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Guidi, l'interesse nazionale e gli ottusi nemici dell'industria in Italia

Tempa Rossa è l'investimento privato più importante nel nostro paese, assurdo contestarlo per un'intercettazione. I fantasiosi Cinque stelle e lo sciagurato Emiliano ci provano. Viva Marino, che se n'è andato - Il pagellone di Lanfranco Pace alla settimana politica

2 Aprile 2016 alle 10:00

Guidi, l'interesse nazionale e gli ottusi nemici dell'industria in Italia

Il premier Matteo Renzi e l'ex ministro Federica Guidi (foto LaPresse)

PREMESSO CHE:

1) La norma che stabilisce il traffico di influenze illecite per cui è indagato il Gemelli fidanzato dell'ex ministra Federica Guidi, è stata scritta nel 2012 dal ministro della Giustizia del governo Monti, l'avvocatessa Paola Severino di Benedetto (voto 2) che in soli diciotto alla testa del ministero ha provocato incalcolabili guasti in materia di pubblica moralità.

 

2) Chi l'ha letta non saprebbe spiegarla in parole semplici né a un bambino di sei anni come direbbe Denzel Washington né, cosa molto più grave, a uno studente di legge: è un mix di giuridichese, lingua barocca e fumisterie, in altri termini un'altra supercazzola (voto 0 a chi l'ha concepita e redatta).  La stessa Corte di Cassazione dubita fortemente della sua sensatezza perché definisce come fattispecie di reato comportamenti perfettamente leciti in molti altri paesi.

 

3) La decisione di assegnare rilevanza strategica nazionale al sito di Tempa Rossa in Basilicata risale al 2001 cioè al governo Berlusconi, non fu contraddetta dal governo Prodi né da quelli successivi Berlusconi, Monti e fu definitivamente approvata dal Cipe nel 2012: undici anni dopo, non so se mi spiego e complimenti alla ben oliata macchina politico amministrativa. A regime verranno estratti ogni giorno 50 000 barili di petrolio, 230 000 metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di Gpl e 300 tonnellate di zolfo. E' uno dei più importanti giacimenti terrestri europei, vale da solo quasi la metà del consumo nazionale di petrolio.

 

4) Tempa Rossa è l'investimento privato più importante nell'Italia di oggi, mobilita risorse per più di 1,6 miliardi di euro e crea centinaia di posti di lavoro. Che abbia rilevanza strategica nazionale è dunque largamente condivisibile.

 

RICCHEZZA DELLA NAZIONE: E CHE E'?

Fatte dunque queste debite premesse, il nostro sistema politico rolla seriamente. L'ex ministra Federica Guidi che è onesta, competente ma pensa che sia normale da parte sua avvertire (per telefono ma vi rendete conto, 0 spaccato ai tanti cretini che ancora si fanno beccare per non essere andati a fare spese in Svizzera in compagnia di Lucianone Moggi o non hanno rivalutato la lettera, il telegramma, i piccioni viaggiatori), avvertire ripeto un fidanzato appeso e vagamente citrullo che il famoso emendamento pro Tempa Rossa cancellato nella legge Sblocca Italia sarebbe stato reintrodotto nella legge di stabilità 2015.
Non si può ragionevolmente credere che la Guidi che per altro è molto ricca abbia fatto lobby per fare ottenere alle imprese del fidanzato subappalti per 2,5 milioni di euro. Né che l'abbia fatto la Boschi (povera Maria Elena sempre nell'occhio del ciclone, tenga duro, lei è pivot, voto 9) né che l'abbia fatto Renzi. Renzi e conseguentemente la Boschi e la Guidi hanno voluto quell'emendamento perché tutti convinti che Tempa Rossa e gli investimenti necessari nel porto di Taranto fossero parte di un superiore interesse nazionale.
Interesse superiore nazionale? E che è?


 

5 STELLE PALLIDE

Di certo non sa cosa sia il movimento 5 Stelle, (voto 3) boscaioli che con pazienza certosina cercano solo di abbattere l'albero del governo. Chiedono le dimissioni non più della sola Guidi o della sola Boschi ma dell'intero governo: perché colluso, marcio dentro per il conflitto di interesse con banche, industria petrolifera e altri poteri forti, uno ha parlato di marchetta che chiude il cerchio dei favori fatti ai petrolieri. Hanno davvero una grande fantasia.

 

Ma chi si candida a guidare il paese non può sottrarsi all'obbligo di dire agli elettori cosa intende fare in materia di fabbisogno energetico non all'orizzonte di Gaia ma di cinque, dieci anni. Che farebbero Grillo, Casaleggio, Dibba e Di Maio l'anziano? Chiuderebbero Tempa Rossa e ci rifilerebbero la solita solfa delle rinnovabili, eolica, fotovoltaico, ecc che per arrivare a risultati soddisfacenti ci vorranno cinquanta anni se va bene? E nell'attesa, con che si viaggia, con che ci si riscalda?


 

UN ALTRO CHE NON HA DUBBI

E' sicuramente lo sciagurato Emiliano (voto 4) che di nome fa Michele e ha una fenomenologia molto personale. Ex magistrato, ex sindaco di Bari e attuale governatore della Puglia, Michele Emiliano è il classico omone corpulento di cuore e di spirito che si sente a sinistra della sinistra ma a differenza della sinistra del Pd che aspetta in trincea il congresso risolutore e il cui leader Speranza ha fatto sapere che non voterà la mozione di sfiducia al governo (e me cojoni, voto 5), lui fa scorribande continue, dentro e fuori il Pd, corteggia i 5 Stelle da cui è già stato rifiutato un paio di volte, tutto pur di fare lotta continua e di lunga durata contro il presidente del Consiglio.

 

E' contro Renzi il referendum no Triv promosso da lui e da altre regioni che si terrà il 17 aprile: si annunciava come sostanzialmente inutile per ovvio mancato raggiungimento del quorum, le dimissioni della Guidi per cose che comunque riguardano il petrolio hanno dato un fremito ai referendari. Alle urne andrà tutta la variegata galassia degli ecologisti e ambientalisti più fastidiosi e ottusi, i difensori della purezza della cozza e ovviamente tutti i nemici dell'industria purchessia.
Emiliano si propone come rappresentante legittimo di una volontà popolare e forte dell'unanimità del consiglio della sua regione accusa il premier di non essere stato eletto da nessuno. Emiliano al più rappresenta interessi politici regionali, locali, un teorico del giardino degli altri. Renzi lo si voglia o no è obbligato ad avere una certa idea dell'interesse generale e non risulta che governi per un colpo di mano militare. Il governatore ha aggiunto che se dovesse perdere il referendum ricorrerà contro il governo italiano presso l'Unione europea. Non sarebbe venuto in mente a nessun altro in Europa.

 

Uomini come Emiliano e cose come il referendum nascono e crescono in una terra di nessuno dove si sovrappongono competenze del governo centrale e dell'amministrazione territoriale, dilatate e mal regolate dalla sciagurata riforma del Titolo V.   
Il che rimanda allo scontro sull'altro referendum: quello d'autunno, quello che conterà sul serio.


 

E PER FINIRE

Ignazio Marino (voto 1) ha sciolto la riserva, non si presenterà come candidato sindaco a Roma con una lista civica. Se ne è andato e ci ha lasciato in eredità il libro “Un marziano a Roma” che è lo scoppio di livore di una personalità vanitosa e fuori controllo, di quelli che a Roma si dice che “nun ce vonno stà”. Marino se n'è andato dunque, finito, fuori, kaputt, exit, ritirato a vita privata. Viva Marino.

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