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L’ex governatore di centrodestra ci spiega perché a Torino voterà Fassino

"Una grande coalizione per il paese è l'unica soluzione. Sicuri che il Nazareno non ci sia più?". Intervista a Enzo Ghigo.

30 Aprile 2016 alle 15:30

L’ex governatore di centrodestra ci spiega perché a Torino voterà Fassino

Roma. La decisione di appoggiare Alfio Marchini a Roma? “Un’invenzione del Cav. che per l’occasione ha rispolverato doti geniali. Non mi stupirebbe se la candidatura poi ritirata di Bertolaso sia stata una strategia pensata in anticipo”. Una grande coalizione per il paese? “E’ l’unica soluzione”. Enzo Ghigo conosce bene Silvio Berlusconi, essendo stato, da ex dirigente di Publitalia, uno dei fondatori di Forza Italia nel 1993. Oggi guarda con simpatia all’ultima mossa nazarenica del Cav. Deputato forzista prima, senatore fino al 2013 poi, con un lungo intermezzo come governatore di centrodestra in Piemonte, dal 1995 al 2015, Ghigo oggi a Torino sostiene il candidato del centrosinistra e sindaco uscente Piero Fassino. Il capoluogo piemontese è una delle città in cui il centrodestra più sconta le conseguenze delle recenti divisioni, con Lega e Fratelli d’Italia a sostenere un candidato e Forza Italia un altro, dopo mesi di tentennamenti.

 


Enzo Ghigo


 

Come a Roma, a Torino la candidata grillina ha i numeri per arrivare al ballottaggio, forse persino per vincere. Ghigo considera “una sventura per la mia città una vittoria del M5s”, perché interromperebbe “il ciclo di trasformazione positiva che Torino sta vivendo dalle Olimpiadi del 2006 e che Fassino ha portato avanti in questi anni e che solo, tra i concorrenti in gara, è in grado di continuare”. Non è questione di essere passati con il nemico – quando parla di centrodestra Ghigo usa ancora il “noi” – quanto piuttosto di osservare con realismo che le cose sono cambiate, spiega l’ex governatore al Foglio. “Non pensavo che il centrodestra si frammentasse così, non è più riconoscibile”. Ecco perché ha apprezzato la mossa del Cav. con Marchini, candidato trasversale che piace anche a sinistra: “E’ un riposizionamento che mi vede d’accordo – spiega – Forza Italia non può essere subalterna a FdI e Lega”. A Torino Ghigo sostiene i Moderati di Giacomo Portas, ex democristiano transitato in Forza Italia e oggi deputato del Pd che in Piemonte candida molti ex forzisti in appoggio a Fassino. “Le amministrative non sono elezioni politiche – fa notare Ghigo – e Fassino oltre a essere un buon amministratore non è più un comunista, anzi si presenta senza l’estrema sinistra”. Un patto del Nazareno sabaudo, un surrogato di quello nazionale che non c’è più. “Sicuri che non ci sia più? – sorride Ghigo – conosco bene sia Berlusconi sia Verdini, e che Denis stia con Renzi senza l’ok di Silvio non lo credo plausibile. Il Nazareno è ancora in piedi”. E lui lo mette in pratica a Torino: “Avere una pattuglia di moderati in comune permette anche di evitare eventuali sbandate troppo a sinistra di Fassino”.

 

L’osservazione che la politica italiana è cambiata è tanto banale quanto vera: “In questa fase si potevano scegliere due strade. Stare fermi aspettando che dal centrodestra venga fuori qualcosa di buono oppure tendere la mano all’avversario per mettere insieme proposte ragionevoli nell’interesse del paese".

 

Ieri sul Foglio, il “nazarenico” sindaco di Venezia Luigi Brugnaro parlava di necessità di una grande coalizione per governare il paese. Ghigo è d’accordo: “Se in autunno fallisce il referendum costituzionale ce la imporrà di nuovo l’Europa, una grande coalizione”. Spera che Renzi riesca a portare a casa le riforme, l’ex coordinatore regionale del Pdl, anche se pensa che le amministrative non andranno benissimo al Pd. “La fase di un centrodestra che non comunica con il centrosinistra è finita. Bisogna capire chi è in grado di aggregare, al momento l’unico a poterlo fare è Renzi, anche se comincia ad avere qualche ammaccatura di troppo. L’area moderata è consistente sia da una parte sia dall’altra. E’ difficile fare previsioni, ma le condizioni per una grande coalizione che funziona ci sono”. Dopo l’esperimento vincente di Brugnaro a Venezia, Berlusconi sceglie Marchini a Roma e Parisi a Milano. Sembra che il Cav. abbia in mente qualcosa. Certo, Torino è quasi impossibile da vincere, ma perché puntare su un candidato con poco appeal come Osvaldo Napoli? Ghigo sorride: “Non penso che a Berlusconi dispiaccia troppo che a Torino non ci sia un candidato di centrodestra forte”. E se, per assurdo, fosse Piero Fassino il candidato nazarenico in Piemonte?

 

 

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