Il Rdc e quei 12 mesi per un decreto di quattro articoli

Un anno di ritardo per attuare una norma che consente di controllare l’utilizzo del reddito di cittadinanza e di limitare eventuali sprechi

Avrebbe dovuto entrare in vigore entro il 30 giugno 2019, invece è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale a un anno esatto di distanza, il 30 giugno 2020. Si tratta del decreto attuativo di una delle norme che avrebbe dovuto consentire un controllo sull’utilizzo del reddito di cittadinanza e limitare eventuali sprechi. L’articolo 3 del decreto legge 4/2019 (la legge che ha istituito il rdc), al comma 15 prevede che i soldi che mensilmente vengono erogati ai beneficiari debbano essere tutti spesi nel mese stesso. La somma che non è stata utilizzata viene tagliata dalla quota del mese successivo. Questo meccanismo dovrebbe garantire che chi ottiene il reddito di cittadinanza ne ha davvero bisogno e la dimostrazione è data dalla spesa di tutto il contributo riconosciuto, che al massimo può arrivare a settecento euro mensili.

 

L’applicazione di questa norma era demandata a un decreto del ministro del Lavoro che avrebbe dovuto essere adottato entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Essendo la legge entrata in vigore il 30 marzo 2019, il termine era fissato al 30 giugno dello stesso anno. Per scrivere un decreto di quattro articoli per un totale di 103 righe, che in gran parte riproducono le disposizioni già previste dalla legge, invece di mesi ce ne sono voluti ben dodici. Un anno nel quale, nonostante siano state ricorrenti le polemiche su soggetti che accedevano al reddito di cittadinanza senza averne i requisiti per vari motivi, è mancato uno strumento che avrebbe potuto consentire di accendere qualche luce in più sui circa 2,8 milioni percettori del sussidio statale.

 

In un momento in cui non si fa che discutere del così detto decreto semplificazioni, sui contenuti del quale i partiti di maggioranza continuano a non trovare la quadra, questo decreto lumaca rappresenta il peggior spot che il governo potesse farsi.