Le divisioni nel governo spingono il Pd a guardare l'offerta di FI

Valerio Valentini

La linea di Gianni Letta e la tentazione del Pd di non dare spazio a Renzi nella fase 2. Cattaneo: “Ecco le nostre proposte”

Roma. Ci si era già provato mercoledì scorso, sul Cura Italia. “Dal Pd ci avevano fatto sapere che se avessimo sfrondato la nostra lista di emendamenti, lasciandone solo una ventina, li avrebbero accolti”, dice Stefania Prestigiacomo, che da vicepresidente della commissione Bilancio della Camera s’è trovata coinvolta nella trattativa. Ore di conciliaboli, telefonate concitate, la discussione rinviata fin oltre la mezzanotte. “Avevamo lasciato solo quelli a titolo non oneroso – prosegue la deputata di Forza Italia – ma poi ce li hanno cassati tutti, dandoci solo un contentino sul tema delle intercettazioni. E insomma, tutta una sceneggiata”, sbuffa la Prestigiacomo. La quale, però, forse non sa che il mandato di aprire una negoziazione con l’opposizione azzurra era stato dato davvero a Beatrice Lorenzin, scelta non a caso come pontiere, in questa fase, per via dei suoi trascorsi nel centrodestra. Solo che poi i grillini s’erano messi di mezzo, un pezzo del Pd non aveva capito - o forse aveva capito fin troppo bene - e quindi non se n’è fatto niente: e così gli emendamenti di FI sono stati trattai senza alcun occhio di riguardo. Anche perché, a ben vedere, lo spazio di manovra era davvero risicato, per non dire nullo: “Le risorse, anche volendo, non ci sono”, aveva allargato le braccia il viceministro Antonio Misiani.

 

 

E forse è proprio per questo che dal Pd, in vista dei prossimi decreti economici che da soli valgono ben più dell’ultima legge di Bilancio, a Roberto Gualtieri il messaggio è stato fatto arrivare forte e chiaro: “Se pensa di continuare a mandarci dei testi blindati, si sbaglia di grosso”, si sono sfogati i deputati durante la videochat di gruppo di lunedì. E non è un caso se, tra i più determinati, ci sono proprio gli esponenti di quella componente del partito, Base riformista, che con maggiore convinzione predica l’opportunità di un ingresso di Forza Italia in maggioranza, in tempi neppure troppo lunghi. Le dichiarazioni del Cav., del resto, sono state recepite proprio in questo senso, come un’esortazione a non trattare i suoi come portatori d’acqua. “Quando Berlusconi dice che non dà alcun appoggio esterno al governo – ragionano i fedelissimi di Luca Lotti e Lorenzo Guerini – intende dire che non farà certo il portatore d’acqua”. E d’altronde, se è vero che perfino Gianni Letta si è sorpreso di come i suoi appelli all’unità nazionale non siano stati raccolti come si aspettava dal Nazareno, allora questa lettura ha una sua fondatezza. Ed è per questo che, sul decreto liquidità che da giovedì inizia il suo iter a Montecitorio, i teorici della maggioranza Ursula nel Pd pretendono che Gualtieri lasci al Parlamento spazio di manovra, fiscale e politico insieme. Insomma, fare in modo che anche FI possa avere le sue soddisfazioni (“Fare i suoi favori”, grideranno gli ingenui che si sforzano d’ignorare che anche di questo si nutre la tattica parlamentare).

 

 

Non è un caso se, con una caparbietà correntizia che non si vedeva da tempo, nel Pd “unitario” di Zingaretti, proprio Br ha preteso di esprimere il relatore di maggioranza – Gian Mario Fragmeli – e di presentare un pacchetto di emendamento suo proprio. “Da parte nostra la disponibilità a convergere su alcune proposte di buon senso c’è”, dice l’azzurro Alessandro Cattaneo. “Sugli investimenti per il piano casa e le infrastrutture, sulla liquidità alle imprese, ci siamo e ci saremo. Ma dalla maggioranza devono dimostrare di avere una visione sulla ripartenza. Che sia la volta buona?”. Chissà. Di certo c’è che nel Pd in parecchi sostengono che è arrivato il momento di sentirsi più le mani libere. Un po’ per non lasciare campo libero a Renzi, e un po’ perché, proprio sul dl liquidità, gli stessi alleati del M5s si muoveranno in ordine sparso, con l’ala sovranista che scalpita e il sottosegretario al Mef Villarosa che reclama spazio e ascolto. Ed è così che la convergenza tra Pd e FI, e magari anche Italia viva, potrebbe essere funzionale anche a mettere con le spalle al muro i grillini: per ora sui Piani indivuali di risparmio, sull’eventuale ripristino dei voucher com’era prima del decreto Dignità caro a Di Maio, su uno scudo penale per i titolari delle banche chiamati a erogare i prestiti. E poi, se da cosa nasce cosa, si vedrà.

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