C'è un'autostrada per un centrodestra europeista

Redazione

Gli “spaventaspread” Salvini e Di Maio danno la motivazione alla destra europea per cercare spazi e consenso. Un convegno alla Camera di Commercio di Roma prova a tracciare una strada

Roma. Le conseguenze dalla fantasy economy degli “spaventaspread” del governo potenziale Lega e M5s rischiano di rovinare in pochi giorni, dopo l'uscita del leak del “contratto” provvisorio sul programma di governo, il lavoro che la Banca centrale europea di Mario Draghi ha fatto in tre anni. Il “contratto” contiene tutti gli ingredienti per spaccare l'Eurozona a partire dalla richiesta di azzerare 250 miliardi di debito pubblico italiano acquistato dalla Bce con il Quantitative easing. Le conseguenze sono lungi dal lasciare totalmente indifferenti i mercati. Non tanto per la danza di lady spread o il colpo al listino principale della Borsa italiana, quanto perché l'incertezza politica congela la possibilità di investire in Italia. Il fondo americano Cvc ha sospeso il takeover della farmacutica Recordati perché il quadro politico è incerto (nonostante le rassicurazioni di Matteo Salvini e Luigi Di Maio la minaccia dell'uscita dall'euro non è disinnescata). Moody's invece ha avvertito che il fatto politico sarà tenuto in grande considerazione in sede di revisione del merito di credito dell'Italia.

 

In questo contesto, in cui emergono forze populiste capaci di disgregare l'Eurozona, c'è preoccupazione nei partiti europei di centrodestra. Ma anche la consapevolezza che ci sia spazio ampio per conquistare quella parte dell'elettorato di destra che si ritiene europeista e crede in un progetto federalista dell'Unione.

Alla riunione del Partito popolare europeo a Sofia (Bulgaria) Silvio Berlusconi si è detto “molto preoccupato per ciò che può succedere ai mercati, alle aziende ma anche ai risparmiatori italiani”. Mentre il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, presente al vertice, ha detto che “l'euro noi dobbiamo riformarlo, non abbandonarlo”.

 

La proposta di un rilancio del centrodestra in senso riformista “con lo spirito del '94” è tornata a essere pronunciata da Andrea Ronchi, già ministro per le Politiche comunitarie nel IV governo Berlusconi, al convegno “Immigrazione e sicurezza più Italia in Europa” organizzato alla Camera di Commercio di Roma il 14 maggio dal think tank Il Timone formato da imprenditori, manager, professionisti. Ronchi si è detto convinto che “non nascerà” il governo Lega-M5s o almeno “me lo auspico molto”, ha detto, aggiungendo la necessità per il centrodestra di approfittare dello spazio politico aperto dalla breccia dei movimenti euroscettici. Al convegno è intervenuto anche l'ex prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro.

 

Ronchi ha proposto di discuterne in tutte le sedi possibili a cominciare da fori come il pensatoio “Il Timone” animato da Giancarlo Cremonesi, già presidente della Camera di Commercio e di Acea. Cremonesi ha raccolto la sfida e ha messo in fila le non secondarie problematiche europee a cominciare dalla revisione dei Trattati, dall'immigrazione, e il crescente euroscetticismo motivato dalla egemonia franco-tedesca sul continente.

 

Dall'europarlamentare Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, è arrivata l'esortazione a valutare non soltanto quanto l'Europa non fa per noi ma anche che “dobbiamo continuare a fare i compiti a casa in questa comunità”, ha detto elencando le discussioni strategiche in cui è coinvolto direttamente a Bruxelles - a cominciare dalla costruzione dell'Unione bancaria - e avanzando l'idea di una riforma della governance in senso federalista (per limitare scompensi a favore del tandem franco-tedesco). Dei processi dai quali insomma l'Italia non si può chiamare fuori come vorrebbe un governo giallo-verde ma nel quale deve essere e sentirsi coinvolta. Per il centrodestra europeista c'è un'autostrada, e tra l'èlite della Capitale si comincia a discutere su come riuscire a percorrerla.

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