cerca

Cosa vorrebbe trattare Noi con l’Italia con Berlusconi

La “quarta gamba” alza la posta e Fitto minaccia di andarsene: vuole più collegi sicuri

20 Gennaio 2018 alle 06:16

Cosa vorrebbe trattare Noi con l’Italia con Berlusconi

Foto LaPresse

Roma. Le quote stabilite sui collegi uninominali non lasciano soddisfatti tutti nel centrodestra. La cosiddetta “quarta gamba”, meno nota come Noi con l’Italia, chiede più posti, protesta per il trattamento riservato, cerca un’interlocuzione con Silvio Berlusconi, che però si fa sfuggente, promette e poi sparisce. Ieri si sono tenute nuove riunioni tra i partiti della coalizione.

 

Raccontano che Raffaele Fitto, presidente di Noi con l’Italia, sia infuriato, così come il segretario Lorenzo Cesa. Entrambi avrebbero minacciato di correre da soli in mancanza di un accordo migliore sulle quote degli uninominali, che attualmente prevede il 40 per cento dei collegi a Forza Italia, il 35 alla Lega, il 14 a FdI e il 10 alla “quarta gamba”. “Quando si sta in squadra si fa gioco di squadra, non ci stiamo a essere esclusi da tavoli e vertici di coalizione a tre. Non siamo una forza serie B”, dicono i centristi. “ In questo momento le cose non vanno assolutamente bene, sicuramente ci sono delle difficoltà abbastanza obbiettive, l’esito dell’incontro con Berlusconi non è stato positivo”, ha detto Fitto ieri a Porta a Porta. “Salvini e Meloni ci dicano chiaramente se ci vogliono o no nella coalizione. Berlusconi poi dovrà fare le sue valutazioni”. I 13 seggi offerti a Noi con l’Italia insomma non sarebbero sufficienti e Fitto e Cesa avrebbero chiesto garanzie su un numero di collegi congruo. C’è chi parla di una ventina ma tutti di fascia alta o medio alta, ovvero nessuno perdente, e chi parla di 15. Tuttavia salviniani e meloniani non sarebbero disposti a mollare la presa tanto facilmente. Oltretutto, Fratelli d’Italia e Lega hanno espresso perplessità su alcuni protagonisti di Noi con l’Italia, tra cui Flavio Tosi, ex sindaco di Verona. L’ex leghista però ha ricordato in un’intervista al Corriere del Veneto il suo peso elettorale e politico: “Stiamo ai numeri: alle Regionali del 2015, con uno schema simile a quello attuale e una campagna fortemente orientata al ‘voto utile’, con Flavio Tosi candidato abbiamo preso il 12 per cento in Veneto e il 28 per cento a Verona, città e provincia. Qualche mese fa, alle Comunali a Verona, senza Flavio Tosi candidato direttamente, abbiamo preso il 24 per cento. Basta fare due conti per capire quale sia il mio peso”.

 

La “quarta gamba” è composta tutta da leadership come quella di Tosi: leader regionali con forte radicamento territoriale. Secondo alcuni sondaggisti come Roberto Weber dovrebbe valere 800-900 mila voti ma i partiti del mini-schieramento sono convinti di valere di più: numeri alla mano almeno un milione e duecentomila voti, distribuiti in tutta Italia, molti concentrati in Sicilia, Lombardia, Veneto e Puglia. E Stefano Parisi? Ieri è scaduto l’ultimatum lanciato dall’ex candidato sindaco di Milano e leader di Energie per l’Italia al centrodestra. L’esito non è stato molto felice. “Il countdown scade a mezzanotte – ha spiegato ieri a “Un giorno da Pecora” – e domani (oggi, ndr) presenteremo i simboli di Energie per l’Italia. E sapremo se li presenteremo dentro la coalizione oppure fuori da essa. Oggi (ieri, ndr) vado dal notaio, deposito tutti i documenti e domani presentiamo i simboli”. E le risposte? “Stanno ragionando, stanno ragionando... ma noi non chiediamo seggi, vogliamo soltanto portare una rappresentanza nuova all’interno del centrodestra... Ho parlato con la Meloni e Giorgetti che sono entrambi favorevoli”.

 

Ieri non è stata soltanto una giornata utile a decifrare alcuni orientamenti nei rapporti con alleati più o meno riottosi. Berlusconi, Meloni e Salvini hanno discusso della candidatura nel Lazio. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ha molto insistito per restare in campo, suscitando però la contrarietà di Giorgia Meloni, convinta di perdere il 2-3 per cento con la sua candidatura nelle liste del centrodestra unito. Il che vorrebbe dire meno consiglieri regionali. Cosa che Fratelli d’Italia non può permettersi. Matteo Salvini ha espresso di nuovo apprezzamento per Pirozzi, ma di più non può fare: il Lazio per lui non è una regione centrale e poi ha già ottenuto la candidatura di Attilio Fontana in Lombardia. Berlusconi è un po’ attratto dalla candidatura, anche perché garantirebbe l’unità del centrodestra (almeno formalmente). Ma il Cavaliere è stato fortemente sconsigliato da tutto il suo entourage, compreso Maurizio Gasparri, fino a ieri sera ancora potenziale candidato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi