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Il pragmatismo interessato di Roberto Fico nell’Italia che va a fondo

Perché se qualcuno nel Pd fosse tentato di costruire sull’atteggiamento di Fico un’illusione farebbe un errore madornale

25 Agosto 2018 alle 06:05

Il pragmatismo interessato di Roberto Fico nell’Italia che va a fondo

Foto LaPresse

Al direttore - Nei tempi grami che il Pd vive oggi in Italia un solo personaggio sembra offrire a quest’aria immusonita una sponda consolatoria. Il personaggio in questione sembra essere il presidente della Camera, Roberto Fico. Non c’è tema che abbia a che fare con la parte dolente della società a cui lui non guardi con attenzione. Si comporta come uno che in certi valori ha sempre creduto. La legge Martina sul caporalato? “Da difendere”, ha detto in un’intervista a Repubblica di qualche giorno fa. Quella di Mancino contro il razzismo? “Da difendere anch’essa”. I migranti? “Ho voluto esprimere la mia vicinanza ai braccianti agricoli andando a San Ferdinando dopo l’uccisione di Soumaila Sacko”. Un florilegio di battaglie un tempo patrimonio della sinistra e uno stridore violento con le idee di Salvini che ha raggiunto il culmine nella polemica sulla nave della Guardia costiera “Diciotti”, sbarcata a Catania con un carico di disperati. Sulla vicenda, che ha generato (da quello che si legge e da quello che soprattutto s’intuisce) un conflitto istituzionale di non poco conto, la magistratura ha aperto un’inchiesta. Quest’ultimo episodio mette in grande difficoltà Di Maio e ancora di più Conte. Il primo appare infatti legato – meglio, incatenato – al personale patto con il leader della Lega nel tentativo di prolungare più a lungo possibile la vita dell’esecutivo. Finalità perseguita con tenacia anche dal secondo con qualche problema formale in più rispetto al suo vice. Il ruolo di Conte infatti è quello di presidente del Consiglio. Di conseguenza il suo obiettivo di capo dell’esecutivo non può essere solo quello di ”durare”, come ha comunicato ai giornalisti prima delle ferie con il consueto disarmante candore. La permanenza al governo intesa dunque come valore in sé.

 

Torniamo a Fico. Il suo atteggiamento controcorrente non deve essere considerato una novità nel panorama politico nazionale. Politici del passato che dalla coalizione di governo strizzavano l’occhio alle opposizioni, apprezzandone le idee, se ne ricordano tanti. Solo che si sono sempre fermati al di qua del confine dell’apostasia, privo dunque di effetti pratici. Se qualcuno nel Pd fosse tentato di costruire sull’atteggiamento di Fico un’illusione – nei momenti di crisi, si sa, le illusioni germogliano – farebbe un errore madornale. C’è stato un tempo breve, dopo le elezioni, in cui il Pd poteva, sia pure con numeri stentati, offrire il proprio appoggio esterno a un governo di grillini, non fosse altro che per scongiurare l’innaturale convergenza di questa coalizione. Oggi quel tempo non c’è più. L’azione del presidente della Camera alla lunga produrrà con le sue aperture a sinistra l’effetto di mantenere abbarbicato al M5s quel numero infinito di elettori del Pd che nel Mezzogiorno, nelle recenti elezioni, rompendo gli indugi, ha votato il movimento di Beppe Grillo. I numeri a tale proposito sono eloquenti. Rispetto alle politiche del 2013 i Cinque stelle hanno perso in alcune regioni del nord ma nel sud sono passati dal 26 per cento al 47 per cento. Fico, trovandosi oggi in una coalizione di governo con Salvini, si è imposto due compiti. Sul piano esterno tenta di bilanciare con un tratto umano più accettabile le sfuriate xenofobe del leader del Carroccio. Sul piano interno svolge invece un’azione politica più pragmatica che guarda al futuro. Più verosimilmente al proprio futuro. A quando cioè il sodalizio dei due forti vicepremier dovesse trovare sulla propria strada ostacoli insormontabili. Un’ipotesi di lungo periodo. L’esecutivo navigherà contraddicendosi giorno dopo giorno, ma non appare nel tempo breve destinato a sfasciarsi. A tutti gli strappi si applicherà un rattoppo. E il principio di non contraddizione, che vale anche in politica, sommerso dal clamore dei social, apparirà nei fatti irrilevante. Andremo avanti per molto tempo con questa formula inedita. E’ il nuovo stile politico dell’Italia d’oggi. Alla quale si potrebbe applicare una formula disperata, che Leonardo Sciascia, molti anni fa, sbagliando, aveva coniato per l’Italia degli anni 70: “Andremo sempre a fondo senza mai toccare il fondo”.

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Commenti all'articolo

  • niky lismo

    25 Agosto 2018 - 15:03

    Analisi lucida e ragionevolmente pessimistica, che proprio per questo pare chiudere ogni speranza a chi (elettore o ex elettore) conserva un barlume di fiducia nei valori della cultura, dell'approfondimento, della competenza come premessa di ogni idea degna di considerazione (perché "uno non vale uno", per nostra fortuna). In chi o che cosa dovremmo confidare se non nelle parole ufficiali di una importante carica istituzionale (Fico, nella fattispecie), sia pure col dubbio della strumentalità e del prevalente interesse personale? Non può essere irrilevante che all'interno di questa raffazzonata e divagante maggioranza vi sia chi ancora pronuncia frasi di buon senso: sarò ingenuo, ma a me le dichiarazioni del Presidente della Camera attenuano un po' l'angoscia della deriva inconcludente e populista in cui siamo precipitati. Consolazione da poco, certo, e tuttavia consolazione. Sulla quale, magari, lavorare e ricostruire. Paolo Russo

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  • giantrombetta

    25 Agosto 2018 - 08:08

    Egregio Loiero, una cosa andrebbe in primo luogo sempre ricordata. Roberto Fico e’ il presidente della Camera e non un membro del governo ne’ piu’ un politico dirigente del partito. E’ la terza carica istituzionale dello Stato, dunque super partes per dettato costituzionale. Il suo compito e’ presiedere con assoluta imparzialità i lavori parlamentari astenendosi dal partecipare direttamente alla formazione delle leggi. E infatti per prassi non partecipa alle votazioni. In quanto alta istituzione pubblica egli rappresenta in tutte le sedi nazionali ed internazionali tutto il Parlamento, ovvero chi pro tempore e’ maggiiranza e chi pro tempore e’ opposizione. Altro senso e significato di istituzione democratica non conosco. Ne consegue che ogni sua esternazione di parte e’ da considerarsi grave violazione dei suoi compiti e doveri, testimonianza di una pericolosa deriva che non può non minare credibilità e prestigio delle Istituzioni repubblicane. Punto e a capo.

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