Il fenomeno

Ecco l'auto intervista patacca dei politici. Quando l'ufficio stampa cintura l'informazione

Interventi senza domande. Solo flusso di coscienza di deputati e senatori

Carmelo Caruso

Oltre la velina. Interviste confezionate dagli uffici stampa e operatori chiamati a fare le comparse. Lo chiamano "sonoro" e sono quindici secondi di autocelebrità. Tra i partiti che lo praticano M5s e Pd. E il giornalismo?

Lo chiamano “sonoro” e non ha nulla a che vedere con la musica. E’ in pratica l’antinformazione, il playback del politico (anzi dell’ufficio stampa) che si interroga e si risponde senza contradditorio. Siamo passati a piazza Staderari e poi presso l’hotel Nazionale per assistere a uno dei nuovi fenomeni di questi tempi malandati.

 

Si tratta dell’intervista self made man, una sorta di pasquinata da non interrompere assolutamente se non si vuole rischiare di passare per giornalisti. Sono quindici secondi di flusso di coscienza che il deputato o il senatore confeziona e che poi gli uffici stampa “spacciano” a televisioni, agenzie, giornali. Funziona così: ci sono responsabili della comunicazione di alcuni partiti (e faremo i nomi, state tranquilli) che ogni giorno inviano tramite sms importanti convocazioni: “oggi, sonoro con Buffagni – 1130 – hotel nazionale”. Altro esempio: “Ore 18, sonoro con Licheri – fontana Staderari (senato)”. Traduciamo. Non è altro che un “invito a comparire” per tutti gli operatori televisivi, web. E fin qui nulla di male, anzi. Ci si immagina che all’ora stabilita, il giornalista munito di videocamera possa rivolgere delle domande. E’ vero che dopo l’epoca Casalino nulla è più lo stesso e che il giornalismo si è adeguato anche ai banchetti situazionisti di Giuseppe Conte.

 

Ma cosa rimane se a chi fa questo mestiere non è concesso di rivolgere domande? Ve lo diciamo noi cosa rimane: il sonoro. Sono interviste patacca. Abbiamo assistito a una di queste. E’ finita per diventare un modello. Ore 18? Bene, arriva l’onorevole etc etc e con lui lo staff che registra audio e video. Ma giungono anche dei giornalisti che oltre a raccogliere “l’importante e definitivo punto di vista” vorrebbero inserire queste considerazioni eccellenti in un quadro di giornata. Significa rivolgere interrogativi che vanno di pari passo con la cronaca. E invece no. Dopo aver scandito bene la dichiarazione, il parlamentare viene portato subito via. Proteggerlo (da se stesso) ci può pure stare, ma invitare i giornalisti ad assistere inermi a questa commedia no. L’obiettivo sapete qual è? “State a casa, vi mandiamo noi il sonoro” suggeriscono i comunicatori secondini. E’ una pratica utilizzata dal M5s e lo fa, e dispiace, dirlo, anche il Pd. E’ accaduto. Un episodio simbolico? Subito dopo l’elezione a capogruppo di Debora Serrachiani, una tosta che non ha certo bisogno di essere cinturata o tutelata da nessuno.

 

Proprio oggi il presidente della Camera, Roberto Fico, ha ricordato quanto sia fondamentale il ruolo dell’informazione. Ma questa lo è, caro presidente? Non sono interviste, non sono interventi, sono 15 secondi di umiliazione per chi si presenta e per chi ha intenzione di conoscere qualcosa in più del canovaccio memorizzato. Non si vuole difendere l’informazione con la solita retoricaccia, ma incitare alla rivolta gli onorevoli. Fate come le rockstar. Se deve essere “sonoro” fatelo alla grande: scendete dal palco e lanciatevi verso i giornalisti. Difendetevi dai manager.

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.