Carmelo Palma

Carmelo Palma, estensore del ddl-cannabis che non fuma “manco morto”

Marianna Rizzini
C’è la proposta di legge trasversale sulla legalizzazione della cannabis, firmata da 218 parlamentari di partiti anche antagonisti, e c’è il cosiddetto (dagli osservatori) “uomo dietro le quinte” Carmelo Palma.

Roma. C’è la proposta di legge trasversale sulla legalizzazione della cannabis, firmata da 218 parlamentari di partiti anche antagonisti, e c’è il cosiddetto (dagli osservatori) “uomo dietro le quinte” Carmelo Palma: dietro le quinte nel senso che è estensore materiale del ddl (con mediazione tra i testi presentati dalle varie forze politiche) ma anche nel senso del “non visibile” ai più. Esperto di leggi, pignolissimo nella lettura dei codici, Palma non è esattamente un fumatore di marijuana, né un testimonial istrionico della causa. “Anzi”, dicono scherzando gli amici, “non si fa una canna manco morto, e se davvero verrà legalizzato il possesso della modica quantità, che lui da vent’anni sostiene per purismo legalitario e libertario, potrebbe benissimo diventare uno di quelli che vanno in giro a dissuadere gli altri dal fumare”. E però lo stesso Palma, già militante radicale (oggi è ancora iscritto al Prt), ex consigliere comunale e regionale a Torino negli anni Novanta e primi Duemila, poi fuoriuscito dai Radicali, poi gravitante nei “Riformatori liberali” con altri “ex” di Torre Argentina (Benedetto Della Vedova, Marco Taradash, Peppino Calderisi), è uno che della legalizzazione delle droghe leggere, e prima ancora dell’antiproibizione tout court, ha fatto fin da giovanissimo una ragione di lotta politica: è stato coordinatore del Cora, Coordinamento radicale antiproibizionista, e chi lo conosce da tempo fatica a vederlo, adesso, nella veste moderata di colui che media tra i vari testi, con idee meno drastiche di un tempo, vuoi per pragmatismo vuoi per naturale ammorbidimento delle idee. L’hanno sentito anche borbottare, Palma, con qualche scetticismo, sulla possibilità di produzione domestica (“vabbè, ora la marijuana a casa…”) e collettiva nei “cannabis social club”. Eppure già nel 1996 Palma, al comune di Torino, è stato il primo firmatario di una mozione per la legalizzazione delle droghe leggere e la sommistrazione controllata dell’eroina. Qualcuno, allora, definì la mozione “rivoluzionaria” nell’affrontare un tema complesso “senza ipocrisie”. “Torino deve diventare laboratorio dell’innovazione e della riforma”, diceva Palma, allora consigliere per i Radicali, il partito in cui aveva cominciato a militare dopo anni di ascolto indefesso dell’omonima radio, e dopo l’iniziale impegno nell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

 

Da boniniano storico (nel senso di militante in orbita Emma Bonino) fu chiamato a Roma da Marco Pannella, ma in tempi in cui Carmelo Palma ancora prendeva l’aereo (ora non più: pare infatti si sia svegliato una mattina con un’ansia insopprimibile alla sola idea di recarsi in aeroporto, motivo per cui c’è chi dice che si autocostringa a lunghi viaggi in treno per andare ovunque, a costo di eguagliare per chilometraggio un itinerario transiberiano). Tuttavia tra Pannella e il giovane Palma giunto a Roma dal Piemonte c’era una sorta di incompatibilità lessicale: “Odio i tuoi assoluti”, si sentiva dire in Via di Torre Argentina, ed era Pannella che si spazientiva con Palma soprattutto per l’uso intensivo, continuativo e categorico dell’avverbio “assolutamente”, se non per idiosincrasia nei confronti del “pessimismo totale” dell’ex consigliere regionale piemontese – pessimismo totale di cui, dice un conoscente, Palma era portatore e in seguito anche cultore, specie da quando si è laureato da adulto in Filosofia.

 

[**Video_box_2**]Lo stesso Palma, però, veniva considerato, nel partito, un caterpillar delle battaglie irrinunciabili: in Piemonte, da consigliere regionale, aveva fatto approvare la legge istitutiva (in loco) del Garante dei diritti dei detenuti. Ironia della sorte, oggi è a forza di limare gli “assoluti” che Palma, che nel frattempo è stato anche direttore dell’Associazione “Libertiamo”, della testata libertiamo.it e del magazine “Strade” (nella biografia online si definisce uno “a cui piace fare politica”, anche se “non sempre gli riesce”), è diventato per antonomasia un mediatore lessicale in tema di cannabis.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.