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E se le First Lady mollassero i G7, i galà, le cene per lasciare soli i mariti leader?

“Melania, Akie, Brigitte, rimanete a casa”, dice il Guardian

31 Agosto 2019 alle 06:17

G7 Biarritz, secondo giorno del summit dei sette grandi della terra

Akie Abe, Malgorzata Tusk, Jenny Morrison, Brigitte Macron, Cecilia Morel, Adele Malpass, Melania Trump (Foto LaPresse)

Care First Ladies, statevene a casa, e quelli là che avete sposato, quegli omuncoli di potere che vi portano ai summit e alle cene e ai galà come ornamentali mogli morganatiche, mandateli da soli a decidere i destini del pianeta, e vedrete come saranno perduti quando si volteranno e non troveranno la donna a cui devono tutto. E’ ora di disabitare l’ombra che li fa splendere. Di cucire la bocca a quel detto odioso e vero, quello dei grandi uomini che hanno dietro sempre grandi donne. Così ha scritto il Guardian (sintesi fedele ma scanzonata, naturalmente), in un pezzo sull’ultimo G7, quello che a noialtre trasversali che abbiamo guardato la diretta dell’ultimo Royal Wedding con addosso la maglietta “We should all be feminist”, ha regalato il poster del decennio e cioè la foto in cui, alle spalle del marito, Melania Trump guarda Justin Trudeau come Claudia Cardinale guardava Alain Delon nel Gattopardo.

 

Ed è qui che casca l’asino e, anzi, da asine caschiamo, scaldandoci come adolescenti per un fotoromanzo breve, dimenticando che quella scena è la rappresentazione plastica, una delle tante, di come il patriarcato sia ancora ben assiso sul trono di spade, e che alla tavola rotonda le donne non siano invitate neanche per il dessert. “Melania, Brigitte, Malgosia e Akie, il lato lieve della forza”, ha scritto Donald Tusk nella didascalia di un video che ha postato su Instagram e nel quale le quattro First Ladies sono riprese di spalle, mentre chiacchierano su un affaccio che dà sul mare di Biarritz. E ce ne sono state parecchie di polemiche, subito dopo, tutti a dare a Tusk del falso femminista, a dirgli che le donne non sono il lato lieve della forza, e insomma basta con questo stilnovismo che non è altro che un indoramento del sessismo. Angela Merkel non ha mai portato con sé suo marito, scrive il Guardian, non perché sia timido, come è stato scritto spesso, ma perché forse sapeva che gli sarebbe stata data parola e se fosse risultato fuori luogo, ne avrebbe pagato lei le conseguenze. A una moglie di un premier, invece, la parola è impossibile che venga data: di lei i giornali scrivono come ha dato la mano al marito, quali vestiti ha indossato, quanto è bella, con quali altri mogli ha legato e con quali no.

 

Ci svegliamo nell’agosto del 2019, dopo due anni di #metoo e #smashthepatriarchy e capi di stato che dichiarano l’importanza di fare del femminismo una causa universale, unisex, e leggiamo che il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha risposto “Non umiliarlo, ahaha!”, al post di un tale che aveva unito le foto di Brigitte Macron e della Firt Lady brasiliana scrivendo sotto “Capite perché Macron perseguita Bolsonaro?”, ottenendo una risposta piccata ma costumata dal premier francese. Una vignetta da fotoromanzo scadente, che di sicuro certifica un’idea avvilente della donna, ma prima di ogni cosa degrada la politica, non più nuova a questo linguaggio, a questi scambi da curva.

 

Insomma, ci svegliamo nell’agosto 2019 e Michelle Obama sembra passata invano. Lo è?

 

La soluzione proposta dal Guardian è questa: che le signore non seguano più i propri signori, i quali di tutto quello che sta sovvertendosi, in questi anni, hanno già imparato a prendere la parte più utile al proprio vantaggio e sanno che un conto è presentarsi soli ai vertici mondiali e un altro, invece, è farlo accompagnati da donne volitive, fiere, bellissime, note per multiformi ingegni, e certo non sottomesse statuine, perché sanno che ripuliscono e migliorano la loro immagine. Per questo si deve scioperare, sciogliere uno dei sensi del matrimonio o, se preferite, dell’amore, che è non tanto la condivisione quanto l’accompagnarsi e, nel farlo, talvolta, scegliere di restare un passo indietro al proprio compagno o alla propria compagna, facendola o facendolo andare avanti e rimanendo ad aspettare. Meccanismo romantico, ma non più consono ai luoghi di potere, e forse a nessun luogo, perché la pretesa che sta consolidandosi è questa: inferire l’importanza di una donna da quanto s’impone sul maschio, da quanto si riesce a far valere l’uguaglianza per decreto anche quando per decreto esistono ruoli differenti, da come ci si conforma all’idea di equilibrio tra maschi e femmine stabilito a un tavolino sopra il quale incombe un tetto di cristallo.

 

Per quanto riguarda noialtre trasversali, speriamo che accompagnare i nostri più umili innamorati alle cene coi loro amici che parlano di motori senza mai prender parola se non per proporre alle altre donne presenti a tavola di andare fuori a fumare, ci sia concesso senza passare per fiancheggiatrici dello stra potere maschile.

 

Speriamo non venga mai stabilito per legge il protagonismo coatto, non osiamo immaginare la fatica.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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