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Le origini poco nobili del centrosinistra e la destra sempre più grillina

Miguel Gotor rilegge la storia in modo tenednzioso ma si deve fare una ragione del fatto che il "centro trattino sinistra" è morto. Veltroni in Rai produce troppo miele sui social network- Vincino dice la parola definitiva sulla questione romana. Il pagellone della settimana politica di Lanfranco Pace.

19 Marzo 2016 alle 15:53

Le origini poco nobili del centrosinistra e la destra sempre più grillina

foto LaPresse

GOTOR

Non ho molta simpatia per Miguel Gotor. Da storico in una sua opera su Moro, onestamente non so quale, pare abbia scritto su di me gravi e infamanti falsità. Un amico magistrato che fu testimone privilegiato di quegli anni e goloso della sterminata letteratura sull'argomento mi suggerì di sporgere querela. Non volli, capita a tutti di scrivere fesserie senza volontà di nuocere e poi come si dice cane non mangia cane.

 

Ma Gotor è anche un politico e se rilegge la storia in modo tendenzioso per portare argomenti a sostegno del suo interesse politico attuale, allora è storico del tipo peggiore: di regime anche quando il regime non c'è.

 

Sere fa, ospite a Bersaglio mobile di Mentana, spiegava con aria ispirata e ciglio umido al mio direttore Claudio Cerasa e all'amico Marco Damilano (voto 9 a tutta la confrèrie) che il centro-sinistra non è un capriccio dalemiano-bersaniano, è un albero rigoglioso con radici culturali e storiche profonde e nobili. E che lo sciagurato Renzi vorrebbe recidere. La nobiltà del “centro trattino sinistra” verrebbe per l'appunto dalla svolta della Dc di Moro e Fanfani verso il Psi di Nenni, inizio a suo dire di un grande rivolgimento.

 

Non v'è chi non veda, così si diceva una volta, che è tutta una palla, che fu piuttosto l'inizio della fine. Fino ad allora il sistema politico era brutale ma oliato, la Dc comandava sulle forze dell'ordine, sulla magistratura, in una parola si era fatta Stato. E quel Mario Scelba che nelle sezioni del Pci trattavano da odioso manganellatore di operai e proletari è stato forse il miglior ministro dell'Interno della nostra storia repubblicana. Il Pci accresceva la sua influenza nella società civile, nel mondo della cultura, nelle università, nelle case editrici e aveva dalla sua la protesta di piazza, come è giusto che sia quando c'è un partito con una forte maggioranza e un'opposizione che cerca di farsi strada. Certo era un bipartitismo crudele, perchè zoppo e ineguale, ma comunque virtuoso: aveva garantito quindici anni di ricostruzione, sviluppo e progressiva modernizzazione, la riforma agraria anche con l'apporto del Pci, i piani per l'edilizia popolare, la politica agricola, le infrastrutture.

 

Più di mezzo secolo dopo si torna a una configurazione simile seppure con attori e nomi diversi: è il segno che anche il rude confronto e non solo il nobile inviluppo del centro-sinistra è nel dna del paese politico.

 
La Dc toccò con mano il suo limite di partito-stato proprio con i morti di Genova e il luglio '60 quando mollò al suo destino il legittimo presidente del consiglio Tambroni.  Fanfani scalpitava impaziente e ambizioso, Moro aveva visione lunga ma molle e bizantina e disegnava arabesque. La sinistra si fregava le mani, sul piatto l'occasione di andare avanti in una situazione di rendita resa stabile dall'ombrello protettivo al contrario, quello di Mosca.

 

Fateli voi i conti: chi ha vissuto in quegli anni sa quante riforme inutili o dannose, dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica alla pubblica istruzione sono state fatte per fumisteria ideologica, supina complicità consociativa, rifiuto della democrazia come sano e vitale conflitto. Ne venne fuori una melassa che rese tutti più deboli, la Dc il cui segretario a conclusione di un congresso parlò non so più se per sei nove o undici ore e fu accolto dalla standing ovation dei congressisti, ma che si può mai dire in dieci ore di discorso, nulla se non vincere per sfinimento. Il Psi lacerato dai dubbi e tenuto per la giacca da un Pci sornione: un gioco delle tre carte in cui scompaiono chiarezza e responsabilità, è qui il radicamento del centro-sinistra?

