L'incubo della società civile in versione Casaleggio e cabaret

Ha fatto progressi, spalleggiata dai soliti manettari e da una borghesia poco schifiltosa. Il problema di un paese serio non sono i paraventi civili della politica, ma una classe dirigente. Che c'è o non c'è

25 Febbraio 2018 alle 06:00

L'incubo della società civile in versione Casaleggio e cabaret

Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e Beppe Grillo nascosto dal simbolo del M5s (foto LaPresse)

Questa storia di sbrindellati, incappucciati, truffatori eccetera diffusi a piene mani nelle liste dei grillozzi va presa per una volta sul serio. Ma non con toni moralistico-giustizialisti. In fondo chissenefrega di un Caiazza presunto riciclatore, di quattro massoni in croce, e di raggiri dell’onestà-tà-tà. Ne avranno parlato Di Maiuzzo e il segretario generale del Quirinale nell’incontro paramussoliniano precedente la marcia su Roma che non ci sarà, nemmeno in vagone letto. Se la sbrigheranno loro.

 

A me interessano Paolo Flores, Paul Ginsborg, gli epigoni ciarlieri dell’ormai taciturno intelligente Nanni Moretti e perfino quello studioso di Bernini che spara fesserie da mane a sera sulle scene della cultura e della politica. E che c’entra, direte. C’entra, c’entra. La società civile è la protagonista dei nostri sogni, ed è un incubo, in realtà, che ce ne accorgiamo oppure no, fa lo stesso. La società civile però non è solo il mito, il richiamo all’azione, coltivato da intellettuali e cineasti (che bel dispregiativo soave, “cineasti”). La società civile, opposta per principio ai partiti o ai movimenti politici strutturati, quella delle professioni, delle posizioni sociali di grido e di candidatura, quella che affascina, si dice, l’elettorato stanco di mestieranti, è il fulcro dell’esperimento ambizioso e farlocco della Casaleggio & Associati. Una società privata che è giunta fino al punto di pretendere il controllo, nelle forme più chiaramente estranee alla Costituzione, su coloro ai quali assicura un mandato attraverso la formazione delle liste elettorali, con un clic.

 

Ecco, la maschera è caduta definitivamente. Finché si trattava di assemblee da Palatrussardi, con tante belle faccine di ideologi a cantarle chiare e forti all’idea che si erano fatte di Berlusconi o di Renzi, fa lo stesso, eravamo in un ambito di società civile soi disant colta e, appunto, civile. A parte quel tredicenne che tenne un comizio intriso di moralismo incivile contro l’osceno Cav. da un palco tutelato da Umberto Eco. Con i Casaleggio e il cabaret la società civile, spalleggiata dai manettari soliti e da una borghesia poco schifiltosa, disposta a digerire anche i sassi e la merda, ha fatto progressi, è diventata progetto pieno e millennial, è entrata nella democrazia della com., comunicazione social. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, e una tale valanga di detriti mostra con evidenza che il problema di un paese serio non sono i paraventi civili della politica, ma una classe dirigente. C’è o non c’è, riesce o non riesce a costruire consenso su di sé, e sulla sua visione di società.

 

Di più. Dovremmo finalmente avere capito chi siamo, intesi come società da esposizione e da battaglia simbolica. Stavolta c’è tutto un apparato semisegreto di elezione, una rete che affetta trasparenza, un centro di comando ridicolo ma insidioso che mette in parure la società civile, che la propone come nucleo duro di un’idea violenta e demagogica della politica a venire. Il virtuale con le sue logiche espone la verità che gli intellettuali dell’Ottocento, con le loro battaglie risonanti ma vuote, avevano potuto nascondere in un’apparenza di realtà sociale: con i Flores eravamo in un ambito di peggio, ma non fino al presidente del Potenza Calcio. Nella realtà siamo così così, ovvio, come tutte le populace del mondo, e non abbiamo bisogno di giustificare i nostri peccatucci e le nostre insufficienze, sono cose di cui sono fatte le democrazie liberali. Ma una volta nella vetrina della società civile come partito di nuovo conio o come soggetto politico istantaneo, ecco che siamo e ci facciamo riconoscere agevolmente un po’ luridi, mentitori, persone brutali che vengono denunciate dalle mogli, e con ritrattazione per di più, gente da scontrini bucati (l’anello di congiunzione, cioè il primo grillino inconsapevole, ricordiamolo sempre, è stato il predecessore della signora Raggi). Siamo quelli del congiuntivo che se ne va, quelli delle cifre a scazzo buttate lì, siamo quelli dei vaccini, i combattenti della monnezza. Questa è incontrovertibilmente la salsa della società civile, quando deve condire un disegno politico, e magari portarlo al Quirinale nei giorni radiosi della vigilia. Pensateci, e votate contro i cassonetti rigurgitanti di bellurie, ideati nel nome del popolo e della società esclusivamente per coglionarvi. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    25 Febbraio 2018 - 18:06

