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Fiducia sulla fine

Redazione

Lo spread stabile (ma alto). Gli investitori annusano un governo terminale

Sbaglia chi vede la flessione dello spread come un segnale che gli investitori guardino improvvisamente con favore la pretesa del governo Lega-M5s di insidiare le istituzioni europee. Lo spread è in calo e stabile sui 307 punti (comunque sui livelli di maggio) per il motivo opposto: dopo l’annuncio della procedura d’infrazione per mancate politiche di rientro del debito da parte della Commissione europea gli investitori si stanno convincendo che la manovra finanziaria dovrà essere cambiata e/o che il governo dovrà procedere a un rimpasto oppure chiamare nuove elezioni.

 

All’indomani dell’annuncio della procedura, che prevede sanzioni economiche per l’Italia, il rendimento dei titoli di stato a due anni è sceso a indicare che non ci sono prospettive di fallimento nel prossimo futuro. D’altronde il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, aveva detto nei giorni scorsi che la manovra dovrà cambiare. Il vicepremier Matteo Salvini fa il poliziotto cattivo dicendo ai commissari di rispettare gli italiani e di attendere le “lettere di Babbo Natale”, come ha detto riferendosi alle comunicazioni di Bruxelles. Ma la minaccia di una sfida alle istituzioni comunitarie sembra rientrare. “Non si tratta di fare la guerra all’Europa, ma di rispettare le promesse”, ha detto Luigi Di Maio che fa il poliziotto buono. Ovvero, se c’è un errore nella manovra respinta deriva proprio dalla pretesa dei partiti di governo di riuscire a mantenere gli impegni di una campagna elettorale bugiarda.

 

Purtroppo, anche se gli investitori confidano in un cambiamento, i danni sono stati fatti. Il Rapporto sulla stabilità finanziaria di Banca d’Italia dice che il governo sta facendosi male da solo perché “il forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato è dovuto all’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e può vanificare gli effetti positivi sull’economia della manovra di bilancio” mentre “le tensioni sul debito sovrano hanno determinato un peggioramento degli indicatori di liquidità e di patrimonializzazione e un aumento dei rischi di mercato” per le banche con effetti potenziali negativi su famiglie e imprese. La pena, dunque, non è ancora terminata. Ma si può essere ottimisti sulla fine, un po’.

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