 

La deriva della politica nella chiachiera, la cattiva politica cominciò allora.
Fu con il centro-sinistra che nacque l'espressione “Italia  laboratorio politico dell'occidente”, il massimo della fuffa, Non si comprano le cose che non si capiscono.  
Di tant anni di centro-sinistra rimane una sola riforma importante: lo statuto dei lavoratori.  
Nel gelido 16 marzo del 1978 un corteo muto e impaurito di bandiere bianche e rosse sfilò contro il terrorismo brigatista : sul corpo di Moro martire morì la Prima Repubblica. Il Pci andò a sbattere ai cancelli di Mirafiori: dagli anni Sessanta e Settanta si uscì con la repubblica dei consoli fino a che anche questi non furono sciolti nell'acido giudiziario. E' nobile origine questa?

 

E' certo che la situazione ineguale di prima del 1960 non poteva durare all'infinito, ma menti meno raffazzonate e confuse avrebbero potuto studiare qualcosa che non buttasse con l'acqua sporca l'unico bambino che avevamo concepito: la certezza basilare in democrazia che chi vince governa e chi perde sta all'opposizione. Non si ripeta come un mantra che l'Italia è paese complesso in cui per governare non basta la metà più uno dei voti: la sciagurata formula fu la pietra tombale della sinistra già una volta. Il “centro trattino sinistra” è morto e la Nazione ne trarrà gran giovamento. Gotor la smetta e se ne faccia una ragione (voto 0).


I BAMBINI SANNO: OH

Sono tornati i bimbi belli e bravi di Veltroni l'altra sera sulla Rai, dopo essere passati da Sky sospinti dal successo unanime di "Quando c'era Berlinguer". Trentantonove bambini dagli otto ai tredici anni si raccontano: belle facce, facce giuste, veltroniane, saggezza e speranza al miele, nessuno che dica una parolaccia, tiri un calcio agli stinchi di un altro o guardi sotto la gonna di un'altra: stanno compunti e compresi del mondo in camerette piene di candore e peluche. Sanno e sono saggi. Comunque belle facce dirette con mano ferma e sguardo cinico: nei primi piani c'è spazio anche per lunghi minuti di silenzio.
Questo si sapeva. Quello che non si sapeva è il seguito: miele a secchi sui social, picchi da capogiro, figli di veltroniani, amici di veltroniani, amici di Danilo Rea veltroniano autore della musica, amici di Fiorella Mannoia veltroniana cantante che chiude, grazie per tanta emozione della Rai ex veltroniana ma insomma non proprio ex, tanto per dire, grazie di Walter a Vianel di Vianel a Valter di Oualter a tutti e due. Gli italiani hanno aspettato la messa in onda Rai, ma non ce l'hanno Sky? Eppure i veltroniani sono come i bostoniani, upper class, sempre inner, sempre trendy in total black. Insomma un socialtrionfo accompagnato da intimidazioni occhiute per beceri dissenzienti: chi vede queste immagini e non si commuove fino alle lacrime non ha cuore né anima.
Per dare un'idea, una signora molto charmante posta la foto di uno degli attori, un bel ragazzino moro in camicia bianca, con questo tweet: il mio mito, scommetto che è from romanord. Poi dice che uno si taglia l'uccello con una motosega, ma anche un coltellino svizzero va bene.  



SEL DELL'AVVENIRE

Pare che non sia un fake: Sel a Roma voterà in blocco Giorgia Meloni la quale a sua volta ha fatto sapere che se non prenderà parte al ballottaggio non darà certo indicazione di voto a favore di Roberto Giachetti che pure stima ma è pur sempre uomo di Renzi. La Sorellina d'Italia raccoglierà i suoi carovanieri e andrà verso Virginia Raggi, candidata dei 5 stelle che sembra la più sveglia di tutto il lotto e farà certamente luminosa carriera. Insomma un così vasto periplo: se non vuoi bagnarti nelle acque putride del renzismo potresti almeno passare dalle parti del povero Stefano Fassina (voto 7) Io questi proprio non li capisco.  Senza voto. A vita.



STORIA FASCIA

Quattro candidati ex Msi e ex An nella capitale? Sì. E si odiano? Eccome. Che anche tutti questi e la Lega possano convergere al secondo turno sulla 5 Stelle c'è qualche dubbio. Di certo gireranno offerte e qualcuno sceglierà da che parte buttarsi. E' la conseguenza della catastrofica esperienza in Campidoglio di cui però Alemanno non è il solo responsabile. Lucida come al solito l'analisi di Gianfranco Fini: An era un partito con un capo, molti colonnelli e migliaia di soldati. Sparito il capo è successo quello che sta succedendo nella Libia del dopo Gheddafi. Già solo che qui il capo era lui e non l'hanno ucciso: si è suicidato. Troppo simpatico, (voto 7).   


 

E PER FINIRE

 

Sulla vexata quaestio Giorgia Meloni la parola della fine spetta all'immenso Vincino (voto 10 e lode): Marine Le Pen, Marion Le Pen, Melòn Le Pen.

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