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C’era del metodo nella follia di Salvini: distruggere un’intera nazione. Ricordatevelo

Di Maio ha fatto promesse che non poteva mantenere, la Lega voleva una rottura. Politica e giornali hanno un’estate di tempo per capire

29 Maggio 2018 alle 06:28

C’era del metodo nella follia di Salvini: distruggere un’intera nazione. Ricordatevelo

Matteo Salvini a Pomeriggio 5 con Barbara D'Urso (foto LaPresse)

C’era del metodo in quella follia. A non riconoscerlo, nel doppio senso della parola riconoscere – individuare e comprendere –, si commette un errore di sottovalutazione del rischio vissuto con l’avventura alla quale siamo provvisoriamente scampati. Il metodo Salvini (Di Maio è solo un fessacchiotto molto ambizioso e opportunista, cocco delle tricoteuses delle televisioni) è stato questo: io sono #bastaeuro, ma lo dico e non lo dico, almeno in campagna elettorale mi butto sopra tutto sui negher (Prima i maliani!, ricordalo Matteo pensando intensamente al signor Gassama, quello senza permesso di soggiorno che ha salvato un bambino inerpicandosi per quattro piani), poi al momento giusto tiro fuori Paolo Savona e il piano B. E dov’è il metodo? E’ qui. Se voglio governare alla Trump, nella logica di una rottura strategica ribadita con il plebiscito twittarolo di ogni giorno, se voglio agire da buon lepenista “au nom du peuple”, allora devo sputtanare centotrenta miliardi di spesa pubblica per travolgere pensioni e sistema fiscale, e soddisfare attese neoclientelari, e devo annunciarlo subito in forma rigorosa, per “contratto”. Ma se voglio far questo devo sfidare l’Unione europea, settant’anni di solidarietà impicciosa ed esigente, fatta di pace prosperità e squilibri, devo mettermi in condizioni di farlo e questo mi è possibile solo agitando la bandiera di un possibile, probabile Italexit: il professor Savona all’Economia, uno stranamore simpatico con curriculum e fiocco, è stato questo tentativo di fare un governo nel segno di una rottura, costi quel che costi. Chi si domanda, ma perché non hanno messo Giorgetti? si fa la domanda sbagliata e non comprende, non individua il metodo nella follia. Il numero due di Salvini è un politico, non un garante della rottura in Europa come rischio e come metodo. E’ un metodo che andava stroncato per quanto legittimo, punto. Infatti costa un rischio di catastrofe per tutti e lo si può attuare soltanto intimidendo e annientando le funzioni di garanzia del presidente della Repubblica. Ciò che invece è illegittimo e illegale. In limine mortis, dopo molti errori di passività formale, il Quirinale lo ha capito, e merita infine gratitudine.

  

Ora il maggior numero possibile di italiani, ragionando, ché non c’è altro da fare, può capire che la masnada arrembante grillina ha fatto promesse che sapeva di non poter mantenere, mentre Salvini voleva mantenere la grande promessa di rottura, dissimulata in campagna elettorale ma consustanziale alla sua identità di caporione nazional-populista. Per questo i primi volevano salvare comunque il governo del professor Conte, Savona o Giorgetti chissenefrega, al contrario di Salvini che era disponibile a un’impresa quasi disperata, che poteva travolgerlo di brutto, liquidando la fiducia universale nel paese degli scrocconi, solo a patto di poter andare fino in fondo impadronendosi del potere di decisione, alla Trump o alla Le Pen, in un sistema istituzionale fondato su una divisione dei poteri in cui all’esecutivo tocca un potere decisamente minore che negli Stati Uniti o in Francia, quale che sia la maggioranza parlamentare che lo sostiene. L’umiliazione del sistema, annunciata e garantita da un nome, era decisiva per lui, era il suo metodo, appunto.

 

Capito questo, bisognerà che in un’estate politicamente torrida la platea elettorale si metta bene in agenda il conto delle perdite sociali e famigliari e individuali cui saremmo obbligati dall’avventura antieuro. Vediamo se televisionisti e scribacchini capaci di passare il loro tempo ad ascoltare monologhi grillozzi e comizi salviniani, dando il culo ai provocatori per il gusto di un punto di share in più o di una copia in più, per rancore o vanità, sapranno far tesoro dell’esperienza malmostosa e torbida in cui hanno contribuito a gettare l’Italia. I pentimenti dell’ultima ora sono stati tanti, mercati e portafoglio parlano a imprenditori, editori e portavoce vari con decisa eloquenza. Vediamo. Non sono ottimista, ma che la posta non sia un generico europeismo, bensì la più concreta distruzione di un profilo nazionale affermatosi in settant’anni, e generatore di crescita sociale e civile, dovrebbe essere ormai chiaro.

