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Renzi intorta la minoranza del Pd. Per le elezioni c’è tempo, molto tempo

La scena è sempre la stessa, da quando è andato al governo: lui spende a spande parole di ottimismo, i nemici lo aspettano al varco, e non importa se quel varco non viene mai attraversato, c’è sempre la speranza che questa sia la volta buona

14 Aprile 2015 alle 15:36

Renzi intorta la minoranza del Pd. Per le elezioni c’è tempo, molto tempo

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

La scena è sempre la stessa, da quando è andato al governo: lui spende a spande parole di ottimismo, i nemici lo aspettano al varco, e non importa se quel varco non viene mai attraversato, c’è sempre la speranza che questa sia la volta buona. Così accade che Enrico Letta, parlando di temi alti per un libro edito da Mondadori, si mostri allo scoperto, dopo aver mandato i suoi in guisa di disturbatori. Prima il fedele Francesco Boccia, che, pur di contrastare il premier che ha defenestrato da Palazzo Chigi il caro amico Enrico, si è buttato a sinistra che più a sinistra non si può. Poi Giuseppe Vaccaro, altro amico intimo dell’ex presidente del Consiglio, deputato campano che ha detto addio al Pd per dimostrare che il partito made in Renzi non va bene. I lodevoli sforzi di entrambi non sono bastati a scalfire l’immagine del premier. L’ira di Boccia è passata in second’ordine di fronte a quella della moglie, Nunzia De Girolamo, con il risultato che ora non si parla del mal di pancia di lui costretto a stare in questo Pd, ma della voglia di lei di trasmigrare in Forza Italia. A Vaccaro è andata anche peggio. Del suo addio al partito nessuno, o quasi, ha scritto e, comunque, nessuno si ricorda di quei fatti.

 

Perciò l’originale (ovverosia Letta nipote) è stato costretto a scendere in campo, anticipando un libro sul suo pensiero in politica e nell’etica pubblica. Tutti lo leggeranno solo in chiave anti-Renzi, ma lui ci tiene a far sapere che delle beghe di casa nostra nulla gli importa… pur sapendo che questo è l’unico motivo per cui se ne parla. Ma anche questo ultimo affondo lettiano non sembra fare grande presa sul presidente del Consiglio, che, non a caso, si è concesso il lusso di prendersi come sottosegretario a palazzo Chigi un esponente del Pd che nulla ha a che fare con lui e molto, invece, ha a che fare con i suoi nemici, da Bersani a Letta.

 

Come a dire: non vi temo. Ma è veramente così? Perché se è ovvio che nella gara di fronte all’opinione pubblica tra lui e i suoi predecessori a Palazzo Chigi o al Nazareno non c’è confronto, bisogna vedere se si può dire altrettanto nella battaglia dei numeri nell’Aula di Montecitorio.

 

Ebbene, un po’ di rischio c’è, come sempre quando sono previsti dei voti segreti. Ma il premier non sembra affranto dal problema. “La legge elettorale è blindata”, continuava a ripetere fino a ieri, invitando i suoi consiglieri a mettere, piuttosto, la testa sull’imminente viaggio negli Usa per incontrare Obama. E’ solo a quell’appuntamento che Renzi pensa: quello di domani, con i deputati del Partito democratico, per l’Italicum, lo dà già per fatto.

 

Eccesso di ottimismo? Fino a un certo punto. Già perché da qualche giorno dalle file delle minoranza interna gli sono stati recapitati dei messaggi di pace. Della serie: D’Attorre e Fassina ragionano per conto loro, questa non è la nostra linea. Insomma, la minoranza ha voglia di trattare e non certo di affossare. E allora l’arma segreta (si fa molto per dire) sbandierata ogni due per tre del voto anticipato, in caso di bocciatura dell’Italicum a che serve? Semplicemente a far vedere che non è vero che il segretario non ha la situazione in mano e che assiste passivamente all’evoluzione dei vari focolai interni al partito.

 

[**Video_box_2**]In realtà Renzi è talmente tranquillo che ha deposto per sempre l’idea di mantenersi una finestra aperta sulle elezioni anticipate il prossimo anno, non si sa mai. Come ha spiegato lui stesso ai più fedeli collaboratori: “Si va avanti sino alla fine della legislatura perché non c’è motivo di interromperla prima, giacché riusciremo a fare quello che vogliamo fare. E interrompere la legislatura, stando così le cose, equivarrebbe solo a mandare un segnale negativo all’Europa”.

 

C’è un’unica clausola distruggi-legislatura nella mente di Renzi. Ma riguarda un futuro non propriamente prossimo. Se mai si vedesse profilare all’orizzonte ciò che per ora non si vede, ossia un candidato del centrodestra capace di federare, come fece il capo di Mediaset a suo tempo, le diverse anime di quel complesso mondo, allora sì che Renzi potrebbe spingere il bottone dello scioglimento anticipato della legislatura. Sapendo, però, che portarsi appresso tanti, troppi, morti innocenti, a cominciare dalla possibile ripresa italiana, non è opportuno. Meglio, molto meglio, aspettare – e sperare – che non accada nulla. E se invece qualcosa ha da accadere, allora la parola d’ordine del premier è una sola: “Non facciamoci cogliere impreparati”.

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