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Dove porta la linea sballata di Msf sulla politica per i migranti

Come osa questo governo ridurre il numero di persone affogate nel Mediterraneo (5 mila soltanto nel 2016)? Lo scontro tra la ong e l'esecutivo

7 Settembre 2017 alle 19:13

Dove porta la linea sballata di Msf sulla politica per i migranti

La nave Vos Prudence di Medici Senza Frontiere (foto LaPresse)

Questa cosa che l’accordo italo libico per far cessare le partenze con i barconi sta mostrando qualche risultato – partenze in nettissimo calo e quindi niente morti in mare – non va proprio giù e scatena reazioni scomposte. Medici senza Frontiere scrive una lettera aperta per ricordare che i migranti sono costretti a stare in condizioni orribili nei centri di detenzione in Libia. “Bisogna fermare subito la terribile violenza perpetrata contro queste persone. Bisogna assicurare un rispetto basilare per i loro diritti umani, tra cui un adeguato accesso a cibo, acqua e cure mediche”. Allora ricapitoliamo cosa succede, perché è come se molti avessero scelto di ignorare apposta alcuni aspetti fondamentali della situazione. L’anno scorso più di cinquemila migranti sono morti annegati mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo. Msf ha lanciato un’iniziativa di soccorso in mare, assieme a molte altre ong, ma non riusciva a bloccare questa ecatombe. Il primo diritto umano da rispettare è il diritto a non affogare mentre si è in mano a bande di criminali sfruttatori e l’accordo tra Unione europea e Libia, di cui l’Italia si è fatta avanguardia, va proprio in questa direzione. Meno partenze, meno stragi. Come si fa a essere contro a questo tentativo? E ora veniamo alla questione dei centri di detenzione libici, che ovviamente non nasce adesso: i centri di detenzione c’erano anche prima ed erano molto violenti anche prima, anche l’anno scorso, quando in acqua c’erano le navi delle ong ma migliaia di migranti affogavano lo stesso. Anche la lettera di Msf ci ricorda che i centri di detenzione non sono un problema di oggi: “Medici Senza Frontiere (MSF) ha assistito le persone nei centri di detenzione di Tripoli per più di un anno e ha visto con i propri occhi…”. Ora, il ministro dell’Interno italiano non sta ignorando la questione: ha già detto e ridetto che migliorare le condizioni dei centri di detenzione e infine svuotarli con l’aiuto delle Nazioni Unite è una priorità, ma è anche ovvio che non succederà in un giorno. Msf è un’associazione abituata a lavorare in condizioni difficili e dovrebbe saperlo. Ripetiamo. Il ministro dell’Interno italiano considera una priorità del suo lavoro migliorare le condizioni dei migranti africani bloccati in Libia: ma neanche questo va bene.

 

E’ come se le ong che non riuscivano a risolvere il problema considerassero il governo italiano come un’entità soprannaturale, che schiocca le dita e ottiene la stabilizzazione della Libia. Ci sta lavorando. Non si erano mai visti risultati così promettenti, e se il meccanismo di collaborazione fra Italia e Libia darà gli stessi risultati anche per la condizione dei migranti a terra allora sarà un successo notevole.

 

Il problema è che mentre l’Italia si muove e opera su un piano pragmatico, vale a dire cercare di mettere sotto controllo la Libia, Msf parte da un punto di vista ideologico che ha il sapore di un’utopia: tutte le popolazioni esposte a rischio di violenza devono essere trasferite in un luogo protetto, cioè l’Italia. Siccome tutti i migranti dell’Africa passano per la Libia, come se fosse un collo di bottiglia, e quindi sono tutti esposti al rischio di subire violenze, allora hanno tutti il diritto di essere spostati con urgenza al riparo in Italia. Quanto sia tenibile e praticabile questa posizione, il lettore lo vede da sé. Il numero di migranti africani in Libia in questo momento è compreso fra seicentomila e un milione. Se anche fossero tutti trasferiti in Italia, altri ne arriverebbero al loro posto e non si vede perché a loro dovremmo dire no. Siamo passati dall’obbligo sacrosanto di soccorso in mare per salvare la gente che tenta di arrivare alla nostra costa all’obbligo di salvataggio dell’Africa intera. Il governo invece lavora a un piano che mira a stabilizzare la Libia, a delegare ai libici la responsabilità del loro paese e in ultima analisi a disincentivare le migrazioni economiche (chi gode del diritto d’asilo perché è perseguitato nel suo paese d’origine invece continuerà a godere della protezione dell’Italia, naturalmente). Domanda, infine: ma se i centri di detenzione in Libia sono lager, come qualcuno dice, allora non dovremmo intervenire con i soldati per salvare i prigionieri?

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    08 Settembre 2017 - 13:01

    I signorini di MSF reagiscono scompostamente perché hanno la coda di paglia. Ora anche i ciechi, e perfino i comunisti terzomondisti, hanno visto che la prima causa delle migliaia di morti nel Mediterraneo era l'effetto pull catalizzato e poi cavalcato dalle ONG. Loro sostengono apertamente 'tanto peggio per i fatti - cioè i morti - se non si accordano con la teoria'. È questo che li trasforma da una Ong a un attore politico, e della peggiore sinistra.

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  • mauro

    07 Settembre 2017 - 23:11

    E' da tempo che quella di MSF, certo nata da nobilissimi moti d'animo, forse anche con la passione per l'esotico, è diventata una professione tutta particolare. Con una mano s'incide un ascesso con l'altra si firma una protesta politica, specie contro un governo di cui si conoscono le debolezze. Non c'è altra spiegazione all'atteggiamento arrogante che continua ad avere con noi. Che abbiamo finora dato loro tutte le ragioni per ritenerci degli imbecilli facili da spaventare anche con le pretese più assurde. Che non avrebbero mai osato fare, non dico a Macron, ma nemmeno a Hollande, socialista e pusillanime quanto si vuole, che però spedì la gendarmerie a Ventimiglia, il popolo francese in appoggio. Mentre Minniti sulle anime belle nostrane non può contare, ed è bravo se ottiene qualche risultato. Alcuni miei stimati amici malsopportano il termine anime belle che uso spesso, ma non saprei in che altro modo definire chi possiede tanto amore da fottere il vicino di casa a fin di bene.

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