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Non c’è modo, caro Bettini, di riconquistare benignamente il popolo sequestrato da Salvini

Il popolo va sciolto, sbandito, riconfigurato in altro. Il Papeete Trumpo-Salviniano è plebe da demagoghi, una insopportabile rissa di strada, mentre la rete dei diritti e del welfare è società civile compatibile con la democrazia liberale

Giuliano Ferrara

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ferrara@ilfoglio.it

24 Settembre 2019 alle 06:00

Non c’è modo, caro Bettini, di riconquistare benignamente il popolo sequestrato da Salvini

C’è questa idea che bisogna riconquistare benignamente il popolo sequestrato da Salvini nei modi scollacciati, burleschi ma minacciosi che sappiamo. Se ne fece interprete qui ieri Goffredo Bettini, in un saggio di tono ingraiano, significativo al punto da attenuare la mia diffidenza amichevole (e anche no) verso l’autore di quella truffa in commercio politico chiamata Ignazio Marino nel famigerato pasticcio romano incommestibile. Io sono dell’idea precisamente opposta. Il popolo va sciolto, sbandito, riconfigurato in altro. Il famoso “we, the people” della democrazia americana è l’opposto del popolo-nazione all’europea dall’Ottocento in poi, è nozione costituzionale, insieme di diritti di radice trascendente e individualismo non intollerante di libertà e comunità, sancito e connesso da un patriottismo sì, ma universalistico. Il Papeete Trumpo-Salviniano è plebe da demagoghi, una insopportabile rissa di strada, mentre la rete dei diritti e delle protezioni collettive del welfare è società civile compatibile con la democrazia liberale moderna e globalizzata, almeno tendenzialmente.

   

Nella sua ansia di comunista sentimentale, tra le cose umane quella che mi è più estranea, Bettini vuole un salvinismo senza il fanatismo la truceria e la bellicosa farabuttaggine di Salvini. Lo vuole come riemersione a sinistra delle “forme”: il senatore che ha ballato una sola estate ha purtuttavia, e potrebbe un giorno raccogliere il consenso necessario a riproporsi, curato la solitudine, la minorità e lo sradicamento identitario del popolo con il quale le classi dirigenti hanno colpevolmente cessato di identificarsi. Bei tempi, scrive Bettini, quando amavamo mischiarci perfino con il ladro di borgata, per insegnare e imparare al tempo stesso, in un’aura di umiltà e missione sociale di tipo cristiano che tanto assomiglia al comunismo dei sentimenti. Ai malandrini o al malandro, posto che siano picari o letterariamente giustificati, ho sempre dedicato parte cospicua dei miei affetti, sottraendoli ai gentiluomini che fanno la lezione.

 

Nella seconda parte del Don Chisciotte, capitolo XXIV, Cervantes mette in bocca al Cavaliere dalla triste figura un pensiero tipicamente controriformista che non condivide e che imputa alla sua vena di pazzia conformista, secondo il mio giudizio di lettore: “… nella peggiore delle ipotesi, fa meno male l’ipocrita che si finge buono, che l’uomo corrotto che dà pubblico scandalo”. Nel mio chisciottismo radicale credo che tutta la storia dell’eroe, e come dice bene il Cassese va letta con attenzione almeno tre volte, sia la dimostrazione di quanto è salvifico lo scandalo pubblico e condannevole il peccato nascosto. Insomma anch’io amo la plebe e il plebeismo, che romano sarei sennò, ma voglio altro, e pazienza per la solitudine e lo sradicamento, alla base della convivenza civile.

   

Il re del peccato nascosto, Ernesto Galli dei miei Stivali, ha malamente polemizzato, con la volgarità di non nominarla, con la salda posizione di questo giornale in lode politica e paradossale del trasformismo, e ha mostrato di non aver compreso che l’Italia è in larga parte figlia di un connubio, quello appunto trasformistico tra Cavour e Rattazzi, e di molti altri connubii. Questi terzisti malaticci prima votano Grillo, poi chiedono il voto subito per avere subito Salvini. Mah! Resta il fatto che se il senatore Salvini piace ai destri e ai sinistri del postcomunismo, gli uni affascinati dal nordismo e dal pil, gli altri dalle forme populiste capaci di curare la solitudine dei dimenticati del capitalismo, all’amendoliano passato per Craxi e Berlusconi la caricatura del decisionismo e del populismo non piace né poco né punto.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • carlo.trinchi

    24 Settembre 2019 - 20:57

    Dette tutte queste belle citazioni tutto va dalla parte opposta. Bettini è un morto che parla, Renzi un redivivo di cui parleremo ancora e ancora, e, forse, anche come possibile interlocutore. Continuate a parlare di stronzate ma se a Salvini non tolgono il giocattolo dei migranti e lo tolgono anche al popolo che non li vuole e per questo vuole Salvini, Salvini parlerà dal Quirinale. Cazzeggiate tra intelletto’ di Cavour, Rattazzi, Mazzini e Garibaldi di cui non frega niente a nessuno. Il pieno lo fa il Papeete, i palasciarp affanculo. A questo siamo e la sinistra ne ha le colpe maggiori.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    24 Settembre 2019 - 17:41

    Il popolo bue: questo è il concetto che anima Lei e il sig. Bettini e così pensando tutto è nebuloso. Ma cos'è questo "revanscismo" fatto di "Centro" "liberali", "repubblicani storici" intendendo con questi label DC (Pomicino e altri viventi), PLI ((Malagodi, Altissimo, ovvero per quelli americani social democratici Sanders o liberal come J.Kennedy)), PRI ( U.La Malfa, un nome) da cui poi ricavare "Renzi è Centro e fors'anche Calenda tendente all'Altissimo con meno brio.....da Liberal ai marinaretti per un Centrosinistra o sinistra sinistra? Ma si allarghiamo il campo. E intanto chi ci governa? Ebbene si, Padre Pio nascosto in tasca dal nome così falegnameca-mente liberal come Giuseppi (uno,duo o trino?) .Se poi, come fa lei ovvero "cominciò Pluto con la voce chioccia" e aggiunge sempre il Papeete beh allora Pape(ete) satan, pape(ete) satan aleppe e così sia e speriam che non ci noccia.

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    • Skybolt

      24 Settembre 2019 - 18:44

      Ma no, è sempre il miglioramento della specie di lysenkiana memoria. Stalinista, ossia togliattiana. Il behaviourismo del nudge, non a caso dei demosocialisti warreniani (vedrà che sarà il prossimo idolum fori) ne è il travestimento. Che succede se il popolo supera il 51 per cento. Che domande, un golpe. Chi diceva che le classi dirigenti sono sempre le più eversive? Ah già, uno che il Migliore ha fatto di tutto per far crepare in carcere.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Settembre 2019 - 14:27

    L’espressione che cozza contro il principio di realtà “mentre la rete dei diritti e delle protezioni collettive del welfare è società civile compatibile con la democrazia liberale moderna e globalizzata” infatti segue uno speranzoso “almeno tendenzialmente” Il principio di realtà ammonisce che se non esistono solide, condivise, condizioni di base per creare quella ricchezza indispensabile per sostenere diritti e welfare, non c’è compatibilità che tenga. Nota di fondo: diritti e welfare si sono trasferiti nel settore senza confini, dei desideri del popolo, in ogni campo e in ogni senso. Le sue pur pertinenti parole, non possono andare oltre un doveroso razionale auspicio.

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