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Ragioni da Cav. per votare sì. Parola di Feltri

Il giornalista ha elencato le ragioni per cui sarebbe ragionevole che Silvio Berlusconi votasse “Sì” al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale. “In politica tutto è buono, anche gli sgambetti e gli sputi in faccia, ma c’è un limite imposto alla decenza. Come si fa a stoppare le riforme appena approvate entusiasticamente?"

17 Maggio 2016 alle 10:28

Ragioni da Cav. per votare sì. Parola di Feltri

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Roma. Vittorio Feltri è tornato da pochi giorni a scrivere per Libero, dopo aver abbandonato il Giornale che diresse nel 1994 (dopo l’addio Indro Montanelli) e poi di nuovo nel 2009. Venerdì scorso, sulla prima pagina del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ha elencato le ragioni per cui sarebbe ragionevole che Silvio Berlusconi votasse “sì” al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale approvata da questo Parlamento. Un editoriale, quello di Feltri, che spezza il fronte del “no” – finora compatto – costituito da giornali di centrodestra quali Libero e Giornale. Domenica i lettori di Libero hanno inviato decine di lettere, dimostrandosi anche loro quantomeno divisi sul da farsi, tutt’altro che schierati a prescindere per il “no”.

 

Più del rischio “plebiscito” o della scarsa chiarezza del quesito di ottobre, secondo Feltri “ciò che getta un’ombra sinistra su tutto l’ambaradan è ben altro. Si dà il caso che la citata riforma sia stata approvata alle Camere anche dal centrodestra berlusconiano. Erano i tempi in cui vigeva il patto del Nazareno ossia l’intesa strategica tra Renzi e il Cavaliere. E’ evidente che le rettifiche costituzionali cui abbiamo accennato, avendo ottenuto consensi in entrambi gli schieramenti maggiori (destra e sinistra), piacessero non soltanto al premier, ma anche al suo socio del momento, Silvio, il quale, non fosse stato così, si sarebbe guardato dal fornire a Palazzo Chigi il proprio via libera”. Prosegue Feltri: “Trascorre una manciata di mesi, e Renzi e Berlusconi rompono il loro idillio, e il secondo si rimangia la parola e il voto favorevole ai cambiamenti della Carta. Perché? Perché sì. Forse per ripicca”.

 


Il giornalista Vittorio Feltri (foto LaPresse)


 

“In politica tutto è buono, anche gli sgambetti e gli sputi in faccia, ma c’è un limite imposto alla decenza. Come si fa a stoppare le riforme appena approvate entusiasticamente? La risposta è una sola. Siamo di fronte a un episodio di schizofrenia politica, forse provocata da frustrazione o da disperazione”. E’ per non cedere a queste ultime che votare “sì” sarebbe giusto, oltre che legittimo. D’altronde anche su queste colonne abbiamo invitato l’ex presidente del Consiglio Berlusconi a cambiare idea, a sostenere il referendum costituzionale di ottobre e a non confondersi con l’Italia degli Zagrebelsky, dei Grillo, dei Travaglio. Non si può dire di “no” a una legge che non è perfetta, ovvio, ma che metterà in un cassetto i veti delle minoranze, darà più stabilità ai governi, metterà gli elettori nelle condizioni di scegliere da chi farsi governare. Feltri non è la prima personalità di centrodestra che rifiuta di accodarsi ai professionisti del “no”. Altri li avete conosciuti in questi giorni su queste colonne. Se volete aderire anche voi e dire la vostra, scriveteci a forzareferendum@ilfoglio.it.

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