cerca

Bellanova ci spiega perché Emiliano non è il candidato giusto per il Pd

"Va dai Cinque stelle a CasaPound: ritengo doveroso che il partito regionale e quello nazionale si esprimano sulla posizione del Pd in Puglia", dice la senatrice

10 Luglio 2019 alle 06:09

Bellanova ci spiega perché Emiliano non è il candidato giusto per il Pd

foto LaPresse

Roma. “In questo modo non ci capisce nessuno”, dice amareggiata la senatrice Teresa Bellanova, secondo cui il suo partito, il Pd, è impegnato in un estenuante “chiacchiericcio” che non porta voti, anzi. Dall’alleanza con i Cinque stelle al dibattito sulla divisione dei ruoli fra segretario di partito e candidato presidente del Consiglio. Ma è anche arrabbiata con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dove l’anno prossimo peraltro si vota.

 

“Emiliano va dai Cinque stelle a CasaPound. Quel che chiedo al Pd è di assumere la responsabilità di un confronto di merito non solo sulla qualità del governo pugliese ma anche sul futuro della Puglia. Quali sono le alleanze da mettere in campo, per esempio. Il presidente in questi anni ha corteggiato i Cinque stelle, poi ha chiamato pezzi di destra nella sua giunta o nelle partecipate, poi ha tenuto e difeso, fin quando non ha presentato le dimissioni, l’assessore all’agricoltura che ha sostenuto il candidato della Lega alle Europee. L’altro giorno è andato addirittura a riverire il sindaco di CasaPound di Nardò, dove invece il Pd e il suo gruppo consiliare stanno facendo una opposizione di merito molto dura”. Rispetto a questo quadro, dice Bellanova, “ritengo doveroso che il partito regionale e quello nazionale si esprimano sulla posizione del Pd in Puglia. Devono anche dirci se è tollerabile che ci sia qualcuno che continua a dire insistentemente che il governo precedente era al servizio delle lobby. Io ero parte di quel governo ed ero al servizio della comunità. Insomma, è arrivato il momento che il Pd dice qual è la sua opinione”.

 

Quindi secondo lei Emiliano non si dovrebbe presentare alle prossime elezioni regionali? “Non escludo niente. Prima però ci sia un confronto chiaro e trasparente. A me non interessano discussioni riservate o caminetti, ma un dibattito franco. Ce lo chiedono tanti iscritti ed elettori del Pd che si trovano in confusione”. La questione non riguarda solo Emiliano ma anche il Pd regionale, precisa Bellanova: “Quando c’è una figura che condiziona un partito anche sulla base del potere di elargizione degli incarichi significa che c’è un problema”.

 

Ma la senatrice è insoddisfatta anche del dibattito pubblico a livello nazionale. “Usciamo dal chiacchiericcio. L’avevo già detto nella fase precongressuale. O il Pd recupera la sua vocazione oppure è un grande fallimento. Non può pensare di essere i Ds o la Margherita. Il Pd deve decidere se vuole fare il Pd, strumento indispensabile per questo paese. Io continuo a stare qui, nel partito che abbiamo fondato perché quelli precedenti non erano più sufficienti. Tutta questa discussione sul voto moderato e il voto di centro è più un chiacchiericcio salottiero; il Pd invece dovrebbe riflettere su come si governa la complessità”. Il Pd cioè, dice Bellanova, deve capire come parlare “ai diseredati delle periferie, alle partite Iva, ai consumatori, ai produttori, alle imprese e agli artigiani. Se andiamo davanti a una fabbrica o in una periferia non significa che stiamo realmente dentro quella realtà amara. Questo sforzo, l’ho già detto, andava fatto durante il congresso. Invece è tutto come prima. Gli accampamenti del Pd sono tutti lì. E il Pd deve scioglierli”. Per accampamenti intende le correnti? “Sì, ventiquattrore dopo il congresso si erano già frantumate in sottocorrenti. Basta, non ci capisce nessuno. Abbiamo bisogno di fare un lavoro di merito che andava già fatto in sede congressuale”. Il Pd invece oggi perde tempo, osserva Bellanova. “Un partito che vuole governare la complessità non si perde in una discussione insulsa sull’alleanza con il M5s. Il Pd è nato con la vocazione maggioritaria, e io penso che chi non crede in se stesso è già stato sconfitto. La vocazione maggioritaria va difesa, studiando e ascoltando. Facendo sintesi e costruendo con fatica una proposta per il paese”. Insomma, chiede Bellanova, “che senso ha parlare di alleanza con il M5s? Stiamo in parlamento per fare una opposizione di merito a un governo che non è solo inadeguato, ma incapace e pericoloso. Quindi l’alleanza con il M5s non esiste. Lega e Cinque stelle sono la stessa cosa. Sono il governo. Vorrei quindi ricordare, a quelli che sono al governo ma anche a quelli del mio partito, che se uno non è d’accordo con qualcosa esiste pur sempre l’istituto delle dimissioni. Chi non condivide una proposta si dimetta. Vale anche per chi era al governo prima: chi stava nei governi Renzi e Gentiloni non può scaricare la responsabilità su altri. Abbiamo tutti la responsabilità di quello che abbiamo fatto. Vale per noi ma anche per quelli che oggi governano con Lega e Cinque stelle”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi