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Europa matrigna

Perché Renzi si è convinto che sia finito il tempo del “vincolo esterno”. Parla Gualtieri (Pse)

“Non c’è un problema tra il governo italiano e la Commissione”, ha detto Juncker. In modo contraddittorio e maldestro, le istituzioni comunitarie stanno cercando di trasmettere a Roma un messaggio. La Commissione è il miglior alleato del governo Renzi contro la Germania accusata di egemonia. Meglio conciliarsi.

20 Gennaio 2016 alle 06:27

Perché Renzi si è convinto che sia finito il tempo del “vincolo esterno”. Parla Gualtieri (Pse)

Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

Strasburgo. “Non c’è un problema tra il governo italiano e la Commissione”, ma “un dibattito a volte condotto con dichiarazioni maschie e virili”: “E’ normale in democrazia e non porta a conseguenze”, ha detto ieri Jean-Claude Juncker, cercando di porre fine al conflitto esploso nelle ultime settimane tra Matteo Renzi e la sua Commissione europea. “Non credo che l’Italia sia un problema”, ha aggiunto il presidente dell’Europarlamento, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz. Tra dichiarazioni pubbliche e fonti anonime, in modo contraddittorio e maldestro, le istituzioni comunitarie stanno cercando di trasmettere a Roma un messaggio. La Commissione è il miglior alleato del governo Renzi contro la Germania accusata di egemonia. Meglio conciliarsi. A marzo è attesa la proposta di revisione del Trattato di Dublino, con la fine dell’obbligo per i paesi di primo approdo di tenersi i migranti e l’instaurazione di un sistema quasi automatico di ricollocazione dei richiedenti asilo. La decisione della Commissione di aprire un’indagine per aiuti di stato illegali su 2 miliardi all’Ilva dimostra che battere “i pugni sul tavolo” può far male. Renzi 1 (su Dublino) - Juncker 1 (sull’Ilva): fine della partita nel momento in cui l’Unione europea ha problemi più urgenti, come la crisi dei rifugiati, la fine di Schengen, il rischio Brexit e (sempre di più) le banche? Non proprio, risponde al Foglio Roberto Gualtieri, presidente della Commissione Affari economici dell’Europarlamento, sottolineando che la nomina di un “ambasciatore politico”, Carlo Calenda, è il “simbolo” della nuova fase.

 

Secondo Gualtieri, lo “scontro politico” tra Renzi e Juncker è “positivo” perché “è parte di una ridefinizione del rapporto tra Italia e Europa”, spiega Gualtieri: è “il segno” della fine dell’epoca del “vincolo esterno”, quello teorizzato da Guido Carli che aveva accompagnato “il declino della Prima Repubblica e è stato il filoconduttore della Seconda Repubblica”. Per oltre 25 anni “non c’erano state internamente le risorse per riformare l’Italia”. Così era l’Europa a dettare le regole e imporre il rispetto delle regole, favorendo la modernizzazione o garantendo la salvezza dal paese. Con Renzi le cose sono cambiate. E, secondo Gualtieri, lo “scontro politico” fa bene anche all’Europa perché “segna la fine del funzionalismo” di Jean Monnet, quello dell’Ue dell’interesse europeo unico, delle regole rigide, dei tecnocrati apolitici. Il confronto Renzi-Juncker avviene “all’incrocio di due cambiamenti: l’Europa che diventa più politica e la trasformazione dell’Italia”, dice Gualtieri. E ha molto a che fare con l’accordo di grande coalizione tra popolari e socialisti che ha portato il lussemburghese alla presidenza della Commissione.

 

La richiesta di “una correzione delle politiche fiscali non è una bandiera dell’Italia. Ma l’Italia ha avuto la forza di farne un punto essenziale dell’accordo di programma della Commissione”, dice Gualtieri, ricordando che al vertice di Ypres del giugno 2014, prima della nomina di Juncker, Renzi minacciò un veto e alla fine ottenne la flessibilità. Oggi c’è “un rigurgito dei falchi del rigore e ci battiamo affinché non si modifichi il quadro su cui si è costruita la Commissione Juncker”. Ma dove trovare alleati, se la Francia di Hollande è tutta concentrata su se stessa, i socialisti procedono in ordine sparso e il resto dell’Ue ha altre priorità?  “Nel concreto i temi che pone l’Italia coincidono con le questioni che pone la famiglia socialista”, risponde Gualtieri. Soprattutto “sarebbe sbagliato continuare a percepire l’interesse europeo come un elemento univoco”. La fase “del funzionalismo monnettiano si è conclusa: l’interesse europeo si è dinamizzato. Esistono diverse combinazioni politiche nazionali che definiscono l’interesse europeo”. Le alleanze di Renzi saranno variabili e si faranno su singoli dossier. “Il punto di caduta passa per compromessi accompagnati da momenti di battaglia politica”.

 

 

[**Video_box_2**]Le condizioni per la bad bank

 

La guerra continua, anche se è “terra incognita”, ammette Gualtieri. Tanto più che l’accumulo delle crisi sta logorando le fondamenta della costruzione europea. Gli scontri politici, lungi dal risolversi in compromessi, accentuano le soluzioni nazionali. Sui migranti l’Austria ieri ha annunciato un tetto al numero di rifugiati (37.500) che accoglierà il prossimo anno. Se nelle prossime sei settimane non si troverà un modo per ridurre gli arrivi di migranti, si arriverà a “un piano B” e a una “proliferazione” di iniziative come quella austriaca, ha avvertito il premier olandese, Mark Rutte, che ha la presidenza di turno dell’Ue.
I titoli delle banche italiane crollano, ma Juncker non vede “il rischio di una crisi bancaria significativa” e la linea della Commissione, non cambia. Ci sono regole “da rispettare”, ha detto la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager: la garanzia pubblica per la bad bank può andare, ma solo a condizioni di mercato, altrimenti scatta il bail-in per azionisti, obbligazionisti e depositi sopra i 100 mila euro.

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