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I dribbling del Cavaliere

E’ per il No ma anche per il Sì. Tra FI e Mediaset, Berlusconi prova a sgusciare via tra Salvini e Meloni. E qualcuno sostiene che il “Nì” sognato da Gianni Letta derivi proprio da questo calcolo: una vittoria di pochi voti, che costringa a un governo di unità nazionale in cui Berlusconi possa tornare determinante.

15 Ottobre 2016 alle 06:15

I dribbling del Cavaliere

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Roma. E’ per il No, e chi dice il contrario un po’ lo infastidisce, eppure è anche per il Sì, e questo in virtù della sua stessa anomala natura di uomo politico e di impresario televisivo. “Berlusconi è uno e trino”, scherza talvolta Daniela Santanchè, visto che il Cavaliere, come il visconte dimezzato di Italo Calvino, sempre gioca a pari e dispari con le due metà di sé: capo di un partito (che promuove comitati contro il referendum) e proprietario di un impero dei media (che dialoga con Palazzo Chigi e non è ostile alle riforme: “Ma che non ostile? Sono ‘sdraiati’ per il Sì”, dice molto spesso Paolo Romani).

 

E insomma “non si sa mai quale dei due Berlusconi prevalga”, dice Matteo Salvini, “ma se sta con il No è venuto il tempo di dirlo chiaro”. Ed è per questo che si sarebbero dovuti incontrare già ieri ad Arcore, Salvini e il Cavaliere, assieme a Giorgia Meloni, incontro saltato per questioni di agenda, pare, se è vero che invece si incontreranno oggi nello studio cittadino di Berlusconi, in via Rovani. Sono d’altra parte già tutti a Milano, anche la signora Meloni, ospite di una manifestazione organizzata da Ignazio La Russa. Dunque si vedrà.

 

Tornato dagli Stati Uniti, dopo dodici giorni passati a New York, seguìto come un’ombra da Valentino Valentini (che non lo molla da mesi), Berlusconi non può più evitare le poste che gli fanno i suoi giovani e sbrigliati alleati della Lega e di Fratelli d’Italia, né può tagliare l’angolo e scansare le noie, ovvero la contabilità dei lamenti della corte di Forza Italia, sempre litigarella per via di Stefano Parisi, l’ultimo dei delfini, l’ultima delle prestidigitazioni di Berlusconi, “uno il cui ruolo adesso va chiarito una volta per tutte: se vuole rottamarci esca allo scoperto”, ha detto ieri Renato Brunetta, con uno spruzzo di polvere urticante. Chissà. Berlusconi li vedrà tutti, o quasi, il prossimo fine settimana a Roma, almeno così dicono.

 

Ma farà campagna per il No? E in che modo? “In modo netto”, dice Maurizio Gasparri, “anche perché se vince il Sì lo mettono in archivio, forse gli dedicano uno speciale di ‘Techedé’ sulla Rai, ma Renzi lo pensiona. Se invece vince il No Berlusconi è uno di quei tre o quattro che tireranno le fila della legislatura: ci sarà da fare la legge elettorale per il Senato, e si dovrà gestire l’ultimo scorcio del Parlamento, anche con un nuovo governo”. E qualcuno sostiene che il “Nì” sognato da Gianni Letta derivi proprio da questo calcolo: una vittoria di pochi voti, che costringa a un governo di unità nazionale in cui Berlusconi possa tornare determinante.

 

Ipotesi, sussurri, fantasie. Si torna così alla domanda delle domande: farà campagna elettorale, il Cavaliere? “Certo che la farò”, pare abbia detto lui, giovedì, stanco di sentirselo chiedere. Eppure le parole di Marina, figlia primogenita, pronunciate a giugno subito dopo l’intervento chirurgico a cuore aperto cui Berlusconi s’era dovuto sottoporre, risuonano ancora nelle orecchie di tutti: “Dovete passare sul mio cadavere prima di riportarlo a fare la vita di prima”. La cura di sé e la salute sono una questione vera, e non solo un pretesto per non decidere. E infatti bagni di folla, grandi sale piene e piazze gremite sono ipotesi escluse. Così l’assenza incombente di Berlusconi, accelera il metabolismo delle ambizioni: Brunetta, Parisi, Giovanni Toti e persino il vecchio Niccolò Ghedini. Ciascuno, un po’, fa il leader. E’ già successo in passato.

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