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Il golpe dei Marmi

Vogliamo le Ferrari, non centri estetici. Lo strepito del Coni per l’invasione dei truci in campo olimpico è da applausi

16 Novembre 2018 alle 20:14

Il golpe dei Marmi

Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica)

Come tipo antropologico, con tutto il rispetto ammirato per la sua celebre eleganza, preferisco il modello alcolico e bonario di Jean-Claude Juncker, anche in versione fake eventuale, scarpa nera e scarpa marrone appaiate, come si è visto più o meno ieri con ilare imbarazzo, a quello sobrio e seduttivo di Giovanni Malagò, uno che conosce e pratica ben altri abbinamenti. Ma lo strepito dal pulpito del Coni per l’invasione armata del governo nel campo olimpico merita l’applauso. In particolare per la segnalazione brandistica: abbiamo il tricolore con i cinque cerchi, simbolo o brand o marchio inferiore nel mondo solo a quello della Ferrari, e ora dovremo accontentarci di un bandierone con su scritto SPORT E SALUTE, praticamente un centro estetico & massaggi. Ben trovato. Avevamo appena finito di dire che questi non fanno il salto nel cerchio di fuoco, ecco che si approntano i cerchi, poi in molti salteranno, vedrete. E comunque il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, uno a cui affiderei volentieri la gestione delle cose di famiglia, non conosce il motto antifa-snob della vecchia indomita goliardia italiana: se lo Sport è salute, viva la tisi!

 

Il sottosegretario che si è preso con due righe in Finanziaria i soldi del Coni, perché sia direttamente il gobierno e non una agenzia autonoma a spenderli allegramente, ha molte ragioni e una folla di adulatori dalla sua parte. Malagò si è tolto il sassolino e ora dovrà trovare un compromesso. Ma per noi tisici potenziali l’argomento usato da Giorgetti per la rapina a norma di legge è una stralunata soperchieria: dice il sottosegretario che al Coni c’è un’arietta troppo democristiana, lui che di suo avrebbe alla portata il carisma di un successore di Gianni Letta, e rivela così che la puntualità amministrativa, mancata per il ponte Morandi e tante altre faccenduole, sa di regimetto che incalza e pretende di sostituire il regime di partito-stato che ha felicemente costruito le fortune di questo paese, in particolare nel campo dello sport (la salute poi si vede, è uno di quei diritti difficili da proteggere nel tempo).

  

Il Coni ha più i cent’anni. E’ molto più vecchio della Lega, che a sua volta è il più antico partito italiano, dopo la distruzione di quelli storici, così vanno registrate le cose. Da quelle parti ne hanno fatte di cotte e di crude, immagino, però lo stellone nazionale li ha sempre aiutati a cavarsela. E non è detto che la cassa pubblica disintermediata, per la spesa sportiva, sia il rimedio giusto ai difetti eventuali di un sistema. E’ sospetta la fretta, la carica immaginifica di una guerra nello sport organizzata come un Blitz, la precisione tecnico-legislativa del fatto compiuto, mentre il Truce de’ Truci castigava il povero Higuaín. I termovalorizzatori una ceppa, d’accordo, ma le federazioni di categoria del calcio, del basket, della pallavolo, del nuoto, del ciclismo eccetera no, lì è volato uno strano ceffone. L’occupazione dello spazio, in attesa del tempo, aveva fatto gridare allo scandalo, che ora si vorrebbe sanato con la nomina del commissario Benvenuti. Ma il golpe dello Stadio dei Marmi, gloria architettonica del Puzzone, quello fa parte di una truceria o trucidezza tutta particolare, per il senso, per i modi.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Novembre 2018 - 16:04

    C’entra poco, forse tanto. È andato in onda su “Nemo”, Rai 2, un servizio “La carovana che sfida Trump”. Titolo a parte, le mamme dei sempliciotti emozionali e dei battaglioni dei PolCor, sono sempre incinte. Il fatto è incontrovertibile: lo spostamento a piedi di migliaia di persone per centinaia di chilometri, richiede un’organizzazione territoriale d’assistenza, una logistica capillare, un’intendenza e tanti $. Come nella campagna elettorale per le presidenziali Usa. Chi paga? Glisson. Mea culpa, mea maxima culpa. Il pensiero, però, reclama la sua parte: tutti gli anti trumpiani del mondo, lei per stima e rispetto la escludo a priori, sperano che per mano dei soldati di Trump, ci scappino almeno un paio di morti. Pensiero realistico o pensiero osceno? Salviamo capra e cavoli: realisticamente osceno.

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  • giantrombetta

    17 Novembre 2018 - 10:10

    Carissimo Giuliano, ma non ti fa almeno un po’ impressione che quella Lega e quei leghisti che hai ben conosciuto con Salvini siano improvvisamente diventati i paladino dello statalismo imperante? Il più antico partito italiano vivente nato per liberare la Padania e i padani dall’oppressione dello Stato tiranno e ladrone...beh, un pizzico di sgomento ci sarà consentito di provare...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Novembre 2018 - 01:01

    C’entra poco, forse tanto. È andato in onda su “Nemo”, Rai 2, un servizio “La carovana che sfida Trump”. Titolo a parte, le mamme dei sempliciotti emozionali e dei battaglioni dei PolCor, sono sempre incinte. Il fatto è incontrovertibile: lo spostamento a piedi di migliaia di persone per centinaia di chilometri, richiede un’organizzazione territoriale d’assistenza, una logistica capillare, un’intendenza e tanti $. Come nella campagna elettorale per le presidenziali Usa. Chi paga? Glisson. Mea culpa, mea maxima culpa. Il pensiero, però, reclama la sua parte: tutti gli anti trumpiani del mondo, lei per stima e rispetto la escludo a priori, sperano che per mano dei soldati di Trump, ci scappino almeno un paio di morti. Pensiero realistico o pensiero osceno? Salviamo capra e cavoli: realisticamente osceno.

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