Perché De Gasperi avrebbe votato per l'Italicum (spiegato a De Mita)

L’ex premier e segretario democristiano invoca sul Corriere una "proporzionale alla De Gasperi". Che però fu paladino del maggioritario di coalizione.

 

Perché De Gasperi avrebbe votato per l'Italicum (spiegato a De Mita)

Alcide De Gasperi (immagine di Wikipedia)

In un’intervista al Corriere della Sera, che porta come sottotitolo "De Mita: bisogna tornare alla proporzionale di De Gasperi", l’ex premier e segretario democristiano carica contro la riforma costituzionale e la legge elettorale, sostenendo che “ci porta alla fine della democrazia parlamentare”. Al di là del merito della questione, sulla quale Ciriaco De Mita esprime un apprezzamento per chi “prova a elaborare un pensiero, come Zagrebelsky in tv”, quello che proprio non torna è il riferimento alla “proporzionale di De Gasperi”.

 


Ciriaco De Mita (foto LaPresse)


 

Com’è noto, lo statista trentino considerava la proporzionale una trappola che impediva di governare efficacemente, e per questo propose un maggioritario di coalizione, bollato dalle opposizioni di sinistra e di destra come “legge truffa”, che alla fine fu approvato dopo tremende risse parlamentari, ma che alla prova del voto nel 1953 non scattò perché la coalizione centrista ottenne poco meno della metà dei voti. Per questo De Gasperi dovette rinunciare alla presidenza del Consiglio e iniziò la serie delle coalizioni deboli, a cominciare da quella che sostenne il governo di Giuseppe Pella, nominato da Luigi Einaudi e considerato da De Gasperi soltanto un “governo amico”.

 

Questa amnesia di De Mita si inscrive in un fenomeno assai curioso che ha portato progressivamente a deformare l’immagine di De Gasperi, fino a farne quasi un’icona della sinistra post-comunista e persino del laicismo anticlericale. Eppure Palmiro Togliatti aveva scritto un ampio saggio per definire la clericalizzazione dello stato e l’anticomunismo come caratteri dominanti dell'azione e dell’ideologia degasperiana. Anche questa era un’esagerazione propagandistica, ma coglieva elementi reali. E’ vero che De Gasperi non volle imitare i democristiani tedeschi che avevano messo fuori legge il Partito comunista, che fu contrario a un’alleanza con la destra neofascista nelle elezioni comunali di Roma, proposta dai comitati civici, ma questi episodi non possono cancellare la sua fondamentale scelta occidentale anticomunista e il suo impegno istituzionale tutt’altro che proporzionalista. Tanto che si potrebbe dire, naturalmente facendo una forzatura, che, a differenza di De Mita, avrebbe apprezzato le innovazioni istituzionali in discussione.

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