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Piccola posta
La traballante tenuta delle coalizioni, garantita dal masochismo e poco altro
Maggioranza, opposizione e lo spettro delle politiche 2027. Nel Pd non sembra esserci una demarcazione chiara fra un eccesso di sinistra e il suo opposto
Come quegli scolari che si appostavano indefessamente dietro la porta per fare Buh! al passaggio delle compagne di classe. I soliti stronzi. I 5 stelle stanno al Pd, quanto alla congruenza di programmi e sentimenti, come la Lega sta a FdI. Salvo che la Lega è un flebile avanzo, mentre i 5 stelle e i loro capifila, il proxy Conte e il suggeritore Travaglio, contano ancora che forcaiolismo – migranti compresi – e pseudo pacifismo promettano un futuro concorrenziale. Allo stato dei fatti, è piuttosto comico che Conte si ritenga investito della guida di una (eventuale) coalizione quando il suo gruzzolo di voti ammonta alla metà di quello di Schlein. La quale, coi tempi che corrono, ha dalla sua la conservazione, e ogni tanto l’arrotondamento, di una quota di consensi che la tiene saldamente in testa alla variegata opposizione. Grazie, direi, essenzialmente a una tenace prevalenza, nell’elettorato democratico (con la minuscola), dell’apprezzamento per la responsabilità piuttosto che per il fanatismo, dell’ordinaria ovvietà piuttosto che la sfrenata ipocrisia e furbizia, di una decenza media di parole e gesti migliore delle punte di indecenza correnti. Non scommetterei un soldo sulla probabilità che si arrivi alla resa dei conti delle elezioni politiche con l’attuale conformazione di maggioranza e opposizione. Già oggi, la sua tremolante tenuta è dovuta alla distrazione nei confronti della questione russo-ucraina, che lascia sullo sfondo il paradosso di una solidarietà con l’Ucraina e con l’Europa debitrice del partito erede del neofascismo e ufficialmente devoto al sovranismo. D’altra parte il centrodestra della maggioranza di destra, Forza Italia e tendenzialmente Calenda ed eventuali avventori minori, può prendere altre vie, rimandate oggi dalla tenuta imprevedibile e inspiegabile del suo gruzzolo elettorale, se non anche qui con il peso relativo di un buon senso, per stravagante che sia l’idea di un buon senso berlusconiano. Post-berlusconiano, meglio: affare di eredi.
La generazione passata, passante comunque, dei comunisti italiani e dei democratici di sinistra eccetera, sembra in maggioranza persuasa della ferrea necessità dell’alleanza di opposizione vigente, fino a un masochismo sentito come una sincera abnegazione in tutori come Pierluigi Bersani. Capendo pochissimo questo genere di politica, dunque rischiando di finire nella trappola della psicologia, non so valutare se l’idea di Schlein sia di fare il morto fino a che sia possibile, lasciando che i rivali si consumino negli sgambetti e nei tranelli, e confidando comunque che al momento in cui diventerà inevitabile, la rottura non sarà addebitata a lei ma ai suoi veri autori. E se quest’idea non la faccia finire – lo faccia finire, l’intero Pd – in un vicolo cieco. Forse la distanza dalle elezioni politiche sembra troppo breve per immaginare un programma che conti soprattutto sulle proprie forze. Tanto più che quella distanza può essere bruciata da un’alzata d’ingegno di Meloni.
Non riesco a vedere una demarcazione chiara, nel Pd, fra un eccesso di sinistra e il suo opposto: vedo piuttosto differenze di sensibilità, di suscettibilità, di atteggiamenti. Che poi sono quelli che decidono, il più delle volte, anche rivolgendosi contro chi li cavalca. Per il momento, la prospettiva di primarie di coalizione, che se ne parli sul serio o per il fumo, mi sembra una gran scemenza.
Come pensare che di qui al 2027 delle elezioni, ogni santo giorno feriale, quello dietro la porta sbuchi a fare Buh! Il solito stronzo.