    La società civile a cui si appella l'emerito è destinataria di una lettera aperta di Luciano Violante sul Corriere di oggi, 25/2. A loro si rivolge per esaminare punti tra i quali la moralità “usata come strumento nella lotta politica” a cui è conseguita l'attribuzione alle Procure di un improprio ruolo salvifico della società sempre innocente, nonostante produca il corruttore privato del personaggio pubblico. Tratta anche una divinità del suo vecchio partito individuando nel compromesso la distinzione tra le parti, conservate nonostante il punto di incontro, mentre “il consociativismo annulla le distinzioni, crea grovigli, favorisce la irresponsabilità”. Sarà che sono fin troppo attento a cogliere le contraddizioni presenti nella sua militanza, ne ricavo comunque la conferma, nell'onestà delle parole, del fuori tempo, arrivano sempre tardi, dopo il funerale. Capiranno gli elettori grillini?

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Febbraio 2018 - 16:04

    L’area di sinistra ha grattato il fondo del barile, con la regia dell’Anpi. Il cadavere riesumato per l’occasione. Grasso canta “Bella ciao”. Ansa Politica, in grande rilievo: “Roma, centomila in piazza con l’Anpi.” Primo piano di fazzoletti rossi targati “Partigiani per sempre”. E pensare che se non vincesse il centro destra dovrebbero, il cantante, D’Alema. Bersani, Anpi et alii, sottostare all’egemonia, numerica e politica del M5S. Se trasferiamo quella situazione in eventuali alleanze di governo la prospettiva diventa surreale. Povero Emiliano, che fine! La superiorità antropologica ridotta a vile servaggio verso un’azienda privata. Non è una forzatura: la democrazia diretta non prevede decisioni legislative prese da partiti politici. Non restano che le aziende private. I server devono essere gestiti da qualcuno. Mi sono distratto o in quella piazza i Di Maio erano palesemente assenti? Lo capiranno i rincoglioniti? Non so, la mamma dei Tafazzi è sempre incinta.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    25 Febbraio 2018 - 14:02

    La società civile come protagonista politico è un calembour da intellettuali che sgomitano per un posto al sole. Ha il senso divisivo del concetto di classe: la Civile opposta alla Incivile. Cioè, cadiamo dal pero?, il Bene contro il Male. Apodittico. Per creare la categoria, tutto fa brodo, dai girotondi, al se non ora quando?, al Palatrussaedi, al Giovannino petulante, agli officianti Zagrebelsky, Flores, Eco, alle schiere dei sussiegosi accademici, all’accucciarsi dei secondi e terzi piani sotto l’ombrello della “cultura”, all’endorsement dei media. Tutto questo ben di Dio al grido: TTB. Confezionata la trappola credevano di poterla gestire e controllare. Poi è arrivato il “Vaffa” e, la gestione della trappola l’ha presa lui. Ora è tutto un cercare di adeguarsi accordarsi, ruffianeggiare. L’imperativo è salvare le chiappe. Tutto fa brodo, anche l’Anpi. Grasso canta “Bella ciao”. Una classe dirigente, degna di questo nome, da dove dovrebbe formarsi? Gli elettori? Già.

    Report

    Rispondi

Servizi