In arrivo un milione di dosi Pfizer: non sprechiamole

La variante delle regioni

Claudio Cerasa

I numeri che non tornano nel piano vaccinale e quell’urgenza per Draghi: centralizzare la vaccinazione sul modello inglese e commissariare le regioni inadempienti. Nuovi schemi di gioco 

Pazienza e disciplina, disciplina e pazienza. E poi? Ci sono almeno due dati che dovrebbero convincere il generale Francesco Paolo Figliuolo a chiedere al presidente del Consiglio Mario Draghi di applicare con urgenza un articolo importante previsto nell’ultima legge di Bilancio, senza applicare il quale riuscire a governare la campagna vaccinale potrebbe essere persino più complicato che far funzionare la difesa della Juventus. L’articolo in questione è il numero 1, comma numero 458, ed è un articolo cruciale che prevede la possibilità di trasferire allo stato centrale i poteri sostitutivi per “l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica”. Il primo dato importante da cui partire, per capire la ragione per cui il generale Figliuolo dovrebbe chiedere a Draghi di assegnargli ulteriori poteri speciali, è quello pubblicato questa mattina sulla pagina ufficiale dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ed è un dato che fotografa un problema con cui il governo italiano dovrà fare con urgenza i conti: la percentuale di over 70 che hanno ricevuto almeno la prima vaccinazione. A fronte di una media europea del 54,4 per cento di over 80 che hanno ricevuto la prima dose, l’Italia si trova con una media di over 80 vaccinati pari al 38,9 per cento (la percentuale scende all’11,9 per cento se si prende in considerazione la seconda dose: qui la media europea è del 23,2 per cento) con una percentuale che come è ormai noto varia in modo inspiegabile da regione a regione (in Italia la media delle dosi totali somministrate agli over 80 in rapporto ai residenti over 80 in ciascuna regione è pari al 57,5 per cento: la Toscana e la Sardegna sono le regioni che hanno somministrato meno dosi agli over 80, il 33 per cento, la provincia autonoma di Trento e Bolzano, la Basilicata e il Lazio sono le regioni che ne hanno somministrati di più, immunizzando rispettivamente il 97,2 per cento, l’80,6 per cento, il 73,2 per cento dei propri over 80).

 

La situazione si fa poi ancora di più preoccupante se si va ad analizzare la fascia tra i 70 e i 79 anni, all’interno della quale l’Italia ha vaccinato solo il 2,5 per cento della popolazione (la Francia si trova al 23 per cento) risultando essere tra i paesi censiti l’ultimo a livello europeo (dal calcolo mancano Germania e Spagna). Il secondo dato che dovrebbe suggerire un’urgente disciplina al generale Figliuolo è quello che si trova in bella evidenza sul sito del ministero della Salute ed è un dato che ha a che fare con le categorie di persone vaccinate finora nel nostro paese. Su un totale di 7.894.659 vaccinazioni, si scopre così che più della metà delle dosi somministrate sono andate agli operatori sanitari e socio-sanitari e al personale non sanitario. Non ci sarebbe nulla di strano e nulla di allarmante se non fosse che i dati che il ministero aggiorna di giorno in giorno cozzano con alcune previsioni fatte dallo stesso ministero all’inizio dell’anno. Tra le categorie individuate dal vecchio governo e da quello attuale da vaccinare in via prioritaria ve ne sono tre: gli operatori sanitari e socio-sanitari, i residenti e il personale delle strutture residenziali per anziani e gli  over 80. I primi sono stati praticamente tutti vaccinati (sono circa 1,4 milioni e hanno ricevuto, tra prima e seconda iniezione, 2,8 milioni di dosi). I secondi sono invece stati vaccinati solo al 50 per cento (sono in tutto 570 mila e hanno ricevuto solo 513 mila dosi: dunque gli immunizzati sono 250 mila). I terzi sono 4.442.000 e le dosi ricevute sono state 2.277.663 (significa che su 4 milioni e 400 mila over 80, sono solo 1,1 milioni i vaccinati). Quello che non compare però in nessun piano vaccinale corrisponde all’urgenza di vaccinare in modo del tutto discrezionale il cosiddetto personale non sanitario (1.307.167 dosi, circa 650 mila persone vaccinate). 

 


Ed è all’interno di questa zona grigia che si nasconde spesso il potere discrezionale delle regioni di somministrare vaccini a proprio piacimento (solo in alcuni casi il potere discrezionale è stato utilizzato in modo virtuoso, per vaccinare per esempio i farmacisti, i fisioterapisti e i biologi, che sono circa 240 mila persone in tutta Italia, ma resta il fatto che il personale non sanitario rientra nella popolazione ordinaria quindi al di fuori delle categorie considerate target prioritario in questa fase di vaccinazione). Naturalmente i numeri raccontano verità spesso parziali ma in questo caso possono aiutare a ricordare un dato che è insieme politico e culturale e che coincide con una domanda semplice: come si fa ad affrontare una pandemia planetaria che ha già poco senso affrontare con strategie differenti tra uno stato e l’altro affidandosi alle strategie differenti e spesso confliggenti delle varie regioni?

 

Le campagne di vaccinazione che finora hanno funzionato bene, non troppo distanti dall’Italia, sono quelle che sono avvenute in paesi come la Gran Bretagna e come Israele, che non hanno avuto solo il vantaggio competitivo di cominciare a vaccinare prima dell’Unione europea ma  hanno avuto anche il vantaggio competitivo di poter usufruire di un sistema di organizzazione centralizzato e non dispersivo – il sistema inglese, Nhs, è un sistema centralizzato, che ha un’unica linea di comando che fa capo direttamente al primo ministro, che nomina direttamente il capo dell’Nhs ed è anche responsabile del piano vaccinale. Per uscirne, dunque, il generale Figliuolo e Mario Draghi dovrebbero, come suggerito in questi giorni da Vitalba Azzolina sul Domani, porre dei target settimanali per le categorie più a rischio da vaccinare e commissariare le regioni incapaci di rispondere a quei target (anche nel nuovo piano vaccinale, in Italia, solo le indicazioni vengono definite a livello centrale mentre si rimanda alle regioni la definizione dei piani, che per Costituzione, salvo l’utilizzo da parte del governo  della clausola di supremazia, hanno in capo la “gestione” di tutti gli ambiti organizzativi che riguardano la tutela del bene salute sul territorio). Pazienza e disciplina, disciplina e pazienza. Con un’unica accortezza, visto l’arrivo annunciato oggi da Figliuolo di un milione di vaccini Pfizer nella giornata di domani: evitare di trasformare la variante delle regioni in un problema non secondario rispetto alla variante inglese.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.