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editoriali

Una buona alternativa alla plastic tax

Redazione

Coca cola punta sulle “compostabili” e per l’Italia è una grande occasione

Con una notevole campagna pubblicitaria la Coca-Cola annuncia il lancio delle bottiglie di plastica completamente riciclabili e a loro volta fatte di materia completamente riciclata. Data la potenza del colosso di Atlanta si può scommettere su un successo destinato a influenzare il mondo della plastica al dettaglio, tanto più in un paese come l’Italia che è primo consumatore al mondo di acqua minerale e tra i primi tre produttori europei con Francia e Germania. A loro volta bottiglie e confezioni sono per l’80 per cento in plastica – il ritorno al vetro non ha ottenuto molto successo –  che in base alle direttive Ue devono essere dal 2021 prodotte al 100 per cento in rPet, che a differenza della plastica vergine non è monouso.

Cinque anni fa la Coca-Cola ha iniziato a investire nelle plastiche ecologiche coinvolgendo aziende come Carlsberg, Pepsi, Danone, Bacardi; nel 2019 ha lanciato in America una campagna per la restituzione dei vuoti; nel 2020 ha investito in Avantium, azienda olandese che mira a ricavare una nuova plastica dagli zuccheri vegetali e dagli scarti alimentari. Appare la via giusta, molto più della plastic tax da 0,45 euro al chilo introdotta dalla legge di Bilancio 2019 (allora gialloverde) perché entrasse in vigore dal 2020, rinviata al 2021 e ora  differita. Pensata per indirizzare il ritorno all’acqua potabile e al vetro, non ha  senso in quei paesi, la stragrande maggioranza, dove l’acqua del rubinetto non ha la qualità di quella italiana, mentre anche vetro e lattine sono inquinanti e richiedono più energia di produzione. Invece nella plastica compost l’Italia ha una filiera che compete con quella tedesca con 250 aziende e aumenti di produzione di circa il 15 per cento all’anno. E’ un business che sta decollando: nel mondo si vendono 580 miliardi di bottiglie, e soprattutto in Cina e oriente non riciclabili. Secondo le denunce di Greenpeace, cinque anni fa il 20 per cento della produzione faceva capo alla Coca-Cola. Per una volta, grazie a un simbolo del made in Usa, potrebbero essere l’Europa e l’Italia a esportare in Cina e non viceversa.

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