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Cairo, Parisi, il Corriere

Quattro indizi non fanno una prova ma sono sufficienti a ragionare su un tema importante che riguarda il futuro di Stefano Parisi e in particolare un alleato inaspettato e significativo che il Ricostruttore del centrodestra potrebbe avere nei prossimi mesi: il Corriere della Sera.

17 Settembre 2016 alle 06:18

Cairo, Parisi, il Corriere

(foto LaPresse)

Quattro indizi non fanno una prova ma sono sufficienti a ragionare su un tema importante che riguarda il futuro di Stefano Parisi e in particolare un alleato inaspettato e significativo che il Ricostruttore del centrodestra potrebbe avere nei prossimi mesi: il Corriere della Sera. Al di là della presenza (indizio numero uno) alla convenzione organizzata ieri e oggi da Parisi a Milano dell’ex storico notaio del gruppo Rcs, Piergaetano Marchetti, già presidente di Rcs Quotidiani e Rcs MediaGroup tra il 2004 e il 2012, attualmente presidente della Fondazione Corriere della Sera, non si può non notare la simpatia mostrata dal direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, rispetto al progetto parisiano.

 

Prima (indizio numero due) con un mezzo endorsement sul Corriere dello stesso Fontana lo scorso 13 settembre (“Serve una nuova area liberale”) e ora addirittura partecipando direttamente (indizio numero tre) alla giornata di presentazione del piano parisiano per costruire una nuova area liberale. L’indizio più importante, però, è il rapporto speciale che Stefano Parisi ha costruito con il nuovo editore del Corriere della Sera, nonché editore de La7, Urbano Cairo (indizio numero quattro), che si somma all’ottimo rapporto che Parisi ha con un altro storico azionista Rcs (Marco Tronchetti Provera, che ha sostenuto la campagna di Parisi contro Sala).

 

L’avvicinamento tra Rcs e Parisi è nei fatti e ha un suo senso editoriale rispetto al posizionamento renziano di Repubblica e segnerebbe una svolta significativa rispetto al tradizionale terzismo del Corriere (anche perché oggi essere terzisti significa essere grillini). E se davvero Parisi dovesse trovare la complicità non solo del gruppo editoriale di proprietà della famiglia Berlusconi ma anche di quelli legati a Rcs (e La7) la sua partita potrebbe diventare qualcosa in più di una semplice scommessa. Chissà.

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