“Parisi chi”? Così il M5s ora disconosce il papà dei navigator

Le due ipotesi allo studio di Orlando: un commissario per ristrutturare l'Anpal o uno per liquidarla? Palazzo Chigi preferisce la prima. Ma a Via Veneto si pensa già a una direzione ad hoc per le politiche attive

Valerio Valentini

Fraccaro fece l'impossibile, nel BisConte, per proteggerlo. Ora si nega ai commenti. I deputati grillini si ammutinano: "non possiamo difendere l'indifendibile". La Catalfo addirittura esulta: "Orlando fa quello che volevo fare io". La rimozione del capo dell'Anpal diventa uno spasso

Riccardo Fraccaro, che quando era sottosegretario a Palazzo Chigi fece l’impossibile per difenderlo, uno adesso se lo aspetterebbe lì, in piedi sulla barricata di Via Veneto, pronto a immolarsi per salvare il suo pupillo. E invece se lo chiami stacca il telefono. Gli scrivi accennando al tema in questione, ma visualizza e non risponde. E allora pare davvero imminente, stavolta, la fine dell’epopea di Mimmo Parisi, il prof. “italopugliese” (cit. Di Maio) chiamato nientemeno che dal Mississippi per guidare l’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal) e regalare al nostro paese i navigator – oltreché  per provare a piazzare la sua app per la lotta alla disoccupazione che pare facesse sfracelli, laggiù tra Jackson e Hattlesburg, ma che la nostra Cdp non se l’è mai sentita di acquistare. A gennaio del 2019 era la star: l’uomo al cui cospetto, sotto le direttive di Rocco Casalino, l’intera delegazione del governo s’appropinquava deferente, davanti la scenografia sbrilluccicosa allestita al Life Hotel per presentare il  reddito di cittadinanza (ma anche Lino Banfi patrimonio dell’Unesco), e tutti lì a sgomitare per una foto, un selfie con Mimmo.

 

Quando ieri Andrea Orlando, ministro del Lavoro, ha lasciato trapelare la sua intenzione di rimuovere Parisi dalla presidenza dell’Anpal, ci si attendeva  l’insurrezione generale del M5s. E invece niente. Qualche deputato s’è pure informato coi membri del direttivo della Camera: “Non ci chiederete mica di difendere l’indifendibile, vero?”. Un appestato, povero Mimmo. E del resto Orlando s’è mosso con cautela, nel pianificare la defenestrazione di Parisi. E, prima di far sapere quali fossero le sue intenzioni, ha attivato da par suo la diplomazia trasversale, sondando gli umori dei vertici grillini. Nunzia Catalfo, che quel ministero lo ha diretto prima di lui, gli ha ricordato che, fosse stato per lei, a Parisi avrebbe dato il benservito già ai tempi del BisConte. “In effetti in legge di Bilancio fummo proprio noi a proporre il riassorbimento dell’Anpal all’interno del ministero, procedendo a una ristrutturazione dell’agenzia”, rivendica ora Steni Di Piazza, senatore del M5s che è stato vice della Catalfo a Via Veneto.

 

Ci avevano provato, in effetti. Ma da Palazzo Chigi era arrivato il diniego. Parisi ci rideva su: “Di Maio mi ha mollato? Di Maio può dire quello che vuole, io ho protezioni più in alto”, si sfogava coi suoi collaboratori. E in effetti da più in alto, cioè direttamente dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, era arrivato il parere che blindava Parisi. Al ministero contestavano il suo doppio lavoro all’Università del Mississippi, incompatibile con la presidenza dell’Anpal a norma di statuto interno, ma Fraccaro s’era affrettato a far produrre una valutazione sulla base di una documentazione ancora provvisoria. E quel foglio Parisi lo sventolava sul naso dei suoi oppositori al ministero. Che però avevano poi richiesto un parere all’avvocatura dello stato.

 

Ed è quello che, adesso, Orlando vuole attendere per procedere, non senza l’approvazione di Mario Draghi, a rimuovere Parisi (“Noi del M5s diremo a quel punto che di fronte a un’incompatibilità formale, non possiamo che prendere atto”, confessa un grillino) e nominare un commissario per l’Anpal. Soluzione che può preludere a un duplice esito. Il primo è quello di una ristrutturazione dell’agenzia, con la definizione di un nuovo Cda. L’altro, che pare piaccia a Via Veneto ma assai meno a Palazzo Chigi, consisterebbe nella liquidazione dell’Anpal e nella ricostituzione di una direzione generale ad hoc all’interno del ministero. “In effetti un controllo diretto del ministero sulle politiche attive sarebbe auspicabile”, ci dice il grillino Di Piazza. “E del resto al ministero ci sono professionalità eccezionali”. A saperlo prima, ci si evitava la sfacchinata fino in Mississippi. 

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.