Un'immagine di repertorio dell'ex Ilva di Taranto (Ansa)

Qui Taranto

Ilva, Pd contro Pd

Annarita Digiorgio

Acceso o spento? La politica dei due altoforni: Letta-Orlando vs Emiliano-Melucci  

Il Consiglio di stato ha disposto la sospensione della sentenza del Tar di Lecce, con la conseguenza che ArcelorMittal dovrà spegnere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto. L’attività produttiva può proseguire regolarmente. Almeno fino al 13 maggio, data in cui lo stesso Consiglio di stato sarà nuovamente chiamato ad esprimersi nel merito della sentenza, e dunque definitivamente. Lo spegnimento degli impianti era stato chiesto con ordinanza urgente a febbario 2020 dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in seguito a due eventi emissivi odorigeni che neppure le autorità preposte al controllo ambientale (Ispra) hanno riconosciuto provenire dal siderurgico. Accanto al comune di Taranto, a guida Pd, si erano costituiti in giudizio la regione Puglia, per volere di Michele Emiliano, e l’immancabile Codacons. Accanto ad Arcelor Mittal vi erano invece il ministero dell’Ambiente, Invitalia e i commissari di Ilva in As. In sintesi: Pd contro Pd. E non è la prima volta. Nicola Zingaretti aveva mandato a commissariare la federazione di Taranto il suo pasdaran Nicola Oddati, che appena insediato disse: “Chiedo scusa per quello che il Pd ha fatto finora su Taranto”. 

 

Il nuovo segretario Enrico Letta è stato uno dei più importanti e brillanti protagonisti della vicenda Ilva. È il presidente del Consiglio che nel 2013 firmò il decreto che ha segnato la storia successiva della fabbrica: il commissariamento dell’azienda. La magistratura aveva imposto il sequestro di otto miliardi e del prodotto finito, e l’azienda non avrebbe potuto pagare gli stipendi. Si decise dunque, forzando la legge Marzano, di metterla in amministrazione straordinaria. Accanto al premier Letta, in quella scelta, vi erano altri due protagonisti: l’allora segretario generale a Palazzo Chigi Roberto Garofoli, attuale sottosegretario di Mario Draghi, e l’allora ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, ora ministro del Lavoro e vicesegretario del Pd.

Secondo Orlando l’amministrazione straordinaria non doveva essere un esproprio, ma un commissariamento temporaneo per consentire allo stato di risanare l’azienda dal punto di vista ambientale per poi rivenderla. E infatti il decreto fu accompagnato dalla scrittura della famosa Autorizzazione ambientale che ancora oggi è ciò che tiene in piedi la fabbrica stabilendo l’equilibrio tra salute e lavoro. È il principio cardine di una sentenza “pilota” che oggi tutti citano anche in merito ai decreti Covid, che stabilisce proprio che non vi sono diritti prioritari rispetto ad altri e che ciascuno di essi può essere limitato in ragione di un equilibrio con tutti gli altri. A spiegarlo molto bene in un articolo sul Foglio del 10 Aprile 2020 è stato proprio il sottosegretario Roberto Garofoli: “È l’aspetto colto dalla Corte costituzionale nel 2013, quando fu chiamata dal Gip di Taranto a valutare la legittimità del d.l. 3 dicembre 2012, con cui il Governo dispose che – nonostante il sequestro giudiziario dell’impianto siderurgico tarantino, qualificato di interesse strategico nazionale – l’attività industriale potesse proseguire per un certo arco temporale, a condizione che fossero rispettate le prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale, peraltro già riesaminata in seguito al sequestro. Ha sostenuto la Corte che ‘le opinioni del giudice, anche se fondate su particolari interpretazioni dei dati tecnici a sua disposizione, non possono sostituirsi alle valutazioni dell’amministrazione sulla tutela dell’ambiente, rispetto alla futura attività di un’azienda’”.

 

L’Autorizzazione integrata ambientale in questione è proprio quella del 2013, scritta da Orlando all’epoca ministro del governo Letta, che l’Amministrazione straordinaria che ha gestito Ilva da allora non ha mai applicato (rinviandone la scadenza), e che ora ArcelorMittal e Invitalia sono chiamati ad attuare entro il 2023. Ed e ciò che ieri ci ha chiesto anche il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Basta ripartire da lì. Ma il nuovo Pd di Letta dovrà chiarire la linea del partito e del governo con le sua articolazioni territoriali pugliesi.