Il candidato del Partito socialista francese Benoît Hamon (foto LaPresse)

La sinistra riformista può sopravvivere alle elezioni solo archiviando Piketty

Claudio Cerasa

Dalla Terza Via alla Terza Vita. Cosa insegnano i flop di Hamon in Francia, Corbyn in Inghilterra e Podemos in Spagna

Prima la Francia. Poi l’Inghilterra. Quindi la Germania. Infine l’Italia. Si è detto e ripetuto che le elezioni politiche che si terranno in Europa nei prossimi mesi ci permetteranno di capire qualcosa di più sul futuro del nostro continente e non c’è dubbio, per esempio, che il destino dell’euro sia strettamente legato anche al risultato che raggiungerà in Francia Marine Le Pen, la quale come è noto è favorevole all’uscita della Francia dall’Unione monetaria. Ciascun appuntamento elettorale sarà decisivo per molte ragioni, e non c’è ormai elezione nazionale che non abbia anche un suo robusto riflesso a livello europeo, ma tra le tante chiavi di lettura che andrebbero utilizzate per mettere a fuoco il senso politico delle sfide francesi, inglesi, tedesche e italiane ce n’è una in particolare che merita di essere messa in evidenza e che riguarda un tema non secondario sintetizzabile con una domanda: per la sinistra europea cosa c’è in ballo nei prossimi dodici mesi?

 

La risposta è tanto complessa quanto semplice e forse potremmo cavarcela così: nei prossimi mesi, in ballo c’è la volontà o meno di procedere al suicidio assistito dei progressisti europei. Breve carrellata per capire bene di cosa stiamo parlando.

 

In Francia (si vota domenica) ogni risultato è possibile ma solo uno viene dato per certo dai sondaggi: il candidato ufficiale del Partito socialista francese, Benoît Hamon, rischia di avere meno della metà dei voti dei candidati indipendenti Mélenchon e Macron, e la possibile esplosione del partito che esprime l’attuale presidente della Repubblica, Hollande, è uno dei grandi temi di questa campagna elettorale.

 

In Inghilterra (8 giugno) non ci dovrebbero essere dubbi su chi sarà il vincitore delle elezioni (May) ma anche qui se c’è un dato chiaro è che il principale rivale del partito conservatore, Corbyn, ha, stando ai sondaggi, meno della metà dei voti del partito di governo. In comune, Corbyn e Hamon non hanno solo la sventura di essersi affidati al dottor Thomas Piketty (advisor di entrambi, dopo esserlo stato anche del povero Iglesias di Podemos) ma hanno anche una piattaforma programmatica demagogica, pauperista, protezionista e anti produttiva, tutta incentrata su una visione anti capitalistica non lontana da quella venezuelana di Nicolás Maduro. Questa visione è destinata a essere perdente mentre la visione opposta è destinata ad avere almeno una possibilità di essere competitiva.

 

Il caso di Martin Schulz, leader dell’Spd, in corsa contro la Merkel in Germania, è più che significativo ed è il simbolo di un ribaltamento totale della politica progressista europea. Schulz – e questa è un’indicazione importante di cui dovrà far tesoro in Italia anche il prossimo segretario del Pd – è il volto di una sinistra che promette di governare le contraddizioni della globalizzazione senza cadere nei tic del protezionismo e nella retorica vuota dell’anti austerità ed è competitivo anche perché ha scelto di affrontare il centrodestra provando non a cancellare la Merkel, ma a emularla, e tentando non di assecondare ma di ripudiare la logica anti capitalistica dell’internazionale dei Piketty.

 

A oggi non sappiamo quale sarà il modello di leadership vincente che si andrà ad affermare in Europa ma sappiamo che almeno per la sinistra esistono alcuni modelli che possono funzionare (Schulz, Renzi) mentre ne esistono altri (Iglesias, Corbyn, Hamon) che non funzionano. Il destino del Partito socialista francese ci indica che una sinistra che si preoccupa esclusivamente di non avere nemici a sinistra è una sinistra destinata al suicidio assistito. I prossimi mesi di campagna elettorale ci diranno con più chiarezza quello che da queste parti sospettiamo: l’unica sinistra che può ambire a non soccombere di fronte a solidi conservatorismi e a tosti populismi è una sinistra che si sforza di non essere più prigioniera del Novecento, come suggerisce Luca Ricolfi nel suo saggio su “Sinistra e Popolo”, e che in definitiva prova ad affrontare le forze sovraniste con l’unica alternativa possibile al populismo pikettista. Senza scopiazzare le idee della Terza Via (Blair) ma provando a realizzare (dopo l’epoca della Thatcher prima e della Merkel oggi) una Terza Vita del riformismo europeo.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.