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Tra politica e cerchi magici

Gianni Letta e i dossier sul tavolo per recuperare il cuore del berlusconismo

Non che se ne fosse mai andato, ma come dice uno dei suoi più vecchi amici “in questi ultimi due anni Gianni Letta ha dimostrato tutto il suo affetto per Berlusconi sopportando” con cauti sorrisi, e zampate di velluto, la nuova corte del Cavaliere, il cerchio magico o “inner circo”.

14 Giugno 2016 alle 06:18

Gianni Letta e i dossier sul tavolo per recuperare il cuore del berlusconismo

Gianni Letta (foto LaPresse)

Roma. Non che se ne fosse mai andato, ma come dice uno dei suoi più vecchi amici “in questi ultimi due anni Gianni Letta ha dimostrato tutto il suo affetto per Berlusconi sopportando” con cauti sorrisi, e zampate di velluto, la nuova corte del Cavaliere, il cerchio magico o “inner circo”, come a un certo punto l’aveva battezzato lo stesso Berlusconi, e dunque Francesca, fidanzata, Alessia, segretaria, e soprattutto Mariarosaria, tesoriera, padrona dell’agenda e del telefono privato del Capo, quel cellulare che per due anni è stato come la clava nel pugno di Ercole, come il bastone di maresciallo nello zaino di Napoleone: gestualità definitiva e potere discrezionale di ammettere o di negare l’accesso ai piedi del trono di Arcore. “Presidente, io non posso prendere ordini da tre ragazzine”, furono le ultime parole di Denis Verdini il 23 luglio dell’anno scorso, pronunciate nello studio di Palazzo Grazioli, poco prima che si rompesse il patto del Nazareno e con questo anche il sodalizio tra Verdini e Berlusconi. Ma adesso lo scompenso cardiaco, l’operazione chirurgica di ieri al San Raffaele (operazione riuscita), la prevedibile lunga degenza di almeno tre mesi, se non di più, e l’inarrestabile chiacchiericcio sull’eredità politica che cola giù dalle colonne dei giornali come da una grondaia dopo la pioggia, hanno avuto sugli equilibri politici e famigliari, affettivi e organizzativi del Castello di Arcore lo stesso effetto del caso Ruby: cambia tutto, o forse tutto torna com’era prima. E c’è infatti la politica da gestire, il partito degli imbizzarriti di Forza Italia da contenere, il balletto tra Salvini e Renzi da dirigere. Ed ecco allora il gran ritorno di Gianni Letta, centro nevralgico, radice quadrata di tutte le relazioni. In attesa che il Cavaliere ritorni operativo, tocca a lui affrontare una valanga di guai.

 

“C’è la lotta tra nordisti e sudisti nel partito”, osserva Giovanni Orsina, politologo e editorialista della Stampa, ci sono cioè i conflitti tra milanesi e napoletani, tra mezzi salvinisti e mezzi renzisti di Forza Italia, tribalismo e orizzonti divergenti di un ceto politico dalle spiccate qualità litigiose. “Ci sono poi ovviamente i rapporti con il governo e con la maggioranza”, continua Orsina, ovvero relazioni politiche e diplomatiche che il Cavaliere ha gestito con studiata ambiguità, “facendo talvolta da cuscinetto”, alternando cioè toni da opposizione dura a un atteggiamento spesso incline a non colpire duro nella meccanica parlamentare. “Una cosa è stata Forza Italia, in questi mesi”, spiega Orsina, “un’altra, in tutta evidenza, per intendersi, è stato il Movimento cinque stelle”. E c’è infine “sotto traccia ma ineludibile, anche la questione di una possibile successione alla leadership. Tema destinato ad agitare i sonni del centrodestra: quando tornerà il Cavaliera davvero farà politica attiva? Farà comizi? Cene elettorali? Maratone televisive? E quando tornerà, vorrà dare lui le carte, o dirà una cosa del tipo: ‘sbrigatevela voi’? Ciascuno di questi scenari va preparato, altrimenti è un disastro”.

 

E a presiedere tutta questa mobile matassa che potrebbe anche alludere pericolosamente allo sfacelo, accanto alla famiglia, cioè a Marina, in quell’intreccio inestricabile di pubblico e privato, politica e affari, umori e strategie che da circa vent’anni prende il nome di berlusconismo, c’è Letta, Gianni Letta. E insomma l’uomo che non si è mai iscritto a Forza Italia, e che si considera (e descrive) al servizio delle istituzioni più che dei partiti, è oggi, suo malgrado, quasi inevitabilmente, e senza bisogno di alcuna investitura, il silenzioso, invisibile e felpatissimo capo di un partito. “D’altra parte qualcuno deve tenere in piedi una baracca anarcoide che non ha mai vissuto nemmeno un minuto senza Berlusconi, capo e padrone”, dice Orsina. “Una baracca che senza Berlusconi potrebbe anche finire gambe per aria, vittima delle sue contraddizioni”. E insomma a Letta, che pure ha speso una vita intera a sbrogliare matasse e gomitoli, baruffe, rivalità, gelosie, beghe, ingorghi, ascoltando sempre e senza mai stancarsi, tocca un compito da capogiro, abbastanza da mettere a dura prova persino le sue migliori qualità. “L’estate sarà un’estate di campagna elettorale per il referendum”, ricorda Orsina. “E Berlusconi potrebbe restare fuori anche per sei mesi”. E poi? “E poi Letta non basta più. Tutto sarà a rischio. Da un lato c’è un’operazione forte che recuperi Salvini al centrodestra, ma da posizione gregaria. Dall’altro c’è la fine del berlusconismo come fenomeno del moderatismo italiano”.

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