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Conte, gli avvocati che si fanno avvocati del popolo, le istituzioni, l’eversione

Il primo tribuno della plebe fu Mario, per fortuna c’era Silla. Da allora la plebe, in Italia, ha sempre il suo perché: ragioniamo per caste

24 Maggio 2018 alle 21:03

Conte, gli avvocati che si fanno avvocati del popolo, le istituzioni, l’eversione

Foto LaPresse

Per trovare il primo avvocato del popolo che ha provato a prendersi Roma bisognerebbe risalire al 120 avanti Cristo, si chiamava Mario e la sua carica istituzionale si chiamava, più precisamente, tribuno della plebe. Di tempo ne è passato, ma la plebe, in Italia, ha sempre il suo perché: ragioniamo per caste, come gli indù. Il tribuno della plebe era un istituto antico quasi quanto l’Urbe, ma era organo di giustizia e non politico. Mario però era un popolano tosto, ci prese gusto alla contrapposizione tra plebe ed élite, e quando divenne console intraprese la famosa guerra (civile) contro la casta. La casta erano i senatori e l’aristocrazia, lui difendeva la plebe, chissà se si riteneva un populista. Finì piuttosto male – c’è sempre qualcuno più bravo di te nelle liste di proscrizione, quando lo scontro è senza mediazione e invece di limitarsi a governare si pretende di cambiare le regole della repubblica. E Silla era un aristocratico, sì, ma notoriamente anche figlio di una buona donna. Avercene, verrebbe da dire.

 

Risalendo per li rami, ne abbiamo visti a frotte di geni e maghi, di avvocati del popolo, di tribuni della plebe, di amici del popolo (l’Amico del popolo era Marat: un tagliagole prestato al giornalismo). Un aspetto curioso è che tanti erano avvocati, di professione. Il parossismo fu probabilmente la Rivoluzione francese, dove la concentrazione di legali fu tale da rasentare l’ingorgo. Fu una vera rivoluzione della categoria, si può dire, forse solo i Cinque stelle vantano una percentuale più alta di avvocati mancati. Robespierre era un nobile togato di provincia, Saint-Just un avvocaticchio fallito, letteralmente uno scappato di casa. Danton pure, ma aveva un vocione da tenore e divenne il più abile oratore del popolo. Desmoulins era avvocato pure, ma balbuziente, oggi lo avrebbero confinato sul Blog. Tutti avvocati del popolo, tutti dalla loro parte. Il problema qual è? Che assumere la difesa d’ufficio del popolo, come fece Mario quando smise di fare il magistrato per fare politica, come fecero Robespierre e Danton (ma pure Castro veniva da una laurea in legge) applicato alle istituzioni diventa un atto sovversivo (nel senso di rivoluzionario). Da sindacalisti di una parte in causa, si diventa potenziali eversori della sovranità, del ruolo del potere esecutivo e legislativo (il Parlamento, una scatola di tonno).

 

Così quando il nostro Uomo Nuovo, l’avvocato (per l’appunto) Giuseppe Conte, dopo la convocazione al Quirinale si presenta: “Mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo italiano”, e annuncia di voler “dar vita a un governo dalla parte dei cittadini”, i casi sono due: o è inconsapevole della venatura eversiva dell’espressione (Robespierre in nome dell’avvocatura popolare mozzava le teste e decideva le leggi), il che è anche probabile se si è prestato a un tale papocchio politico. Oppure sa benissimo che essere presidente del Consiglio non è essere l’avvocato di una parte (lesa?) contro qualcun altro. Ma è esattamente essere il qualcuno che rappresenta tutti, il popolo le istituzioni e persino le élite, e dovrebbe cercare di lavorare per il bene generale. Dire il contrario è prendere la divisione dei poteri e buttarla al macero.

 

Che non sia l’unico a non essere consapevole della posta in gioco, è evidente. Matteo Renzi ha risposto a Conte via Twitter: “Egli si è proposto come l’avvocato difensore del popolo italiano: noi ci costituiamo parte civile”. Scambiare la parte civile per l’opposizione, non solo non è un buon affare: è un disastro politico. Accettare o prendere per buona la metafora della politica come scontro in tribunale significa legittimarla. Mentre si dovrebbe pretendere di ripristinare le regole, e il rispetto dei ruoli, e dei giochi di ruolo: tribuno, avvocato, presidente dell’esecutivo. (Notaio della Repubblica, anche no).

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    25 Maggio 2018 - 15:03

    A voler leggere nella dichiarazione del nostro (ultimo) avvocato l'automandato di difensore del “popolo”, non si fa giustizia dell'aspetto più inquietante del messaggio sotteso, la riduzione delle eccellenze per abbassarle a livello del cosiddetto popolo. “... l’amministratore invece di essere massimamente responsabile, ed esprimere il meglio della società, si fa megafono dell’espressione popolare, che non è sempre il massimo”, dice Beulcke. (A. Brambilla, il Foglio 25/5/18). Sono i sentimenti popolari maturati sulla base di una percezione superficiale il pericolo, essi vanificano la competenza dei professionisti riducendola a mere scelte dettate da basso interesse. E' la complessità del sistema ad arginare la supremazia del principe, proprio in virtù delle tante parti in causa. Motivo del mancato equilibrio tra i poteri, dominato dai forti innominabili, è l'asimmetria causa debolezza della politica. Senonché tutti gli interessi vincenti vanno all'unisono contro l'inerme popolo.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Maggio 2018 - 13:01

    Suggestivo l’excursus dei tribuni della plebe, tutti sconfitti non solo dai Silla di turno, ma pure dall’impossibilità ontologica che la plebe possa governare se stessa, rimanendo plebe. Ma questa è un’osservazione storico/culturale. Le plebi di oggi, hanno a disposizione gli stessi strumenti mediatici, comunicativi delle elite. Per cui è più potente il messaggio, mediaticamente amplificato e diffuso: l’avvocato Conte ha ricevuto, alla fine della giornata le associazioni dei “cittadini truffati e vittime delle banche”, di sanculotti vocianti e giacobini forensi. La "pericolosità" per ls democrazia parlamentare non è da sottovalutare.

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  • Beresina

    Beresina

    25 Maggio 2018 - 10:10

    Mi stupisce come in generale icommenti, non solo del Foglio, travisano le parole di Conte, che non ha detto che sarà l'avvocato del popolo, formula indubbiamente giacobina, ma l'avvocato del popolo italiano, con l'accento posto sull'aggettivo "Italiano" e quindi con una connotazione non giacobina ma semmai identitaria e nazionalista. Un'accentuazione che ha un senso in un paese in cui la classe dirigente in genere fa a gara a definirsi "antiitaliana" e a auspicare il vincolo esterno come necessario correttivo della congenita "inferiorità" italiana. uno può non essere d'accordo con tali tesi ma questo non ha niente a che vedere con i tribuni della plebe.

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    • mristoratore

      25 Maggio 2018 - 10:10

      Li ha assolutamente ragione. Temo che comincino a scarseggiare gli argomenti "contro", anche per il buon Cerasa ...

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  • carlo schieppati

    24 Maggio 2018 - 23:11

    Ma perchè non è andato stasera da Formigli a parlare di Banca Etruria? Ragazzi, se il livello è questo c'è da preoccuparsi veramente. Ma da dove lo hanno raccattato?

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    • avv.ferri

      25 Maggio 2018 - 08:08

      Capisco la posizione del Foglio Capisco le critiche distruttive Ma qualcuno delle élite ha in alternativa a questo governo che non sia FI e PD (bocciata dal popolo ?)

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