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  • giuseppezavaroni

    31 Maggio 2018 - 11:11

    Benché si possano condividere molte delle considerazioni di sostanza, trovo sorprendente e deludente la durezza e il disprezzo che traspaiono dai toni e dal lessico, specie se paragonati alla tenerezza e alla comprensione dimostrate negli ultimi anni a Renzie, Gentiloni, Del rio, Boschi e anche al governo dei professori (Monti, Fornero & co.), che forse coll'Europa avrebbero potuto essere più intransigenti e non hanno mai fatto pesare il valore economico dell'italia a beneficio degli italiani. Non ho mai spetato che Repubblica, Corriere, Stampa e corifei vari della politica mediocre traessero ispirazione dal Foglio. Ma vedere il Foglio che si allinea a quelli lì è desolante. Tuttavia, non disperiamo di leggere di nuovo l'Elefantino. Cordiali saluti

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  • Giovanni

    29 Maggio 2018 - 21:09

    Leggo tanti interventi di lettori che rimpiangono la Lira e parlano dei bei tempi andati ma io ho una certa età e non ricordo che fossero bei tempi. Infatti in quei bei tempi il nostro paese era lacerato dai terrorismo di destra e di sinistra, un presidente del consiglio venne rapito ed ammazzato come un cane, le bombe scoppiavano un giorno si e l'altro pure sui treni, nelle piazze, ovunque e la mafia spadroneggiava facendo saltare in aria procuratori. L'inflazione arrivò al 17% e il debito pubblico che oggi noi ci ritroviamo sulle terga si accumulò proprio in quel periodo. Ricordo ancora quella sera in cui a reti unificate Andreotti affranto comunicò agli italiani che il nostro debito pubblico era arrivato ad una cifra con tantissimi zeri "...una cifra che non riesco nemmeno a leggere..." disse "...la nazione dovrà fare tanti sacrifici..." aggiunse. Poi una notte senza dir nulla il governo entrò nei conti correnti degli italiani e li alleggerì. Bei tempi? Tempi da incubo piuttosto

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    29 Maggio 2018 - 20:08

    Da quando abbiamo (hanno, nessuno ha chiesto il mio parere) aderito all'euro la crescita italiana si è più che dimezzata ed è fanalino di coda dietro perfino la Grecia. La Germania ha enormemente accresciuto il suo potere economico e finanziario. Uno stipendio di 2.000.000 di lire era un buon stipendio, uno di 1.032,9 euro è quasi da fame. Ma perché si continua ad ignorare l'evidenza? Per partito preso? O non siamo capaci di organizzarci e gestire questa sovranità limitata indotta da euro ed UE o non è la ricetta giusta per la nostra economia o entrambe le cose. In ogni caso, visto che tutti, ma proprio tutti, a parole dicono che bisogna riformare l'UE, non sarebbe meglio mandarci personaggi con la schiena diritta come Savona piuttosto che calabraghe come quasi sempre?

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  • paolo80

    29 Maggio 2018 - 15:03

    Anzitutto dobbiamo ringraziare il presidente de la Repubblica Sergio Matarella. Ha sventrato l'attentato che avrebbe ucciso i cittadini Italiani. Solo oggi la stampa rende pubblico tutto preparato per fare perdere agli Italiani tutti i loro risparmi mentre loro sono in salvo. Uscire dall'euro il più velocemente possibile. Dietro si scopre la mano russa con gli accordi segreti Salvini - Putin. Dopo aver fatto campagna su pretesti di fermare degli invasori, è contro noi che questo individuo sta giocando. Loro a salvo mentre i mercati che ballano portano via i nostri pochi risparmi. Adesso che siamo al corrente di tutto, la stampa ha il dovere di informati con tutti i dettagli sugli accordi tra Salvini - Putin. I giornalisti avranno paura di andare in Russia perché lì si esce avvelenato o con la gola tagliata, importa poco. Avete il dovere di dare agli elettori tutte le informazioni altrimenti sarete anche voi tenuti per responsabili di altro voto sbagliato. Non c'è un Macron in I

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    • carlo schieppati

      29 Maggio 2018 - 16:04

      Ma certo: era un complotto (o comblotto?) del KGB!

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