(foto LaPresse)

Ecco perché Draghi sorprende tutti e non parla dello Zan

Carmelo Caruso

La brevitas del premier. Alla Camera era pronto a replicare sullo scontro diplomatico col Vaticano. Ma nessuno dei partiti ha sollevato il caso. Ora l'attesa è per il discorso al Senato

Aveva promesso la “risposta strutturata” e infatti c’era anche questa volta “la struttura Draghi” ma non sul disegno discordia (Zan contro porpore) ma sui grandi temi “oggetto delle comunicazioni del presidente” che sono “economia, immigrazione e concorrenza”. I parlamentari che questa mattina si sono presentati alla Camera per ascoltarlo, lo stato maggiore del Pd, Graziano Del Rio, Paola De Micheli, Lia Quartapelle, attentissimi, i 5s, tra tutti Stefano Buffagni (“sono cattolico dunque non parlo”), Raffaele Volpi con il sigaro ma senza Copasir, avevano già capito, pochi minuti dopo le sue prime parole (“il mio intervento intende rendervi partecipi ... ”) che Draghi avrebbe rispettato il parlamento. E cosa significa rispettarlo? Rispondere a domanda, ribattere punto per punto alle osservazioni degli on. Rampelli, Palazzotto, Bazzarro, Tasso... “che ovviamente ringrazio”, ma senza sollecitare la polemica sulle libertà, il Tevere, l’oltre Tevere, il papato, lo scisma tedesco... Continuare a scrivere che Draghi è “breve”, Draghi “è asciutto” fa torto allo stupore, alla sorpresa che sempre chi legge deve provare.

La novità allora? L’acutezza parlamentare di un uomo che non è mai stato in parlamento. Il camminare sul filo dei lavori d’aula senza cadere nell’emiciclo. Sì, ha un nome tutto questo. È “saper stare al mondo”, studiare le uscite di sicurezza. Quando, ieri, a Cinecittà, Draghi aveva garantito la risposta sulle tensioni stato-chiesa (riprendere i sussidiari) sapeva che oggi si sarebbe parlato di tutt’altro e sempre secondo le forme. Significa che deve essere un senatore, un deputato, a pizzicarlo. Di fatto non aver dato risposta è già una riposta. Il ddl Zan è un disegno parlamentare, non è una riforma di sistema. C’è chi crede che sia un avanzamento del diritto, chi non è pienamente convinto di come sia stato assemblato. Il testo Zan non è un dpcm Draghi ma la bella prova che per fortuna esiste un parlamento che è ripartito, che non è sospeso. È il litigate in pace. Tutte le stupidaggini sulla democrazia paralizzata sono superate. La messa è finita. Zan vi vede, Draghi “rimette” i disegni di legge nelle mani della signora democrazia.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.