cerca

Il senso di Mattarella per lo stato

Il richiamo sul decreto sicurezza è un messaggio doppio per il Truce

9 Agosto 2019 alle 06:12

Il senso di Mattarella per lo stato

Foto LaPresse

Il presidente della Repubblica ha promulgato il secondo decreto sulla sicurezza, ma ha chiesto al governo e al Parlamento di correggere alcune norme che giudica “irragionevoli”. Si tratta della dimensione esorbitante delle sanzioni previste per chi vìola le acque territoriali e dell’abolizione delle attenuanti per l’aggressione a una serie di pubblici funzionari, lista dalla quale sono stati esclusi, forse non per mera dimenticanza, i magistrati. Qualcuno considererà eccessiva la prudenza del Quirinale, ma bisogna tener conto che una volta messe in luce le incongruenze si apre la strada per una serie di contestazioni in sede di giudizio destinate a sfociare in un intervento della Corte costituzionale. Questa prospettiva, assolutamente realistica, rimette il decreto al suo posto, quello di una grida manzoniana, di una operazione propagandistica destinata a finire nel nulla. D’altra parte è ragionevole che il Quirinale, cui non sfugge la delicatezza della situazione politica che sta rotolando verso una crisi dalla difficile soluzione, non voglia nemmeno apparire come corresponsabile del logoramento del quadro politico, anche per non esporsi poi a critiche retrospettive e infondate per le decisioni che dovrà assumere sulla sorte della legislatura.

 

Matteo Salvini non può strillare contro i “poteri forti” che gli legano le mani, e il decreto vuoto farà la fine che si merita. Peraltro il fatto di aver prospettato i dubbi sulla ragionevolezza del decreto ai presidenti delle Camere è un passo più forte della semplice lettera di accompagnamento alla promulgazione, è un atto istituzionale che investe le Camere e ha quasi il significato di un messaggio presidenziale, che non sarà possibile ignorare.

 

Anche la misura e il rispetto istituzionale esercitati in modo tanto rigoroso e persino scrupoloso da Mattarella suonano obiettivamente come un’implicita condanna del modo raffazzonato e muscolare con cui il ministro dell’Interno agisce anche in settori assai delicati. Come diceva un’antica pubblicità “è il confronto che convince”.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi