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Prime corrispondenze di amorosi sensi tra la Roma del cinema e Virginia Raggi

Le arti visive, al momento, non sono in cima alla lista delle priorità del neosindaco, presa da questioni di monnezza. Ma mentre la Festa del Cinema si avvicina, i nuovi arrivati in Campidoglio non vengono guardati con schifiltosità nel settore, anzi. Segnali e riposizionamenti in vista dell’ottobre da red carpet.

6 Agosto 2016 alle 06:15

Prime corrispondenze di amorosi sensi tra la Roma del cinema e Virginia Raggi

Campidoglio. Porte aperte ai visitatori, la sindaca Raggi inaugura il primo tour (foto LaPresse)

Roma. Non è ancora una corrispondenza di amorosi sensi, quella tra il mondo del cinema e Virginia Raggi, neosindaco di Roma a Cinque stelle. Ma mentre l’agosto infuria, qualcosa sottotraccia si muove in direzione dell’autunno: autunno con Festa del Cinema (a Roma dal 13 al 23 ottobre) e con progetti rimasti impelagati nell’anticamera del caso Marino e del successivo commissariamento prefettizio cittadino. E non importa che il cinema, al momento, non appaia in cima alla lista delle priorità del neosindaco Raggi, presa oggi da questioni di monnezza: zitti zitti, gli ufficiali di collegamento percorrono anche telefonicamente la distanza tra il Campidoglio e le case di produzione cinematografiche, e l’affievolimento di ogni diffidenza verso le nuove truppe di consiglieri comunali emersi dal web si rende percepibile, tra segnali di fumo (e di speranza?) lanciati dall’universo cinephile in direzione della sindaca newcomer e del suo assessore alla Cultura, Luca Bergamo, già noto a una certa sinistra come l’inventore del festival d’antan “Enzimi” e come punto di riferimento del panorama “off” negli anni veltroniani.

 

Tanto che un paio di settimane fa, presso un lido non lontano dalla capitale, si udiva un’attrice dire a un regista la seguente frase: “Vedrai che non andrà così male, Luca Bergamo non è uno che viene dal nulla come tutti quei grillini”. Ma non è solo la presenza in giunta di un uomo con storia non a Cinque stelle a far circolare l’ottimismo: “Bergamo è persona già conosciuta e stimata nell’ambiente; di sicuro persona con cui si può parlare”, dice Luciano Sovena, presidente della Roma-Lazio Film Commission. L’apertura di credito si basa però su altro: piccole cose, come “l’attenzione” al tema della “riapertura del cinema Aquila”, dice Sovena, unita alla certezza che la nuova amministrazione “sappia che Roma, come set, è comunque nella mente della grandi produzioni straniere e che questo genererà un indotto importante per la città. C’è un bando regionale che incentiva la produzione in tutto il territorio del Lazio, ma Roma è Roma: negli ultimi anni sono arrivate le troupe di ‘007’ e di ‘Ben Hur’. Abbiamo chiesto un incontro al sindaco e all’assessore, e siamo fiduciosi”.

 

E insomma non è più soltanto questione dello schieramento pionieristico pro M5s degli attori Claudio Santamaria e Claudio Gioè (o di rassegnazione all’avvento del M5s in quanto “forza non contaminata”, come ebbe a dire il cantante Antonello Venditti l’autunno scorso). Né si può ormai circoscrivere la simpatia per il non-partito di Grillo alle parole del Carlo Verdone deluso dalla vicenda Marino, al malumore (contro il Pd) della ex piddina storica Sabrina Ferilli o alle parziali prese di posizione pro M5s in area Teatro Valle ex occupato (ché l’attore Elio Germano, icona del Valle, nonostante le convergenze di fatto tra teorie benecomuniste degli ex occupanti e idee grilline sulla cultura, ha sempre voluto mantenere un profilo non M5s, ma “di sinistra-sinistra”).
Fatto sta che oggi i nuovi venuti non vengono guardati con schifiltosità nel settore, anzi. Al produttore Pietro Valsecchi (Taodue), Virginia Raggi sembra “una donna intelligente”. “Se ha un’idea su come rilanciare la produzione cinematografica ben venga”, dice Valsecchi, “la ascolteremo con interesse. Certo, ha bisogno di una squadra che la sostenga nel compito, ma a me pare persona capace, più di quanto potrebbe sembrare a prima vista”. Chi ancora nell’ambiente guarda con diffidenza al M5s, lo fa per ragioni di realpolitik più che per ragioni ideologiche. Come dice un produttore: “A noi interessa più quello che fa il governo che quello che fa il sindaco: per Roma non ci sono i soldi. Se Raggi vuole fare cosa utile, riduca piuttosto le tasse per l’occupazione del suolo pubblico quando si gira”.

 

Intanto la Festa del Cinema si avvicina (c’è la data, e c’è un budget di 3 milioni e 418 mila euro). Per ora Virginia Raggi è stata vista in zona Auditorium, sì, ma per un altro evento culturale (il Premio Strega). Tutto tace, e la linea, per il momento, è quella dichiarata un mese fa al Corriere della Sera da Piera Detassis, presidente della Festa diretta da Antonio Monda: “Sono curiosa di capire come si potrà dialogare” con il sindaco, ha detto. Ma nel frattempo tutto un mondo dello spettacolo s’è messo orecchio a terra, ad ascoltare le pur flebili voci provenienti dal Campidoglio.

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