Consultazioni, Sergio Mattarella riceve Matteo Salvini (foto LaPresse)

Il Quirinale non Lega

Salvini incontra Mattarella. E dietro la tanta “cordialità” ufficiale ci sono strategie e timori elettorali reciproci

Roma. Un incontro funambolico, tenuto su con gli spilli d’una gentilezza apocrifa, a coprire disamore e diffidenza, forse persino reciproco timore. Matteo Salvini doveva raggiungere il Quirinale per denunciare al presidente della Repubblica, e capo del Csm, “un attacco alla democrazia”, quel verdetto della Corte di cassazione che ha disposto il sequestro di 49 milioni alla Lega “una cosa che non si vede nemmeno in Turchia”, ma poi ha spiegato che avrebbe invece incontrato Sergio Mattarella per “il piacere di spiegargli le tante cose fatte nel primo mese da ministro”. E il presidente della Repubblica aveva manifestato distanza e fastidio per il tentativo da parte di Salvini di coinvolgerlo su un tema controverso e che comunque, secondo il Quirinale, non riguarderebbe in nessun modo il presidente della Repubblica, ma alla fine ha accettato di ricevere Salvini “in qualità di ministro dell’Interno” e non di capo della Lega, come se si trattasse di un personaggio di Italo Calvino e non di un leader politico in carne e ossa. 

  

E la verità, probabilmente, è che il presidente della Repubblica e il leader della Lega un po’ si temono vicendevolmente. Al Quirinale è arrivata insistente la voce che Salvini stia tessendo una trama che porta verso le elezioni anticipate, ma chissà. E allo stesso tempo dalle parti della Lega si è fatta sonora la voce del previdente Giancarlo Giorgetti, che alla baldanza del segretario e ministro dell’Interno, alla sua aria inquieta e affamata, contrappone la saggezza sperimentata e antica della politica: l’equilibrismo, la diplomazia, l’arte morbida ed eterna che predica la necessità di avere buoni rapporti con il Quirinale, cioè con colui che le Camere poi le deve sciogliere sul serio. E allora i consiglieri di Mattarella sanno bene che scontrarsi con Salvini significherebbe offrire il fianco a una possibile campagna elettorale aggressiva della Lega, il partito sempre alla ricerca di nemici e capri espiatori da gettare in pasto alle ire del mercato elettorale. Un mese fa, d’altra parte, quando tutto sembrava precipitare e Luigi Di Maio chiedeva l’impeachment di Mattarella, e lo stesso faceva Giorgia Meloni, tutti avevano capito che s’era a un passo da una campagna elettorale nella quale il Quirinale sarebbe finito a fare da bersaglio assieme all’Unione europea, all’euro e alle non meglio specificate élite.

    

E allora “l’incontro è stato cordiale”, dicono dal palazzo presidenziale, dove tengono a precisare che di null’altro s’è parlato se non di governo e di provvedimenti. Quasi la stessa formula usata ufficialmente anche dalla Lega – “massima cordialità” – con la differenza tuttavia che fonti autorevoli del partito ex padano con mezze parole, e allusioni, fanno intendere che “l’argomento dell’agibilità politica”, insomma della sentenza della Cassazione, “indirettamente” è stato affrontato. E chissà che vuol dire quell’“indirettamente”. Sembra di capire che sia Mattarella sia Salvini hanno teso a minimizzare i possibili danni, ciascuno traendo quel poco di profitto possibile dallo scivolosissimo incontro: il presidente è restato apparentemente fermo sulle sue posizioni, e Salvini ha potuto far passare l’idea in ogni caso di aver manifestato il suo malessere al capo dello stato e senza incorrere in forzature capaci di irritare e irrigidire il presidente. Sullo sfondo dei loro rapporti resta l’incognita del governo, le cui contraddizioni interne spingono Salvini e la Lega a mantenere vivi i rapporti con Silvio Berlusconi, affinché tutte le strade restino aperte, e tutte le opzioni possibili: elezioni anticipate o addirittura l’ipotesi al momento più che evanescente, fantasiosa, eppure accarezzata, di un cambio di maggioranza in corsa. La sostituzione del M5s con Forza Italia e FdI. Tutte strade che per forza di Costituzione passano però dal Quirinale. Dunque tanta “cordialità”.