No di Renzi a Di Pietro

Il leader del Pd respinge l’ex leader Idv. D’Alema preoccupato da Grasso e dal grillismo di Liberi e Uguali

16 Gennaio 2018 alle 06:13

No di Renzi a Di Pietro

Antonio Di Pietro (foto LaPresse)

“Quello pensa di essere il procuratore generale della sinistra”: da qualche giorno è questa la frase (ironica, ma mica tanto) che si scambiano i dirigenti di Liberi e Uguali. Il riferimento, ovviamente, è al presidente del Senato Pietro Grasso. Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza temono che il loro “leader” pensi di autonomizzarsi troppo e creda veramente di essere lui a decidere linea e strategia del movimento. Siccome lo giudicano politicamente immaturo temono in qualche passo falso. Non è tanto l’ammiccamento ai grillini che preoccupa i dirigenti di Leu, quanto piuttosto la possibilità che una gaffe del presidente del Senato venga sfruttata dal Pd. Grasso ancora non è conosciuto al grosso pubblico, e un incidente proprio all’inizio della campagna potrebbe essergli esiziale. Per questa ragione c’è grande allarme soprattutto nel quartier generale degli ex Pd.

 

A dire il vero Massimo D’Alema è preoccupato anche per l’apertura al Movimento 5 stelle fatta da Grasso. L’ex presidente del Consiglio teme che tutto questo ammiccamento ai grillini da parte di Liberi e uguali finisca per favorire solo i Cinque stelle, che così potrebbero ottenere consensi anche dall’elettorato della sinistra radicale. Insomma, il voto utile si ritorcerebbe contro Leu e finirebbe per favorire non il Pd ma i grillini. Il ragionamento di D’Alema è questo: se diciamo che il Movimento ha sempre ragione, non si capisce perché l’elettorato di sinistra non dovrebbe votare direttamente loro anziché una formazione di proporzioni ridotte come la nostra.

 

Sempre a proposito di Massimo D’Alema, come è noto l’ex presidente del Consiglio ha deciso di candidarsi solo sull’uninominale nel “suo” Salento. D’Alema infatti è convinto di essere l’unico di Liberi e uguali che riuscirà a ottenere una vittoria nell’uninominale. I maligni dicono che per raggiungere questo traguardo abbia stretto patti di desistenza nascosta con il governatore della Puglia Michele Emiliano e con Raffaele Fitto. Tutto pur di portare a termine quella che definisce la sua “missione politica”: “Fare fuori Renzi”.

 

Maretta anche in Lombardia dove una parte dei dirigenti di Liberi e uguali ha contestato la decisione di presentarsi con la candidatura di Onorio Rosati, vicino a Pier Lugi Bersani. Al candidato governatore di Leu in Lombardia questi dirigenti contestano il fatto di essere “troppo di destra” (Rosati infatti era migliorista).

 

Sul fronte Pd invece, a proposito di candidature, che dovrebbero essere definite a cavallo della direzione di oggi (c’è tempo fino al 29 gennaio), Matteo Renzi, dopo la riunione con i segretari regionali del suo partito della scorsa settimana, ha fatto sapere che mai e poi mai avrebbe accettato di candidare tra le sue liste Antonio Di Pietro. La proposta al segretario è stata veicolata dall’ex sindaco di Torino Piero Fassino. Renzi ha risposto dicendo: “Finché sarò io segretario dal Pd, il giustizialismo alla Di Pietro non avrà mai una casa nel partito dei riformisti”.

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    17 Gennaio 2018 - 00:12

    una frase che, da sola, vale la riabilitazione- dal "giglio magico" al magico, giglio!

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