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Il Comitato promotore (silenzioso) per il SI' alla nuova Costituzione

Non c’è soltanto Napolitano. Da Marchionne a Carlo De Benedetti. Anche la Confindustria si farà sentire pro riforma del titolo V. Poi Tronchetti e molti “zaloniani”.

6 Gennaio 2016 alle 17:14

Il Comitato promotore (silenzioso) per il SI' alla nuova Costituzione

Giorgio Napolitano e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Roma. King George (Napolitano) l’ha detto, lui sosterrà il “sì” al referendum per la riforma costituzionale. L’ex capo dello stato gioca la sua partita in campo aperto, da leader senza partito ma con lo scettro del totus politicus. Arrivederci, cari scettici. Poi ci sono gli altri, quelli che non parlano, non lo dicono (per ora) apertamente, ma sotto e sopra fanno il tifo, si preparano all’appuntamento, a cena sbuffano se qualcuno prova a dire che il paese è fermo e bisogna fare le riforme. Sono quelli del Comitato Silenzioso per il Sì, quelli che un po’ lo sai, un po’ non te l’aspetti e parecchio lo sospetti che quando ci sarà da sostenere qui e là il referendum non mancheranno all’appello. E’ un partitone trasversale, dove alcuni le loro riforme grandi e piccole le hanno già fatte, senza chiedere il permesso al partito dei parrucconi, tenendo  bene in mente il passaggio dantesco “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Così ha fatto Sergio Marchionne, rivoluzionario a quattro ruote motrici, il manager Made in Chieti che ha preso un’azienda decotta (la Fiat) e l’ha trasformata in un colosso mondiale dell’auto. Il numero uno di Fca sostiene Renzi, non ne fa mistero, segue lo stop and go del segretario fiorentino, a volte gli sembra rodomontesco quel Matteo, ma in fondo anche lui, Marchionne, spesso lo è con la sua ruvidezza da abruzzese amerikano, un carattere scartavetrato nel freddo dell’Ontario. E dunque riforma sia, in Jeep e in Ferrari, basta che corra veloce e Sergio dixit: “Grazie a Renzi per ciò che fa”. Hasta la vista, caballeros. Perché “Renzi è un fuoriclasse” e pure “molto intelligente” e ha “un’energia” che davvero “non ne ho mai vista tanta in un politico. 

 

E poi Renzi è una spugna. Di economia non sa molto; ma in un attimo assorbe tutto. “E’ veloce e spregiudicato”, parole di Carlo De Benedetti scolpite sul Corriere della Sera del 14 novembre 2014. Fare una battaglia per tenere il Senato in vita, magari attaccato al respiratore, come in questi anni, con il bel suk di Palazzo Madama aperto 24 ore su 24? Maddài. E il bicameralismo perfetto? Suvvia, siamo alla rigenerazione dei ferrivecchi. Ecco un altro asso del Comitato Silenzioso per il Sì, l’Ingegnere. Provateci voi, a far cambiare idea a Chicco Testa, tessera numero uno del Comitato (Rumoroso) per il Sì, lui vuole che Renzi “schiacci la tavoletta dell’acceleratore”. E insieme al Chicco c’è il grano, perdinci, un nutrito gruppo di imprenditori del Nord, in 209 nell’agosto scorso firmarono e pubblicarono sul Corriere un appello. Lo fecero con “il passaparola”, lo faranno anche per il referendum costituzionale, vedrete. Dite che sono piccoli troll renziani? Vabbè, tipi di poca fede, torniamo ai grandi allora, se così vi piace. Marco Tronchetti Provera non parla cinese e il suo giudizio su Renzi è di quelli che montiamo le gomme da gran premio e facciamo giri veloci: “Negli ultimi decenni non ho mai visto mettere insieme una riforma del Parlamento per renderlo più efficiente, una riforma del Titolo V per evitare i conflitti tra Regioni e Governo centrale, la riforma del lavoro e la riforma della burocrazia e a seguire quella della giustizia. Mi pare che il cammino sia quello giusto”. Secondo voi il patron della Pirelli cosa farà? Una sfilata con Gianni Cuperlo? Sgommare, please. Certo, c’è Confindustria che non si sa mai bene cosa fa… sicuri?

 

[**Video_box_2**]Nel marzo del 2014 il direttivo dell’associazione degli industriali approvò un documento sulle riforme istituzionali che recitava così: “La revisione del Titolo V deve essere il cuore della riforma costituzionale, passando per l’ampliamento della competenza esclusiva dello stato, la reintroduzione del principio dell’interesse nazionale, una cabina di regia unitaria in materia di politica industriale che non neghi il ruolo chiave delle Regioni nello sviluppo dei territori. In linea con le proposte del Governo, il documento propone di rivedere l’assetto parlamentare e il procedimento legislativo, in modo da superare il bicameralismo perfetto e istituire un Senato delle Autonomie”. Che fanno, gli industriali, cambiano idea nel 2016 per inseguire le bischerate di Grillo e la propaganda con il colbacco di Salvini? Il Comitato Silenzioso per il Sì può non piacere, ma se guardi quelli per il No, chiedi la tessera premium. E poi ci sono i leopoldisti, quelli che sì, nell’ultima edizione non c’erano ma alla fine della fiera da quella parte stanno. E gli intellettuali, da che parte staranno? Alessandro Baricco si sa, fa il soliloquio alla Holden, ma sta con Matteo, Michele Serra non si sa ancora, ma dubita, la sua generazione l’ha stufato e poi non toccate Oscar Farinetti, uomo concreto, del fare e del mangiare. Il Senato? Meglio Eataly. Certo, l’Espresso s’è perfino chiesto, mentre scorrevano i titoli di coda del 2015 e si tagliava il panettone, “perché su Matteo Renzi gli intellettuali italiani stanno zitti?”. Discussione amletica che durante le festività ha impegnato i migliori salotti. Poi s’è alzato uno e ha detto: “Vado a vedere Zalone, chi viene?”. “Tutti!”. Anche loro, sono nel Comitato Silenzioso per il Sì. 

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