di Maio durante un incontro elettorale alla presidenza della Regione Puglia, Antonella Laricchia, settembre 2020 (ANSA/DONATO FASANO)

Addio verginità anticasta: in Puglia il M5S approva il ritorno del Tfr per i consiglieri regionali

Michele De Feudis

I grillini approvano il ritorno dell’assegno di fine mandato. La base insorge e scrive a Conte. L’ex ministro Lezzi: “Il M5S non esiste più”. Laricchia: “Uno scandalo: i politici non trovano i soldi per gli indigenti ma solo per se stessi”

Così fan tutti, pure i grillini. I Cinquestelle, nella Puglia laboratorio giallo-rosso, perdono la verginità di autentici anticasta votando all’unanimità la reintroduzione dell’assegno di fine mandato per consiglieri regionali e assessori. Il provvedimento è stato approvato nell’ultima seduta del parlamentino pugliese prima della sosta vacanziera, con un indirizzo bipartisan (maggioranza con i 5S e opposizione di centrodestra): la norma, passata nel ddl dei debiti fuori bilancio, avrà anche effetto retroattivo, a partire dal primo gennaio 2013. Vitalizi e Tfr per gli eletti erano stati aboliti dalla giunta Vendola, nel novembre del 2012, dopo una mobilitazione grillina nelle piazze della regione. Altri tempi.

 

In un routinaria seduta notturna del consiglio regionale, i Cinquestelle hanno visto evaporare quello che restava della loro credibilità come formazione politica fustigatrice dei privilegi del ceto politico, proseguendo sul binario governista fondato sul patto con il presidente Michele Emiliano. Gli ex taglia-poltrone antisistema, infatti, abbracciando il “Caudillo” barese hanno ricevuto in cambio una serie di “seggiole” per i propri eletti: a Rosa Barone è andato l’assessorato al Welfare, a Cristian Casili la vicepresidenza del Consiglio regionale, a Marco Galante la segreteria di una commissione e a Grazia Di Bari, capogruppo, l’incarico di consigliere delegato al “turismo sostenibile nei borghi”.

Se gli incarichi di governo e sottogoverno sono stati più o meno digeriti dal popolo pentastellato pugliese (che dall’autunno scorso “si beve” la promessa dei vertici romani di dover votare sul matrimonio 5S-Emiliano, impegno mai mantenuto), la questione assegno di fine mandato ha fatto esplodere la base. Ben 29 consiglieri comunali hanno scritto al capo politico Giuseppe Conte per manifestare dissenso: “Riteniamo - scrivono nella missiva all’avvocato di Volturara - che tale atto non sia in linea con i principi del Movimento, elencati nella Carta dei principi declinati dallo statuto approvato. Le chiediamo per questo di esprimersi e, se possibile, porre rimedio". L’ex premier finora non ha risposto ma a fine mese verrà in Puglia per la festa di “Affari Italiani" a Ceglie messapica, città natale di Rocco Casalino, e qualche sillaba sarà costretto a dedicarla alla vicenda…

 

Che effetti avrà la norma sull’indennità di fine mandato sui conti pugliesi? Ogni assessore o consigliere riceverà circa 7mila euro per ogni anno di mandato, circa 35mila e cinquecento euro per una intera legislatura. Contro questa “legge pro casta” (come si sarebbe detto una volta sul “Blog delle stelle”) insorgono le due pasionarie dell’identità grillina,  Barbara Lezzi (ora fuori dal Movimento) e Antonella Laricchia, unico consigliere pentastellato all’opposizione del patto con gli emilianisti. L’ex ministro per il Sud è categorica: “Il M5S non esiste più. L’assegno di fine mandato? Una oscenità”. La Laricchia è sulla stessa linea: “Uno scandalo, soprattutto perché tanti cittadini per la crisi legata alla pandemia non riescono ad arrivare a fine mese. La politica, invece di trovare i soldi per loro, li ha trovati per se stessa”. Così fan tutti in Puglia, anche i Cinquestelle, ormai riformattati in versione micronotabili della Prima Repubblica.

 

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