cerca

L’anti Renzi si chiama Cantone

Dichiarazioni su tutto. Interviste su ogni cosa. Libri su libri. Da supplente a docente (e occhio all’audience). Così l’anti corruttore unico delle coscienze si muove da politico puro e gioca a essere la vera alternativa a Mr Leopolda - di Claudio Cerasa

11 Aprile 2015 alle 06:18

L’anti Renzi si chiama Cantone

Raffaele Cantone (foto LaPresse)

Accendi la televisione e a qualsiasi ora del giorno e della notte c’è una frase molto profonda e molto densa e carica di significati pronunciata da Raffaele Cantone. Consulti i siti internet, i blog, i social, e a qualsiasi ora del giorno e della notte c’è un politico o un ministro o un semplice parlamentare che, per rassicurare il paese e probabilmente i mercati, prima di aprire bocca e prima di esprimere un qualunque concetto giura di averne parlato un attimo prima con Raffaele Cantone (e comunque, se non l’ha ancora fatto, lo farà presto, prestissimo, arrivo subito). Apri la mattina i giornali e in qualsiasi giorno della settimana trovi un’intervista, una dichiarazione, un’anticipazione, una chicca, una novità, un provvedimento, un pensiero legato a Raffaele Cantone. Giri l’Italia, senza cattive intenzioni, e in un qualsiasi capoluogo di regione trovi un manifesto che annuncia un prossimo evento con Raffaele Cantone (8 aprile a Roma, 17 aprile a Napoli, il 15 a Torino, seguiranno forse convention a San Siro, più in là sicuramente al Maracanã). E poi. Vai in libreria, in una qualsiasi parte di Italia, e in ogni scaffale che si rispetti trovi la copertina di un libro in cui compare la bella faccia di Raffaele Cantone (tra monografie, interviste, libri scritti a quattro mani, prefazioni, contributi vari, dal 2008 a oggi siamo a quota 18 volumi, poco più di due pubblicazioni all’anno).

 

Si dirà: e di che ti meravigli? E’ un personaggio pubblico, ha appeal, piace alla gente che piace, è il simbolo della lotta contro la Corruzione, rappresenta la Moralità, il Bene assoluto che lotta contro il Male assoluto, garba a tutti, e se Renzi va così tanto in televisione e sui giornali non si capisce perché Cantone debba essere da meno. Fai questo ragionamento e poi tutto a un tratto ti rendi conto che il problema è tutto lì. E che Raffaele Cantone, pur non essendo un politico, almeno per il momento, si muove ormai da perfetto politico. E da perfetto politico interviene su tutto. Interviene (non si capisce a che titolo) per spiegare perché De Gennaro non si tocca. Interviene (non si capisce a che titolo) per spiegare che i partiti ormai sono in crisi e che le fondazioni hanno sostituito le correnti. Interviene (non si capisce a che titolo) per spiegare che le primarie del Pd vanno regolate al più presto e che così, signora mia, proprio non si può andare avanti. E così via. Cantone parla, si diverte e diverte, ci prende gusto, si muove con il passo da premier in pectore. Da quasi politico qual è sente che il suo ruolo ha un senso se circondato da consenso (e dunque si va in tv, si va sui giornali, si esce con i libri). E seppure, al momento, non esistano sondaggi su quanto varrebbe un Cantone nell’agone politico (ma è solo questione di tempo), esistono invece dei sondaggi, forse persino più veritieri, che spiegano che il consenso, il gentile Cantone, ce l’ha eccome, e non esiste “tecnico” in circolazione che, in tv, funzioni meglio di lui. Alcuni dati per capire di cosa stiamo parlando. Il 7 aprile Cantone è stato a Otto e Mezzo da Lilli Gruber, su La7, e la trasmissione ha tenuto bene: 4,57 per cento di media. Il 22 marzo Cantone è stato da Fazio, su Rai Tre, è entrato al 7,1 per cento ed è uscito al 10,01 per cento. Qualche mese prima, a settembre, Cantone è stato a Ballarò, ancora Rai Tre, ed è entrato con il 6,2 per cento ed è uscito con l’8,03 per cento. Il 29 marzo, da Lucia Annunziata, ancora su Rai Tre, Cantone è arrivato al 6,3, un punto in meno di Renzi, ma con in più, dall’altra parte della rete, la Formula 1 che tira ancora parecchio. Potremmo continuare così per ore ma alla fine rischieremmo di dilungarci e di non arrivare al vero nocciolo della questione. Che è questo: ma siamo sicuri che il cantonismo, variabile pettinata e alfabetizzata del dipietrismo, non stia sfuggendo di mano a Renzi? In un primo momento il presidente del Consiglio, ai tempi degli scandali legati all’Expo, aveva scelto di affidare al numero uno dell’Autorità anti corruzione il compito di fare ordine a Milano e di metterci la faccia per salvare la faccia al governo. Nel corso del tempo, come si è visto e come abbiamo raccontato più volte su questo giornale, Cantone ha preso coraggio. Ha partecipato, accompagnato da un’ovazione, alla Leopolda di Renzi, nell’ottobre 2014. E, giorno dopo giorno, ha cominciato a porsi sulla scena dimostrando di non essere soltanto la scopetta esibita da Renzi per fare pulizia nel mondo; ma di essere un personaggio pubblico che, in linea teorica, può vivere anche di luce propria, e non solo riflessa. Si potrebbe passare un’intera giornata a raccontare le ragioni per cui, dietro il consenso mediatico, stia montando nel paese anche un grado di insofferenza mica male per una serie di norme restrittive e talebane previste in alcuni punti dei nuovi regolamenti della legge anti corruzione (e si potrebbe raccontare a lungo degli imprenditori preoccupati per l’articolo 32 del ddl anti corruzione che consente il commissariamento delle imprese per il semplice sospetto di corruzione).

 

[**Video_box_2**]Ma la vera ciccia politica della storia di Cantone – di cui anche Renzi si è accorto, di cui a Palazzo Chigi tutti si sono accorti, di cui in Parlamento tutti si sono accorti – è che forse inconsapevolmente o forse consapevolmente il signore della Moralità oggi ha un consenso persino più trasversale di Renzi. Non ha nemici (piace persino a Landini, forse pure a Salvini, sicuramente a Sabelli, probabilmente anche a molti gufi e molti rosiconi). Piace a un arco costituzionale che va da Forza Italia fino al Movimento 5 stelle (quando venne votato all’autorità anti corruzione mise tutti d’accordo). Viene coccolato da tutti i giornali. E in prospettiva futura è l’unico personaggio che può porsi sulla scena come l’unico avversario di Renzi. E se è vero che, secondo le logiche della Repubblica giudiziaria, essere contro l’anti corruttore unico delle coscienze significa essere un po’ corrotti dentro è evidente che chiunque proverà ad affrontare Cantone non potrà che essere percepito dal paese come un amico della corruzione. Se questo è il principio il passaggio da supplente a docente ordinario è dietro l’angolo. E forse, a poco a poco, anche Renzi sta cominciando a capire che mettere il paese in mano all’anti corruttore unico delle coscienze rischia di essere, come dire, una bella cantonata. No?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi