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“Il Pd valuti se chiedere a Renzi il ritiro delle dimissioni”, dice Anzaldi

Il deputato del partito democratico: “Un’alleanza con il partito di Di Maio sarebbe un voltafaccia ai nostri elettori”

25 Aprile 2018 alle 21:20

“Il Pd valuti se chiedere a Renzi il ritiro delle dimissioni”, dice Anzaldi

Matteo Renzi durante la conferenza stampa in cui ha annunciato le sue dimissioni da segretario Pd (foto LaPresse)

Roma. Dice Michele Anzaldi, deputato del Pd, che “il partito nel proprio interesse dovrebbe valutare se gli conviene stare in questa terra di mezzo – anche solo da un punto di vista comunicativo – o se deve trovare un segretario. E dovrebbe anche valutare se chiedere un sacrificio a Matteo Renzi oppure no. E non è detto che lui sia disponibile”.

 

  

Insomma, Renzi dovrebbe ritirare le dimissioni in assemblea, come chiede Antonello Giacomelli? Questo potrebbe cambiare non poco gli equilibri nel Pd, che sembra prepararsi anche all’ipotesi del voto anticipato (e il problema a quel punto sarebbe chi fa le liste: il segretario? Il presidente del partito?). Intanto però c’è da capire che cosa deve fare il Pd nella trattativa con il M5s. Un’alleanza con il partito di Di Maio, dice Anzaldi (foto a sinistra) al Foglio, “sarebbe un voltafaccia ai nostri elettori: per tutta la campagna elettorale abbiamo detto ‘mai con gli estremisti’ e ora ci alleiamo con chi non soltanto ci ha dato per cinque anni dei ladri, dei mafiosi e via insultando, ma ha anche un programma che è opposto al nostro? Credo che nessun elettore Pd capirebbe. Basta vedere come reagiscono i nostri militanti sui social, ma lo stesso avviene con  le persone nei bar o per strada”. 

 

E se Di Maio facesse un passo indietro? “Davvero pensiamo che il problema sia Di Maio? Il problema sono le loro proposte che farebbero saltare i conti dello stato se applicate, il problema è la matrice demagogico-populista di quel partito, il potere oscuro ed ereditario di Casaleggio. Il problema è l’idea di paese che in questi anni hanno propagandato, il paese dell’assistenzialismo e della decrescita felice, che è felice solo per i miliardari come Beppe Grillo”. Qualora Sergio Mattarella rivolgesse un appello al senso di responsabilità, il Pd come dovrebbe rispondere? “Se l’appello è rivolto a tutti e tutti mostrano responsabilità, credo che  il Pd  non si sottrarrebbe. Ma se l’appello diventa solo una forzatura per costringere il solo Pd a fare quello che i suoi elettori gli hanno detto chiaramente di non fare,  mentre gli altri partiti capitalizzano politicamente e ci ricoprono di insulti, allora no grazie. Anche perché non si può far finta che le elezioni non ci siano state, i risultati non possono essere messi da parte con una dichiarazione televisiva”.

 

Vede dunque possibile un governo del presidente? “Lo vedo possibile se i partiti si assumono tutti le proprie responsabilità. Se i partiti che hanno vinto, o così ci hanno raccontato per 50 giorni, vanno avanti a veti e diktat, sarebbe stupefacente che la situazione ricadesse tutta sulle spalle del partito che tutti ci hanno spiegato aver perso, ovvero il  Pd. Non si può amplificare a dismisura  una sconfitta politica solo per costringere Renzi a correre a dimettersi e poi trasformare le elezioni in una quasi vittoria per partecipate o peggio consentire inciuci e spartizioni di poltrone coi Cinque stelle, delle due l’una”. Sarebbe giusto fare un referendum tra gli iscritti del Pd? “Il partito ha i suoi organi decisionali, a partire dalla Direzione. In quella sede avverrà il confronto, ma non credo che improvvisamente il Pd possa cambiare la linea seguita in tutti questi mesi, sconfessando quello che abbiamo detto agli elettori”.

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