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Ci sono anche leghisti moderati

“L’approccio aggressivo è controproducente”. Parla il sottosegretario leghista Morrone

14 Settembre 2018 alle 12:19

Ci sono anche leghisti moderati

Jacopo Morrone con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto LaPresse)

Roma. “Forse il M5s non era neanche nato quando la Lega lanciava la prima campagna anti corruzione…”. Il sottosegretario leghista alla Giustizia Jacopo Morrone ha lo scilinguagnolo ben sciolto e la spilletta di Alberto da Giussano appuntata al petto. Forlivese doc, anni 35, avvocato civilista con una passione per il calcio giocato, Morrone è al primo mandato parlamentare, guida il partito in Romagna – per intenderci è lui a organizzare il mega raduno agostano a Milano Marittima. “Ieri sera ero a Castel Bolognese, stamane ho visitato il carcere di Siracusa e tra poco volo a Ravenna. Noi della Lega presidiamo il territorio, non abbiamo da prendere la barca il venerdì per il weekend in Sardegna”. Gente pratica, insomma. Onorevole, sulla giustizia la sintonia tra Lega e 5 stelle va a giorni alterni. Dopo il decreto dignità, dovrete spiegare ai vostri imprenditori un pacchetto “spazzacorrotti” che incute paura. “La lotta ai corrotti è sacrosanta ma non deve trasformarsi in una minaccia contro i privati. Oggigiorno la Pubblica amministrazione, con sempre meno soldi in cassa, ha bisogno di cooperare con le aziende, c’è un’interazione crescente, si ricorre spesso al project financing, e se le norme sul traffico d’influenze (per esempio) ampliano a dismisura la discrezionalità interpretativa, rischiamo di combinare un pasticcio. Per questo reato, già di per sé fumoso, i pm hanno il potere di intercettare…”. Il contratto di governo promette più ascolti, più carcere e pene più alte. “Intendiamoci: a Forlì ci siamo ritrovati con due gazzelle e sei bande di ladri che di notte svaligiavano gli appartamenti. Non è accettabile che un delinquente sia scarcerato a distanza di due giorni e torni a commettere reati, magari per un cavillo burocratico o per la svista di un magistrato. Ciò detto, sul penale bisogna intervenire tenendo presente che serve equilibrio tra i reati, c’è un principio di proporzionalità da rispettare, un fatto corruttivo non può comportare una condanna più alta di un omicidio”.

 

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato che con lo “spazzacorrotti” “sarà molto difficile evitare il carcere anche in caso di sospensione condizionale”. “Questo mi pare difficile, parlo da avvocato. Dobbiamo evitare gli eccessi, l’approccio aggressivo è controproducente. Sono certo che in sede parlamentare il ddl subirà modifiche migliorative”. Intanto il Daspo a vita, anche in caso di riabilitazione, è stato espunto. “Si è trovato un accordo sull’interdizione per un massimo di quindici anni, io spero di campare un po’ di più”. E gli agenti infiltrati? “Beh, l’idea del provocatore, che crea un reato simulato, è stata accantonata. Rimane questo infiltrato, sì, io ritengo che sia utile per reati di mafia e droga, non ne vedo l’efficacia pratica nel caso della dazione di una mazzetta. Che fa, si nasconde sotto il tavolo? Ragioneremo…”. A Cernobbio il Forum Ambrosetti ha presentato una ricerca sulla giustizia incentrata sulla lentezza dei processi. “Gli imprenditori che fanno grande il nostro paese prendono decisioni nel giro di 24 ore, e poi restano appesi ad una causa civile che dura otto anni. Chi è disposto ad investire a queste condizioni? Cittadini e imprese ci chiedono meno burocrazia, meno norme, una vita più facile. Da noi il salario lo guadagna chi lavora…”. Non si lamenterà del reddito di cittadinanza? E’ nel contratto di governo. “Pacta sunt servanda, ci mancherebbe. Deve essere però chiaro che i furbetti che vogliono il sussidio per non lavorare non beccheranno un soldo”. Dinanzi a una platea di giovani magistrati, lei ha detto: “Mi auguro che la magistratura si liberi dalle correnti, in particolare di quelle di sinistra”. Temerario. “Non ho cambiato idea. In politica destra e sinistra non esistono più, la Lega ha avviato la rivoluzione del buon senso che non risponde a ideologie fuori dal tempo. In quella occasione ho esortato i giovani magistrati a scrollarsi di dosso i vecchi schemi per rendersi il più possibile terzi e imparziali. I cittadini devono tornare a fidarsi della giustizia”. Magistratura democratica ha aderito alla campagna pro immigrazione insieme a Rifondazione comunista, Potere al popolo e a una sfilza di sigle politiche e sindacali. “I politici non devono occuparsi della magistratura, così le toghe non devono fare politica ma occuparsi dei processi. Per fortuna, la maggioranza dei magistrati è composta da professionisti seri”. In tre mesi lei ha visitato una decina di istituti penitenziari. Un leghista tra i carcerati: perché? “Il carcere è un mondo parallelo: chi abita nell’appartamento accanto non sa nulla di ciò che accade oltre quel muro. Provo una sensazione strana, ogni volta. Gli agenti penitenziari non sono un corpo di serie B, svolgono un lavoro quotidiano di mediazione, gestiscono situazioni difficili e meritano più risorse. Quanto ai detenuti, essi vanno rieducati per davvero, servono strumenti per una effettiva riabilitazione, altrimenti dopo sei mesi me li ritrovo in carcere, e sono un costo sociale per tutti”. Gente concreta, insomma.

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