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La sinistra riformista può sopravvivere alle elezioni solo archiviando Piketty

Dalla Terza Via alla Terza Vita. Cosa insegnano i flop di Hamon in Francia, Corbyn in Inghilterra e Podemos in Spagna

22 Aprile 2017 alle 06:05

La sinistra riformista può sopravvivere alle elezioni solo archiviando Piketty

Il candidato del Partito socialista francese Benoît Hamon (foto LaPresse)

Prima la Francia. Poi l’Inghilterra. Quindi la Germania. Infine l’Italia. Si è detto e ripetuto che le elezioni politiche che si terranno in Europa nei prossimi mesi ci permetteranno di capire qualcosa di più sul futuro del nostro continente e non c’è dubbio, per esempio, che il destino dell’euro sia strettamente legato anche al risultato che raggiungerà in Francia Marine Le Pen, la quale come è noto è favorevole all’uscita della Francia dall’Unione monetaria. Ciascun appuntamento elettorale sarà decisivo per...

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Commenti all'articolo

  • Anton

    22 Aprile 2017 - 20:08

    Ma se Schulz deve emulare la Merkel per quale motivo dovrei votare per la SPD e non per la CDU? L originale non è preferibile a una copia? Non ci dobbiamo meravigliare se poi la cosiddetta sinistra si autodistrugge ed avanzano i movimenti cosiddetti populisti.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    22 Aprile 2017 - 16:04

    Al direttore – Completo: l’Italia di oggi è in paese feudale. Poteri frammentati, divisi, ubiquitari e trasversali, ciascuno il lotta per sé. Come nell’Italia dei Comuni, delle Signorie, dei Ducati e Principati. Un insieme senza il senso di uno stato unitario: non ne riconoscono la funzione e l’autorità. Salvo poi, pretendere che ripiani con le finanze pubbliche, le loro voragini amministrative e gestionali. L’ossessione dell’uomo solo al comando nasconde il terrore che ne possa arrivarne uno che abbia il potere di intimare, ai Comuni, Signorie, Ducati e Principati: “I vostri buchi di bilancio, sono sfatti vostri, arrangiatevi. Chi rompe paga e i cocci sono suoi.” Il nodo politico nostrano, che annulla ogni tentativo, riformista, collettivista e liberale di cambiamento. Ci sono voluti secoli per passare dallo stato feudale a quello unitario, di fatto, non solo di nome. Siamo un po’ in ritardo. Chiosa: anche l’UE, così com’è oggi, richiama un assetto feudale. Non è così?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    22 Aprile 2017 - 14:02

    Il fatto che Corbyn, Hamon e Iglesias si siamo affidati a Piketty, prototipo del “borghese pancia piena” e dell’intellettuale progressista che confeziona il becchime ideologico da somministrare alle masse acefale, la dice lunga sull'inconsistenza del mantra della disuguaglianza: la stella polare della sinistra collettivista. Il cui fine, è quello marxista: mezzi di produzione e di scambio, con le implicazioni a cascata che ne derivano, in mano e gestite dallo Stato, cioè del Partito unico, cioè del suo Comitato Centrale, cioè nelle mani dell’uomo solo al comando, il suo Segretario Politico. In soldoni: tanti milioni di persone in balia del loro 1%. Il bello è che Marx concepiva la dittatura del proletariato non come il traguardo finale, ma come un “passaggio”. In Germania le chance di Schulz derivano dalle ripetute GK che sono state accettate e condivise senza i nostri furori ideologici da ritardati mentali. I nostri intellò: meglio l’Ortottero del Cdx.

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  • guido.valota

    22 Aprile 2017 - 12:12

    Tutto buono e giusto, salvo che Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna sono piene rispettivamente di tedeschi, inglesi, francesi e spagnoli. Mentre l'Italia è piena di italiani che in larga maggioranza esigono l'aiutino in sussidi, assistenzialismo e diritti strampalati. Quindi il nemico a sinistra fa parte della fauna batterica locale.

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